Programma Venera

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Le Venera (russo: Венера; in passato, vennero chiamate Venusik o Venus nei Paesi occidentali) furono una serie di sonde spaziali sviluppate in Unione Sovietica per esplorare e raccogliere dati sul pianeta Venere. Come spesso accadeva per le esplorazioni sovietiche, le ultime versioni del modello erano lanciate in coppia, con un breve ritardo (1-2 settimane) tra il lancio delle due sonde.

Esse stabilirono un vero e proprio record: furono il primo oggetto costruito dall'uomo a entrare nell'atmosfera di un altro pianeta, atterrare dolcemente, reinviare immagini ed effettuare una scansione radar ad alta risoluzione della superficie, permettendo studi approfonditi sulla conformazione geologica del globo.

La serie di sonde, nel suo complesso, proprio per questi motivi può essere considerata un pieno successo; eppure, nonostante Venere sia meno distante dalla Terra rispetto a Marte, le condizioni di pressione e calore rendono la sopravvivenza di qualunque apparecchio di gran lunga più difficoltosa: questo ha significato una perdita precoce e pressoché immediata delle sonde pochi minuti dopo il loro atterraggio, nonostante fossero progettate alla stessa maniera di batiscafi[senza fonte].

Venera è il nome russo di Venere.

Le sonde[modifica | modifica wikitesto]

Venera 1 e 2[modifica | modifica wikitesto]

Venera 1 fu la prima sonda spaziale sovietica dell'omonimo programma per lo studio del pianeta Venere. La sonda era equipaggiata di una serie di strumenti tra cui un magnetometro, due schermi ionici per misurare il vento solare, sensori per micrometeoriti e un contatore Geiger a tubi per la misurazione della radiazione cosmica di fondo assieme a uno scintillatore a ioduri di sodio. Venera 2 apparteneva anch'essa al programma per l'esplorazione di Venere, fu lanciata il 12 novembre 1965 alle 05.02.00 ora di Greenwich, a bordo di un vettore Molniya, partito dal Cosmodromo di Baikonur. Il 27 febbraio 1966 passò a circa 24.000 km da Venere, e si posizionò in un'orbita eliocentrica per avvicinarvisi. Ben prima di raggiungere il pianeta, però, la sonda interruppe ogni comunicazione, di fatto smettendo di funzionare

Da Venera 3 a Venera 6[modifica | modifica wikitesto]

Le Venera 3, 4, 5 e 6 erano abbastanza simili. Pesavano circa una tonnellata, erano lanciate da un vettore Molniya, ed erano composte di un modulo ("bus") al quale era agganciata una capsula di forma grosso modo sferica per l'ingresso in atmosfera. Le sonde erano ottimizzate per le rilevazioni atmosferiche senza che fosse loro apposto alcun apparato di atterraggio controllato – per quanto si sperava che il loro funzionamento riuscisse a prolungarsi fino al contatto col suolo. Il modulo di accompagnamento entrava nell'atmosfera distaccato dalla capsula, ma nello stesso lasso di tempo, solitamente bruciando a contatto con gli alti strati dell'atmosfera venusiana. Le sonde trasmettevano direttamente a Terra.

Venera 7[modifica | modifica wikitesto]

Venera 7 fu la prima sonda progettata per resistere alle condizioni della superficie di Venere, ed effettuare un atterraggio che non risultasse in un impatto incontrollato. A causa di un guasto elettronico i dati prodotti non arrivarono nella quantità prevista, anche se gli scienziati riuscirono a recuperare i dati di pressione e temperatura ottenuti dalle prime misurazioni dirette sulla superficie. Le misurazioni Doppler delle sonde dalla 4 alla 7 furono la prima evidenza diretta dell'esistenza di forti venti locali in quota (fino a 100 m/s, un fenomeno chiamato anche soprarotazione).

Venera 8[modifica | modifica wikitesto]

Venera 8 era equipaggiata con un insieme strutturato di strumenti scientifici per studiare la superficie, quali un gamma-spettrometro e uno scafo più resistente. Il modulo bus di Venera 7 e 8 era sostanzialmente identico a quello delle missioni precedenti, con un progetto che si rifaceva alla missione Zond 3.

Da Venera 9 a Venera 14[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto da Venera 9 a Venera 14 cambiò sostanzialmente.

Pesavano pressappoco 5 tonnellate e furono lanciate dal potente vettore Proton.

Esse comprendevano un modulo di trasporto come le precedenti, sul quale erano installati dei motori chimici per frenare nell'orbita del pianeta (Venera 9 e 10, 15 e 16) e che serviva da ricevitore per ritrasmettere i dati ottenuti dalla capsula di atterraggio. Quest'ultima era agganciata sulla punta del modulo di trasporto, all'interno di un guscio sferico per schermarla dal calore, ed era ottimizzata per lavorare al suolo con un progetto che prevedeva un compartimento di alta protezione di forma anch'essa sferica, nel quale era alloggiata la gran parte dell'elettronica. Al di sotto della sfera protettiva veniva montato un guscio metallico a forma di ciambella, il cui scopo era assorbire l'urto; al di sopra, un'antenna cilindrica e un aerofreno di forma piatta. La durata della strumentazione poteva essere così garantita a un minimo di 30 minuti, e tutte le capsule comprendevano sensori per l'analisi atmosferica e del suolo, oltre a un kit di fotocamere e videocamere.

Venera 15 e 16[modifica | modifica wikitesto]

Le sonde Venera 15 e 16 erano sonde gemelle, nelle quali le capsule di atterraggio vennero sostituite con una serie di radar per ispezionare la superficie nel dettaglio, con una visione più panoramica.

Il progetto fu così convincente che le sonde Vega lanciate dall'Unione Sovietica qualche anno dopo si basarono sullo stesso progetto: tra le missioni di queste sonde, vi era anche l'esplorazione radar della Cometa di Halley.

Dati essenziali sulle missioni Venera[modifica | modifica wikitesto]

Sonda Tipo di missione Data di lancio Esito
1VA (proto-Venera) Fly-by 4 febbraio 1961 Non riuscì a fuggire dall'orbita terrestre.
Venera 1 Fly-by 12 febbraio 1961 Perdita delle comunicazioni lungo la rotta per Venere.
Venera 2 Fly-by 12 novembre 1965 Perdita delle comunicazioni appena prima dell'arrivo.
Venera 3 Sonda atmosferica 16 novembre 1965 Comunicazioni perse appena prima dell'ingresso nell'atmosfera. Fu il primo oggetto costruito dall'uomo ad atterrare su un altro pianeta (pur schiantandosi), nel marzo 1966. Regione di probabile impatto: dai -20°/20°N, 60°/80°E.
Kosmos 96/Venera 4[1] Sonda atmosferica 23 novembre 1965 Non riuscì a fuggire dall'orbita terrestre, e rientrò nell'atmosfera. Probabilmente ha impattato con la superficie terrestre nei pressi di Kecksburg, Pennsylvania il 9 dicembre 1965 in un evento che passò alla storia dell'ufologia come l'incidente di Kecksburg.
Venera 4 Sonda atmosferica 12 giugno 1967 Arrivata il 18 ottobre 1967, fu la prima sonda in grado di reinviare dati dopo l'ingresso nell'atmosfera di un altro pianeta, di fatto stabilendo la prima comunicazione interplanetaria della storia (anche se non irradiava dalla superficie). Le coordinate d'impatto al suolo sono circa 19° N, 38° E.
Venera 5 Sonda atmosferica 5 gennaio 1969 Arrivata il 16 maggio 1969, comunicò con successo dati sull'atmosfera prima di restare schiacciata dall'enorme pressione, a circa 26 km di altezza dal suolo. Impatto a 3° S, 18° E.
Venera 6 Sonda atmosferica 10 gennaio 1969 Arrivata il 17 maggio 1969, comunicò con successo dati sull'atmosfera prima di restare schiacciata dalla pressione a 11 km da suolo. Impatto a 5° S, 23° E.
Venera 7 Lander 17 agosto 1970 Arrivata il 15 dicembre 1970, fu il primo atterraggio di una sonda spaziale su un altro pianeta. La sua vita fu di 23 minuti, al termine dei quali soccombette al calore e alla pressione. Fu la prima trasmissione dalla superficie di un altro pianeta. Punto d'atterraggio attorno a 5° S, 351° E.
Venera 8 Lander 27 marzo 1972 Arrivata il 22 luglio 1972 e sopravvissuta per 50 minuti sulla superficie del pianeta. Il punto d'atterraggio è compreso in un'area entro 150 km da 10,70° S, 335,25° E.
Venera 9 Orbiter e Lander 8 giugno 1975 Arrivata il 22 ottobre 1975, inviò la prima immagine (in bianco e nero) della superficie di Venere. Il lander sopravvisse 53 minuti prima di essere schiacciato dalla pressione atmosferica. Atterraggio entro 150 km da 31,01° N, 291,64° E.
Venera 10 Orbiter e Lander 14 giugno 1975 Il lander arrivò il 25 ottobre 1975, e sopravvisse 65 minuti prima di rimanere schiacciata dalla pressione. Atterraggio entro 150 km da 15,42° N, 291,51° E.
Venera 11 Fly-by e Lander 9 settembre 1978 Il lander arrivò 25 dicembre 1978, e sopravvisse per 95 minuti; il sistema di elaborazione delle immagini era fuori uso. Atterraggio nei dintorni di 14° S, 299° E.
Venera 12 Fly-by e Lander 14 settembre 1978 Il lander atterrò il 21 dicembre 1978, e sopravvisse 110 minuti. La registrazione probabilmente immortalò un fulmine. Atterraggio vicino a 7° S, 294° E.
Venera 13 Fly-by e Lander 30 ottobre 1981 Il lander atterrò il 1º marzo 1982, e inviò le prime immagini a colori della superficie di Venere scoprendo basalti leuciti in un campione di suolo, per mezzo di uno spettrometro. Atterraggio a 7,5° S, 303° E
Venera 14 Flyby e Lander 14 novembre 1981 Il lander atterrò il 5 marzo 1982 e scoprì basalti toleiitici (simili a quelli che si trovano nelle dorsali oceaniche terrestri) sulla superficie. Atterraggio a 13,25° S, 310° E.
Venera 15 Orbiter 2 giugno 1983 Arrivò il 10 ottobre 1983 e inviò mappe (in collaborazione con la gemella Venera 16) dell'emisfero nord fino a 30° dal polo, con risoluzione di 1–2 km.
Venera 16 Orbiter 7 giugno 1983 Arrivò il 14 ottobre 1983 e inviò mappe (in collaborazione con la gemella Venera 15) dell'emisfero nord fino a 30° dal polo, con risoluzione di 1–2 km.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Qualunque oggetto spaziale che non fosse o non fosse stato in grado di lasciare l'orbita terrestre veniva infatti ribattezzato Kosmos, a prescindere dalla sua missione originaria.

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