Pioneer 6, 7, 8 e 9

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Pioneer 6,7,8 e 9
Immagine del veicolo
Pioneer-6-9.jpg
Dati della missione
Operatore Stati Uniti NASA
Esito Missione compiuta
Vettore Delta E
Lancio
  • Pioneer 6: 16 dicembre 1965
  • Pioneer 7: 17 agosto 1966
  • Pioneer 8: 13 dicembre 1966
  • Pioneer 9: 8 novembre 1968
Proprietà veicolo spaziale
Potenza 79 W
Massa 146, 138, 146, 147 kg
Strumentazione
  • misuratore di plasma
  • rilevatore di raggi cosmici
Parametri orbitali
Orbita eliocentrica
Programma Pioneer
Missione precedente Missione successiva
Pioneer 5 Pioneer 10

Le Pioneer 6, 7, 8 e 9 erano delle sonde spaziali appartenenti al Programma Pioneer[1]. Insieme formavano una serie di satelliti orbitanti attorno al Sole, alimentati da batterie e celle solari, disegnata per ottenere continue misurazioni alla base dei fenomeni interplanetari da punti largamente distanti nello spazio[1]. Erano anche conosciute come Pioneer A, B, C e D. La quinta (Pioneer E) è stata persa in un incidente durante il lancio.[1]

Le Pioneer 6-9 sono alcune delle meno costose di tutte le sonde della NASA, in termini di risultati scientifici per ogni dollaro speso. Al 1996 la Pioneer 6 era il più vecchio satellite operativo della NASA, dopo essere stato in orbita per più di 30 anni.[1]

Scopo[modifica | modifica wikitesto]

Le Pioneer 6, 7, 8 e 9 sono state create per ottenere le prima dettagliate misurazioni globali del vento solare, del campo magnetico solare e dei raggi cosmici. Sono state disegnate per misurare su larga scala i fenomeni magnetici e le particelle e i campi nello spazio interplanetario[1]. I dati ottenuti sono stati poi utilizzati per comprendere meglio i processi stellari e la struttura e il flusso del vento solare. I veicoli hanno operato anche come la prima rete meteorologica solare basata nello spazio al mondo, ottenendo dati pratici sulle tempeste solari che incidono sulle comunicazioni e sulle energie terrestri.[1]

Gli esperimenti hanno studiato gli ioni positivi (cationi) e gli elettroni del vento solare, la densità elettronica interplanetaria (esperimento di propagazione radio), i raggi cosmici solari e galattici e il campo magnetico interplanetario.

Descrizione dei veicoli[modifica | modifica wikitesto]

Ogni sonda era identica alle altre, con una massa in orbita di 146 kg (a secco). Erano dei cilindri con diametro di 0,94 m e alti 0,81 m, con un magnetometro montato su un braccio lungo 1.8 m e pannelli solari montati attorno al corpo[1].

L'antenna principale era un'antenna direzionale ad alto guadagno. La sonda era stabilizzata ad una rotazione di 1 Hz ca., e l'asse era perpendicolare al piano dell'eclittica e puntata verso il polo eclittico sud.

Strumenti trasportati:

Strumento Pioneer 6 Pioneer 7 Pioneer 8 Pioneer 9
Solar Wind Plasma Faraday Cup
Cosmic-Ray Telescope
Electrostatic Analyzer
Superior Conjunction Faraday Rotation
Spectral Broadening
Relativity Investigation
Uniaxial Fluxgate Magnetometer
Cosmic-Ray Anisotropy
Celestial Mechanics
Two-Frequency Beacon Receiver
Single-Axis Magnetometer
Cosmic Dust Detector
Cosmic Ray Gradient Detector
Plasma Wave Detector
Triaxial Magnetometer
Solar Plasma Detector
Electric Field Detector

Comunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Dal controllo a terra, potevano essere selezionate una delle cinque velocità di trasmissione, uno dei quattro formati di dati e una delle quattro modalità operative[2]. Le cinque velocità di trasmissione erano 512, 256, 64, 16 e 8 bit/s[2]. Tre dei quattro formati di dati contenevano principalmente dati scientifici e consistevano in 32 parole a 7 bit per file[2]. Il primo era da usare con le due velocità di trasmissione più elevate, mentre il secondo con le tre velocità di trasmissione più basse[2]. Il terzo conteneva dati ottenuti solo dall'esperimento di propagazione radio e il quarto formato principalmente dati d'ingegneria.[2]

Le quattro modalità operative erano: in tempo reale, deposito telemetria, deposito cicli forzati e in lettura della memoria[2]. Nella modalità in tempo reale, i dati venivano campionati e trasmessi direttamente (senza archiviazione) come specificato dal formato file e dalla velocità di trasmissione selezionata[2]. Nella modalità di deposito telemetria i dati venivano archiviati e trasmessi simultaneamente nel formato e nella velocità di trasmissione selezionate[2]. Nella modalità deposito cicli forzati una singola struttura di dati scientifici veniva raccolta ed archiviata ad una velocità di 512 bit/s[2]. L'intervallo di tempo che intercorreva tra il raccoglimento e l'archiviazione delle successive strutture poteva essere variato dal controllo a Terra da 2 a 17 minuti per provvedere ad una parziale copertura dati in periodi fino a 19 ore, limitati dalla capacità di archiviazione[2]. Nella modalità di lettura della memoria i dati venivano letti ad una qualsiasi velocità di trasmissione, a seconda della distanza del satellite dalla Terra[2].

Timeline e stato attuale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Pioneer 6, 7, 8, 9, E Quicklook, web.archive.org, 21 luglio 2010. URL consultato il 10 maggio 2016.
  2. ^ a b c d e f g h i j k NASA - NSSDCA - Spacecraft - Details, su nssdc.gsfc.nasa.gov. URL consultato l'11 maggio 2016.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Programma Pioneer
Pioneer 11 at Saturn
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