Parker Solar Probe

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Parker Solar Probe
Emblema missione
Parker Solar Probe insignia.png
Immagine del veicolo
Parker Solar Probe spacecraft model.png
Dati della missione
OperatoreNASA e Applied Physics Laboratory
NSSDC ID2018-065A
SCN43592
DestinazioneSole
VettoreDelta IV Heavy / Star-48BV
Lancio12 agosto 2018
Luogo lancioCape Canaveral Air Force Station Space Launch Complex 37
Duratabad argument #1 to 'formatDuration' (number expected, got nil)
Proprietà veicolo spaziale
Massa610 kg
Peso al lancio685 kg
CostruttoreApplied Physics Laboratory
Strumentazionespettrometro, magnetometro e telecamere ad alta risoluzione
Parametri orbitali
Periodo88 d
Inclinazione3,4°
Semiasse maggiore0,388 AU, ua e au
Sito ufficiale
Programma Living With a Star
Missione precedenteMissione successiva
STEREO

«Si tratterà della prima missione diretta verso una stella: la nostra stella»

(Bruce Tsu-Rutani, uno dei responsabili scientifici del Solar Probe presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California)

Il Parker Solar Probe, precedentemente noto semplicemente come Solar Probe +,[1] è una delle più importanti sonde spaziali, sviluppate dalla NASA, allo scopo di analizzare attentamente il Sole e il suo vento solare.

Durante la missione di sette anni, il veicolo spaziale eseguirà un totale di 24 perieli, con gli ultimi tre che portano il veicolo spaziale a meno di 6 milioni di chilometri dalla superficie del Sole.[2]

Doveva essere lanciata alla fine del 2007 ma a causa di diversi ritardi dettati da motivi finanziari, il suo lancio è stato rimandato al 2018 con una finestra di lancio tra il 31 luglio ed il 19 agosto,[3][4] in seguito fissata per l'11 agosto 2018 alle ore 3:33 EDT.[5] Sfortunatamente, per via di un guasto tecnico, il lancio venne posticipato al giorno dopo e regolarmente effettuato.

Obiettivi della missione[modifica | modifica wikitesto]

Premessa[modifica | modifica wikitesto]

Il Sole è frequentemente soggetto a violente esplosioni. Le fluttuazioni degli intensi campi magnetici solari scagliano immani flussi di particelle cariche che si propagano nello spazio a grande velocità. Questo vento solare raggiunge i pianeti ed è la causa delle aurore nelle regioni polari terrestri; occasionali tempeste nel vento solare possono mettere temporaneamente fuori uso i satelliti per le comunicazioni e causare interruzioni nella distribuzione di elettricità. Nei primi 10 anni del nuovo millennio le Agenzie spaziali di Stati Uniti, Europa e Asia hanno iniziato a lanciare una piccola flotta di veicoli per studiare il Sole e le sue violente esplosioni. Una di queste sonde si avventurerà anche nella corona, l'atmosfera esterna del Sole.

Altre missioni preliminari[modifica | modifica wikitesto]

La strada è stata aperta dalle missioni solari recenti, come il Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) che dalla fine degli anni novanta ha fornito immagini mozzafiato del Sole e della sua corona. Invece la sonda Ulysses ha misurato il vento solare e il campo magnetico del Sole mentre percorreva un'orbita che le ha permesso di osservare i poli dell'astro. Queste missioni hanno rivelato che i venti solari più veloci, che soffiano a velocità fino a 800 km/s, possono avere origine da tutta la superficie solare e non solo dai poli, come gli astronomi avevano creduto in precedenza. Ancora non si comprendono i processi fisici che generano il vento solare e quindi non si può prevedere l'arrivo delle tempeste che causano tanti problemi sulla Terra.

Nel 2001 la NASA ha lanciato Genesis, una sonda che ha raccolto particelle del vento solare da un'orbita vicina a quella della Terra. Successivamente il veicolo ha riportato i campioni sulla Terra, sebbene l'atterraggio non sia avvenuto come previsto a causa di un'avaria, dove gli scienziati hanno poi potuto misurare l'abbondanza dei vari elementi e isotopi. Anche la Russia, il Giappone e la Germania hanno messo a punto missioni per lo studio del Sole, la più ambiziosa delle quali rimane il Solar Probe della NASA il cui lancio era programmato per il 2007.

Cenni sull'attività del Solar Probe[modifica | modifica wikitesto]

Questa sonda entrerà in un'orbita eccentrica che la farà passare attraverso la corona, a meno di 6 milioni di km dalla superficie solare, circa un decimo della distanza fra il Sole e Mercurio.

Durante il primo sorvolo del Sole (14 ore da polo a polo) gli scudi termici del Solar Probe dovranno resistere a temperature che raggiungono i 2000 °C. A tal fine la sonda sarà dotata di uno speciale scudo termico del peso di 62 kg per mantenere gli strumenti alla temperatura di circa 30 °C.[6] La sonda misurerà i campi magnetici della nostra stella e riprenderà immagini ad alta risoluzione della superficie; trasporterà anche numerosi spettrometri e uno strumento per compiere misurazioni sulle onde di plasma solari. Bruce Tsu-Rutani, uno dei responsabili scientifici del Solar Probe presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena in California, ha dichiarato che si tratterà della "prima missione diretta verso una stella: la nostra stella".

Il veicolo tornerà per un secondo incontro con il Sole cinque mesi[7] dopo, quando volerà attraverso i buchi coronali da dove sembra avere origine il vento solare più veloce. Gli scienziati sperano che la sonda spieghi in che modo il vento solare venga accelerato fino a queste incredibili velocità, ma la missione potrebbe anche gettare luce sul più difficile paradosso della fisica solare: come mai l'atmosfera esterna del Sole è centinaia di volte più calda della sua superficie. Secondo David Hathaway, che dirige la sezione di fisica solare del Marshall Space Flight Center della NASA, i risultati acquisiti potrebbero aiutare a prevedere tempeste solari potenzialmente pericolose. La prima telemetria, che ha confermato il buon funzionamento delle quattro suite di strumenti e delle prestazioni della sonda, è stata acquisita il 16 novembre 2018, dieci giorni dopo il raggiungimento del primo perielio a 22 milioni di chilometri dalla superficie del sole.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Goddard Space Flight Center (a cura di), Solar Probe Plus, su solarprobe.gsfc.nasa.gov. URL consultato il 7 marzo 2018.
  2. ^ a b (EN) Sarah Frazier, Parker Solar Probe Reports First Telemetry, Acquisition of Science Data Since Perihelion, su blogs.nasa.gov/parkersolarprobe, 20 novembre 2018.
  3. ^ (EN) Parker Solar Probe: Launch Window and countdown, su parkersolarprobe.jhuapl.edu. URL consultato il 28 marzo 2018.
  4. ^ Antonio Mancino, Parker, in missione là dove il Sole brucia, su media.inaf.it, 5 aprile 2018.
  5. ^ (EN) New Launch Readiness Date for Parker Solar Probe: August 4, 2018, su http://parkersolarprobe.jhuapl.edu/, 15 giugno 2018.
  6. ^ (EN) Cutting-Edge Heat Shield Installed on NASA’s Parker Solar Probe, su nasa.gov, 5 luglio 2018.
  7. ^ (EN) parkersolarprobe: TIMELINE, su http://parkersolarprobe.jhuapl.edu/. URL consultato il 23 novembe 2018.

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