Piero Parini

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Piero Parini
Piero Parini.jpg
13 novembre 1894 - 23 agosto 1993
Nato a Milano
Morto a Atene
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Regio Esercito
Arma Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Grado Console MVSN
Guerre Grande Guerra Guerra d'Etiopia
Decorazioni medaglia d'argento al valor militare

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Piero Parini (Milano, 13 novembre 1894Atene, 23 agosto 1993) è stato un militare, politico e prefetto italiano.

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Piero Parini, figlio di un ispettore delle ferrovie, combatté nella Grande Guerra come ufficiale pilota in una squadriglia che contava un altro aviatore celebre, Gabriele D'Annunzio, che seguirà nell'impresa di Fiume. Aderì fin dall'inizio alle Squadre d'azione fasciste e, come redattore per la cronaca estera del Popolo d'Italia, fu anche inviato a Ginevra presso la Società delle Nazioni.

Parini, in possesso di una buona conoscenza della lingua francese e forte dell'esperienza di numerosi viaggi in Jugoslavia e Grecia, fu avviato alla carriera diplomatica dal sottosegretario agli Esteri Dino Grandi: nel 1927 fu nominato console d'Italia ad Aleppo, in Siria.

Nel 1929 venne nominato Segretario generale dei Fasci all'Estero, nel 1930 Direttore generale degli Italiani all'estero e scuole, e Console generale di 1ª Classe. Nell'agosto 1932 è nominato Ministro plenipotenziario ed assume anche la direzione generale del Lavoro italiano all'estero, patrocinando negli anni successivi la costruzione in Italia di alcune colonie per l'infanzia riservate ai figli degli italiani residenti all'estero.

La guerra d'Etiopia[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio della Guerra d'Etiopia nel 1936, decise di riunire i volontari Italiani provenienti dall’estero in un unico reparto (di cui circa un migliaio di italo-americani). Nacque così la 221ª Legione CC.NN. "Fasci italiani all'estero" inquadrata nella 6ª Divisione CC.NN. "Tevere" al comando del generale Enrico Boscardi. Nel gennaio 1936 la Tevere fu concentrata a Mogadiscio dove completò l'addestramento. Col grado di console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, Parini guidò la 221° alla conquista di Dire Daua il 7 luglio. Durante la Guerra d'Etiopia fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Nel 1941, in seguito all'occupazione della Grecia, fu nominato commissario civile per le Isole Jonie fino alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943.

La Repubblica Sociale Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Piero Parini con Francesco Colombo, comandante della Legione Autonoma Mobile "Ettore Muti", a Milano nel 1944.

Rientrato avventurosamente in Italia aderì alla Repubblica Sociale Italiana e il 15 ottobre 1943 Piero Parini accettò la carica di podestà di Milano. Il 2 aprile 1944, per risanare le esauste casse comunali, lanciò una sottoscrizione per un prestito pubblico denominata “Città di Milano” ma, ancora oggi, ricordato in Milano come “prestito Parini”[1]; la somma stabilita di 1 miliardo di lire fu rapidamente coperta con il concorso popolare e il Comune di Milano incassò 1.056.000.000 lire[2]. Il CLNAI tentò di boicottare l'iniziativa, dichiarando che non sarebbe stato riconosciuto nulla ai sottoscrittori né agli istituti bancari successivamente alla caduta del fascismo[3], ma, alla fine della guerra, la legittimità del prestito fu riconosciuta sia dagli Alleati sia dalla nuova amministrazione comunale milanese costituita dal CLN stesso[4][5].

Le mense pubbliche create da Parini a Milano nel 1944

Il 15 gennaio 1944 fu nominato capo della Provincia di Milano e insieme al commissario federale Vincenzo Costa creò 10 grandi refettori (denominati "Mense comuni") sparsi in tutta la città in grado di fornire a prezzi irrisori circa 50.000 pasti caldi al giorno.

Sotto la protezione di Parini un gruppo di ebrei facenti capo all’avvocato Del Vecchio visse nascosto nel palazzo della prefettura[6].

Il 7 agosto 1944 un attentato, in viale Abruzzi, provocò numerose vittime tra i civili e nessuna vittima tra i tedeschi[7]: ciononostante la reazione tedesca fu immediata e violenta, con la decisione di fucilare in Piazzale Loreto per rappresaglia 15 antifascisti prelevati dal San Vittore con un plotone composto da militi della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, con ciò coinvolgendo direttamente il fascismo milanese. Parini, già su posizioni di critica, contrario alla rappresaglia, rassegnò le dimissioni nel tentativo di rinsaldare la coesione delle forze moderate, minata dalla durezza della repressione tedesca[8]. La carica passò al nuovo capo della provincia Mario Bassi.

Trascorse gli ultimi mesi di guerra come un privato cittadino, evitando di farsi coinvolgere dalla politica.

Il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un infruttuoso tentativo di passare in Svizzera, fu processato davanti alla Corte d’assise straordinaria per collaborazionismo. Il processo si svolse nell’estate 1945. Parini fu difeso dallo stesso avvocato Del Vecchio che diede vita ad un'appassiona orazione:

« Piero Parini ha salvato me, la mia famiglia, il mio gruppo ebraico. Quello che noi abbiamo potuto fare di poco o di tanto per meritarci di respirare l'aura di libertà che respiriamo, è dovuto a Piero Parini. »
(L'avvocato Leone Del Vecchio durante la sua testimonianza al processo intentato contro Parini[6])

Ma nonostante ciò fu condannato a 12 anni - di cui 5 condonati - per "legittima presunzione di reato" avendo ricoperto importanti incarichi nella Repubblica Sociale Italiana. Nel corso del processo Riccardo Lombardi, che membro del CLNAI era stato nominato prefetto di Milano, testimoniò a favore di Parini:

« Attraverso informazioni serie pervenute agli elementi del CLNAI risultò che il Parini aveva subordinato l'accettazione della carica all'impegno dello pseudo governo di desistere dalla politica delle esecuzioni per rappresaglia e che si sforzava, mettendovi molto impegno, ad ottenere che l'autorità di polizia fosse esercitata effettivamente dallo pseudo governo italiano, anziché dai tedeschi. Mi risultano accertati durante l'esercizio della sua carica di prefetto numerosi interventi per evitare processi gravi, esecuzioni e per attenuare la posizione di molti antifascisti caduti in mano al nemico »
(Riccardo Lombardi durante la sua testimonianza dell'8 giugno 1945 al processo intentato contro Parini[9])

Fu scarcerato nel 1946 in seguito all’amnistia Togliatti. Riparò quindi in America Latina, prima in Argentina e poi in Brasile, lavorando nel campo delle condutture per gas liquido in qualità di dirigente industriale. Nel frattempo, un nuovo processo intentatogli nel 1946 dalla Corte di assise straordinaria di Varese lo condannò nuovamente a tre anni di carcere subito condonati[10].

Pur ritornando spesso a Milano, trascorse gli ultimi anni ad Atene con la moglie Melpomene, in una casa nei pressi del Partenone.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Predecessore Podestà di Milano Successore CoA Città di Milano.svg
Gian Giacomo Gallarati Scotti 15 ottobre 1943- 4 maggio 1944 Guido Andreoni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luigi Ganapini, p. 357
  2. ^ il prestito Farini. URL consultato il 19 novembre 2008.
  3. ^ Massimiliano Griner, "La "pupilla" del Duce", edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag 108-109: "Vanamente la parte più estremistica del fronte resistenziale tenterà di boicottare l'iniziativa, minacciando che le forze della nuova Italia non avrebbero riconosciuto la legittimità dell'operazione".
  4. ^ Massimiliano Griner, "La "pupilla" del Duce", edizioni Bollati Boringhieri, Torino, 2004, pag 109: "... e nel dopoguerra verrà riconosciuto prima dal comando alleato, poi dalla nuova amministrazione comunale"
  5. ^ "L'avventura del prestito Parini mi rivelò di colpo la persistenza di quel potere bancario che domina tuttora la nostra democrazia (...)" in B. Boneschi - E. Savino (a cura di), Mario Boneschi. L'occhio del testimone, Franco Angeli, Milano, 2008, p.111.
  6. ^ a b Carlo Silvestri, Mussolini Graziani e l'antifascismo, Longanesi, Milano, pag. 51
  7. ^ Nel verbale della Guardia Nazionale Repubblicana, reperibile nell'Archivio centrale dello Stato, Fondo Gnr, c. 36, f. VII, sf. 8., si legge : «Oggetto: Attentato terroristico. Milano, li 8/8/1944. Ore 8,15 di oggi in viale Abruzzi all'altezza dello stabile segnato col N° 77 scoppiavano due ordigni applicati ad opera d'ignoti all'autocarro germanico con rimorchio targa W.M. 111092 li sostante dalle ore 3 di stamane e affidato all'autiere caporal Maggiore Kuhn Heinz, che dormiva nella cabina di guida. Decedute 6 persone e precisamente: 1- Zanini Edoardo di Pietro anni 31 - domiciliato a Milano- via Rusco N° 8 2- Giudici Giuseppe fu Carlo anni 60 - domic. a Milano v. Nicola De Puglie 3- Zanicotti Giuseppe fu Angelo anni 28 - dom. Milano via Gran Sasso 2 4- Brioschi Primo - domiciliato a Mezzago, v. del Pozzo 7 5- Moro Gianfranco fu Leonida anni 19 dom. Como, v. Chiesa d'Abbate 4 6- La sesta è una donna età apparente anni 35 priva di documenti Feriti [sic] 11 persone e precisamente: 1- Milanesi Riccardo di Amedeo anni 17 via Baldarino 30 - Ric. Osped. di Niguarda 2- Castoldi Luigi di Carlo anni 29 - Monza, via Lecco 69 3- Brambilla Ettore di Riccardo anni 48, v. Gran Sasso 5 idem 4- Terrana Giorgio fu Sante anni 26, corso Buenos Aires 92 idem 5- De Ponti Ferruccio fu Luigi anni 28, v. Accademia 53 idem Feriti medicati e ritornati ai loro domicili 6- Passera Umberto fu Giuseppe, anni 51 - v. Friuli 65 - Milano 7- Passera Guido fu Giuseppe, anni 46 - v. Friuli 65 - Milano 8- Abbia Arnaldo fu Francesco, anni 29, corso Buenos Aires 25 - Milano 9- Cattaneo Luigi fu Giovanni, anni 14, viale Monza 9 - Milano 10- Robbiati Achille fu Carlo, anni 48 - viale Abruzzi 84 - Milano 11- Capol. [sic] Magg. Kuhn Heinz, ferito leggermente alla guancia destra
  8. ^ Ganapini, p. 322.
  9. ^ Carlo Silvestri, Mussolini Graziani e l'antifascismo, Longanesi, Milano, pag. 333
  10. ^ Mimmo Franzinelli, "L'amnistia Togliatti", edizioni Oscar storia Mondadori, Milano, 2006, pag 345: "L'ex prefetto di Milano Piero Parini, in servizio durante la RSI, è processato dalla CAS di Varese; l'imputato, in libertà provvisoria, non si presenta in aula; il procuratore generale chiede 6 anni e la corte ne infligge 3, interamente condonati".

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Adriano Grande "La legione Parini" prima ed. 1937, Edizioni Vallecchi;
  • Luigi Ganapini, La repubblica delle camicie nere. I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori, 3ª ed., Milano, Garzanti [1999], 2010, ISBN 88-11-69417-5.
  • Carlo Silvestri, Mussolini Graziani e l'antifascismo, Longanesi, Milano, 1949

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]