Pietro Giammanco

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Pietro Giammanco (Bagheria, 1931) è un magistrato italiano, già Procuratore capo presso in tribunale di Palermo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizia la carriera in magistratura. Nel 1969 è sostituto procuratore a Palermo, con il procuratore Pietro Scaglione[1] Diviene procuratore aggiunto a Palermo negli anni '80, con procuratore capo Salvatore Curti Giardina. Era in stretti rapporti con l'ex presidente della Regione Mario D'Acquisto, il numero due della corrente andreottiana in Sicilia[2].

Nel giugno 1990 viene nominato procuratore capo della Repubblica del Tribunale di Palermo, preferito all'altro "aggiunto" Giovanni Falcone[3]. Con Falcone va subito in rottura, così come con Paolo Borsellino per la decisione di affidargli anche indagini non legate a inchieste di mafia.

Il giudice Antonino Caponnetto, intervistato nel 1996 da Gianni Minà nella trasmissione Storie (Rai Due), alla domanda "Chi ha distrutto il pool antimafia, Meli o Giammanco?", rispose:

« Ognuno ha fatto la sua parte. Meli ha contribuito ad anticipare la chiusura dell'Ufficio istruzione, non coordinando più le indagini, esautorando Falcone, emarginandolo, smembrando i processi di mafia e vanificando tutto il lavoro fatto. Giammanco ha fatto la sua parte presso la procura della Repubblica, e ha emarginato anche lui Giovanni, con anticamere imposte, umiliazioni varie che lo portarono a Roma ad accettare un incarico ministeriale per fuggire da questa tagliola palermitana. »

(Antonino Caponnetto[4])

Dopo la strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992, otto sostituti procuratori si rivoltano contro il procuratore capo al quale viene addebitata la responsabilità di avere progressivamente isolato Giovanni Falcone, inducendolo ad andare via dalla Procura di Palermo.[5] Quella clamorosa presa di posizione innesca un conflitto interno alla Procura di Palermo che costringe il Consiglio Superiore della Magistratura ad intervenire ed induce il procuratore Giammanco a chiedere il trasferimento.[6] Al suo posto arriva Giancarlo Caselli nel gennaio 1993.

Giammanco venne trasferito in una sezione penale della Cassazione, e andò in pensione nel 2000.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il capo dei capi: Vita e carriera di Totò Riina - Attilio Bolzoni, Giuseppe D'Avanzo - Google Libri
  2. ^ Corriere
  3. ^ Repubblica
  4. ^ Gianni Minà, "Chi ci tradì?" l'ultimo dubbio di Caponnetto, Il Manifesto, 7 12 2002
  5. ^ Saverio Lodato, Venticinque anni di mafia, Rizzoli, 2004, pp 309-325, ISBN 8817002283.
  6. ^ Enrico Bellavia, Salvo_Palazzolo, Falcone Borsellino mistero di Stato, Palermo, Edizioni della Battaglia, 2002, pp 20-22, ISBN 8887630127.
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