Programma spaziale sovietico

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Immagine di un lanciatore sovietico Sojuz, questi lanciatori sono stati i primi razzi a mandare degli oggetti nello spazio

Dalla seconda guerra mondiale fino alla dissoluzione dell'Unione Sovietica il programma spaziale sovietico ha deciso lo sviluppo dei lanciatori, delle sonde e degli strumenti per la guerra e l'esplorazione spaziale.

Il programma spaziale sovietico è sempre stato coperto dal segreto. Il leader del programma Sergej Pavlovič Korolëv era indicato solamente come il capo progetto durante la sua vita. Gli annunci dei successi avvenivano sempre quando le missioni erano terminate mentre i fallimenti venivano tenuti segreti. Solamente con l'avvento della glasnost il programma è stato reso pubblico.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

La teoria alla base dell'esplorazione spaziale fu scritta prima della seconda guerra mondiale in URSS da Konstantin Tsiolkovsky ma fu il programma americano a metterle in pratica grazie alle scoperte dei fisici tedeschi Hermann Oberth e Wernher von Braun in Germania durante la guerra. Le armate sovietiche catturarono la fabbrica dei V2 a Peenemünde con diverse centinaia di tecnici e di razzi. Sotto la direzione di Dimitri Ustinov il progettista e ingegnere Sergej Pavlovič Korolëv con l'aiuto dei prigionieri tedeschi riuscì a replicare il razzo R-1. Il peso degli armamenti nucleari sovietici richiedeva però dei motori molto più potenti. Quindi Korolëv decise di utilizzare propellente liquido e serbatoi criogenici. Il risultato fu il missile ICBM R-7 che, pur non essendo un'arma strategica molto efficiente, era una perfetta base per un lanciatore spaziale.

I programmi spaziali sovietici erano incastrati nei piani quinquennali e inizialmente erano fortemente voluti dai militari; inoltre Korolëv poteva contare sull'appoggio di influenti scienziati, come Leonid Sedov e Mstislav Keldish. Nel gennaio 1956 il piano prevedeva il lancio di un satellite in orbita terrestre per studiare lo spazio, quel satellite era lo Sputnik. Prevedeva anche una missione senza equipaggio con un satellite militare, lo Zenit. In seguito si sarebbe realizzato il primo volo con un essere umano nel 1961 e una missione lunare in una data successiva. Dopo il grande successo mediatico del primo Sputnik, Korolëv decise di modificare i piani e di spingere per realizzare una missione con un essere umano, combinando il programma Zenit per ottenere il Vostok.

Primati[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 ottobre 1957 venne mandato in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1
Il Lunochod, il primo rover mandato sulla Luna, il 17 novembre 1970

Due giorni dopo che gli Stati Uniti annunciarono l'intenzione di mandare in orbita un satellite, i sovietici annunciarono la stessa intenzione il 31 luglio 1956 durante un congresso scientifico internazionale tramite il professor Leonid Sedov. Il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1 venne lanciato il 4 ottobre 1957. La notizia stupì il mondo intero.

Il programma spaziale sovietico lanciò la corsa allo spazio tra il 1957 e il 1967:

Competizione interna[modifica | modifica wikitesto]

Diversamente dal programma americano, che vedeva la NASA nel rulo di coordinamento di tutte le attività spaziali, il programma Sovietico era una competizione tra i quattro progettisti principali: Korolëv, Michail Jangel, Valentin Glushko e Vladimir Čelomei. A seguito dei successi dello Sputnik e del Vostok, l'ufficio OKB-1 di Korolëv, con cui collaborava Michail Tichonravov, ascese al comando e progettò di continuare le ricerche sulle navette Sojuz e sui lanciatori pesanti N1, per poter realizzare la prima stazione spaziale con equipaggio permanente, per realizzare esplorazioni umane e con sonde e per poter dimostrare la superiorità sovietica sugli Stati Uniti. Jangel era un assistente di Korolëv, ma grazie al supporto dei militari ricevette un proprio ufficio di progettazione nel 1954. Si occupò di sviluppare motori per razzi molto potenti e utilizzò del propellente ipergolico che portò alla catastrofe di Nedelin. Successivamente venne indirizzato a occuparsi dello sviluppo dei razzi ICBM, sebbene continuasse a progettare dei lanciatori pesanti in competizione con l'N-1 di Korolëv. Glushko era il progettista capo di Korolëv, ma nutriva un odio personale nei riguardi di quest'ultimo. Inoltre si rifiutava di sviluppare una singola grande camera per il motore criogenico, che Korolëv voleva utilizzare per sconfiggere gli americani nella corsa verso la Luna. Čelomei beneficiò dell'appoggio di Chruščёv e nel 1960 gli venne affidato il compito di sviluppare un razzo in grado di inviare una missione con equipaggio intorno alla Luna e di inviare nello spazio una stazione spaziale militare ma, per via della sua esperienza limitata, lo sviluppo procedette con lentezza. Agni inizi degli anni sessanta il programma spaziale sovietico aveva più di trenta progetti attivi di lanciatori. Nel 1964, con la caduta di Chruščёv, Korolëv recuperò il controllo completo delle missioni con equipaggio umano, ma durante questo passaggio si erano persi ben due anni.

Dopo Korolëv[modifica | modifica wikitesto]

Korolëv morì dopo una tentata operazione di rimozione di un tumore nel gennaio del 1966 e la gestione dell'ufficio di progettazione OKB-1 passò nelle mani di Vasilij Pavlovič Mišin con l'obiettivo di mandare un uomo intorno alla Luna nel 1967 e di farlo atterrare sul suolo lunare nel 1968. Mišin non aveva l'autorità politica e la capacità di affrontare la concorrenza dimostrata da Korolëv. Sotto pressione decise di approvare l'ambizioso lancio del volo Sojuz 1 nel 1967, nonostante il velivolo avesse ancora dei problemi e benché non avesse ancora effettuato un volo senza equipaggio con successo. Il lancio della missione evidenziò problemi conosciuti di progettazione e si concluse con la morte del cosmonauta Vladimir Komarov, che si schiantò con l'apparecchio e divenne il primo uomo deceduto durante un viaggio spaziale. Dopo il disastro e sotto nuove pressioni, Mišin divenne alcolizzato. Nell'ottobre del 1968 venne lanciata con successo in orbita attorno alla Terra la Sojuz 3, ma nel dicembre dello stesso anno i sovietici furono battuti dagli americani, che riuscirono a far eseguire a tre astronauti con la navicella Apollo 8 varie orbite intorno alla Luna, mentre il similare programma Zond di voli circumlunari non andò mai oltre i voli di prova (la maggior parte dei quali fallimentari) senza equipaggio. Mišin fece pressioni per utilizzare il vettore N1, nonostante i gravi difetti di progettazione sperando di poter sorpassare gli americani. Ebbe successo nel gennaio 1969 quando le navette Sojuz 4 e Sojuz 5 riuscirono ad effettuare un rendezvous e a scambiarsi gli equipaggi.

Francobollo commemorativo emesso nel 1964

La missione sperimentò l'aggancio nello spazio e altre tecniche che sarebbero dovute servire per il volo sulla Luna. Venne collaudato con successo anche il modulo lunare LK, ma i continui incidenti del vettore N-1 resero chiaro che gli americani sarebbero arrivati prima sulla Luna. Dopo queste missioni, Chelomei convinse Ustinov ad approvare una battuta di arresto del programma nel 1970 per poter portare avanti lo sviluppo della stazione spaziale militare Almaz come strumento per superare gli americani mentre questi annunciavano lo Skylab. Su proposta di Keldish venne inoltre deciso l'invio sulla Luna di sonde automatiche per riportare sulla Terra alcuni campioni di rocce. Mišin rimase a capo del progetto di stazione spaziale, che divenne Salyut. Il progettista pensava che fosse meglio avere tre cosmonauti senza tuta pressurizzata durante il volo piuttosto di due cosmonauti con la tuta pressurizzata; la decisione che ne seguì costò la vita all'equipaggio della Sojuz 11 che nel 1971 morì per una depressurizzazione dell'abitacolo durante il rientro a Terra. Mišin venne rimosso dal progetto; il controllo del progetto Sojuz venne affidato a Chelomei. Dopo l'esperienza della collaborazione con la NASA per il Programma test Apollo-Sojuz, i direttori sovietici decisero di applicare un nuovo approccio dirigenziale al progetto e nel 1974 il progetto N-1 venne cancellato e Mišin licenziato. Un singolo ufficio di sviluppo creò il razzo NPO Energia, con Glushko progettista capo.

Fallimenti[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo in onore di Vladimir Komarov

Il programma sovietico e il programma russo hanno sempre sofferto per una mancanza di fondi e per un'eccessiva interferenza politica che dapprima hanno complicato la corsa verso la Luna e in seguito le missioni in cooperazione come la Stazione Spaziale Internazionale.

Il programma spaziale sovietico era inquadrato nei piani quinquennali dell'URSS. Ciò rendeva difficile al capo progettista contrastare il piano americano di conquista della Luna. Gli americani avevano annunciato il piano nel 1961 mentre il primo utile piano quinquennale sovietico sarebbe iniziato nel 1964. Inoltre, progettazione e costruzioni centralizzate rendevano difficili le rilevazioni dei guasti agli ingegneri e quindi rendevano scadente il controllo qualità.

Il programma spaziale sovietico produsse la sua prima vittima quando, il 23 marzo 1961, Valentin Bondarenko morì durante un'esercitazione in seguito ad un incendio sviluppatosi per la bassa pressione e l'alta presenza di ossigeno nell'atmosfera. Il programma Voschod venne cancellato in seguito a un incidente nel secondo volo che rischiò di uccidere l'equipaggio e a un cambiamento di natura politica. Il programma prevedeva altri voli con personale umano, incluso un volo di 20 giorni e l'attività extraveicolare di una donna. La morte di Korolëv, Komarov (nello schianto del Sojuz 1) e Gagarin (in un incidente aereo) demoralizzarono nel giro di pochi anni molti appartenenti al programma spaziale sovietico.

La direzione sovietica sprecò troppe risorse durante la corsa alla Luna. Nel 1964 vi erano tre gruppi intenti a progettare un volo in grado di andare sulla Luna. I sovietici cercarono di recuperare il tempo perso utilizzando l'enorme ed instabile razzo N1 che esplose in ognuna delle quattro snervanti prove di lancio mentre gli americani andavano sulla Luna con l'Apollo 11. La morte dell'equipaggio della Sojuz 11 ritardò il progetto della stazione spaziale Salyut.Il 18 marzo 1980 il lanciatore Vostok esplose sulla rampa di lancio durante il riempimento dei serbatoi uccidendo 48 persone.

Nel 1980 prese il via il Programma Buran, per la costruzione di navette shuttle, basato sul razzo Energia. Il razzo Energia doveva essere la base per la missione umana su Marte. Buran avrebbe dovuto svolgere operazioni di supporto ad un'ampia piattaforma difensiva spaziale che era la diretta risposta dei sovietici al programma statunitense Strategic Defense Initiative. Ma al momento dell'entrata in servizio, nel 1988, i trattati di riduzione militare e la fine della guerra fredda avevano reso il Buran ridondante. Diversi esemplari della classe Buran furono costruiti ma solo uno fu completato e testato in un solo volo senza equipaggio; inoltre era troppo costoso come lanciatore civile e quindi il programma venne abbandonato.

Progetti[modifica | modifica wikitesto]

Questa fotografia è stata scattata da un astronauta dello Space Shuttle Atlantis prima dell'aggancio con la stazione spaziale russa Mir durante la missione STS-76

Il programma spaziale sovietico avviò molti programmi:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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