Piazza Statuto

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Piazza Statuto
PiazzaStatutoTorino.JPG
Piazza Statuto vista dal lato ovest
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàTurin coat of arms.svg Torino
CircoscrizioneCircoscrizione 1.png Circoscrizione 1 (dal civico 1 al 17 e dal 2 al 20)
Circoscrizione 1.png Circoscrizione 4 (civici restanti)[1]
Codice postale10122 (dal civico 2 al 20 e nn. dispari)
10144 (dal n. 22 al 26)
10143 (i nn. rimanenti)[1]
Informazioni generali
Tipopiazza
Pavimentazioneasfaltata
IntitolazioneStatuto Albertino
Collegamenti
Intersezionivia Luigi Cibrario
corso Francia
corso Principe Oddone
corso Principe Eugenio
via Garibaldi
Mappa

Coordinate: 45°04′34.64″N 7°40′14.45″E / 45.07629°N 7.67068°E45.07629; 7.67068

Piazza Statuto è una delle piazze più importanti della parte occidentale del centro storico di Torino. Fu l'ultima delle grandi piazze del periodo risorgimentale della capitale sabauda, caratterizzata da eleganti palazzi, con ampi portici lungo il suo perimetro.

Ha una forma allungata e da essa dipartono molte strade: via Luigi Cibrario, via San Donato, corso Francia, che in epoca romana era il tratto iniziale della strada per le Gallie, e via Garibaldi, antico decumanus maximus della colonia romana Julia Augusta Taurinorum, conosciuta un tempo anche come via Dora Grossa.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Un lato di Piazza Statuto.

Nascita della Piazza[modifica | modifica wikitesto]

Con la costituzione del neonato Regno d'Italia nel 1861, il re Vittorio Emanuele II di Savoia diede autorizzazione al completamento del prestigio della città di Torino, ormai capitale del Regno, con l'inizio dei lavori previsti per l'ampliamento della zona di Porta Susa. I lavori furono affidati - e largamente sovvenzionati - dall'impresa londinese di costruzioni Italian Building Society Ltd., che, nel 1863, incominciò la costruzione dei palazzi che attualmente circondano la piazza, su progetto dell'architetto Giuseppe Bollati, che vi cercò d'imporre uno stile piuttosto neoclassico. L'intento fu quello di sfruttare il momento politico particolare, quando le difficoltà incontrate dal governo sabaudo nel togliere la città di Roma a papa Pio IX facevano presumere che la capitale del Regno sarebbe rimasta a Torino. Si sarebbero quindi rese necessarie molte abitazioni in più, destinate a militari, funzionari, personaggi politici, e così via.

La capitale d'Italia fu invece trasferita a Firenze, una vicenda politica che sfociò nei sanguinosi tumulti torinesi del settembre 1864, i quali, oltre che provocare vittime nella più nota piazza San Carlo, vide come teatro delle proteste proprio la neonata piazza dello Statuto. Nell'ottobre 1864, Vittorio Emanuele II di Savoia delegò il cantiere dei lavori della piazza direttamente al Comune, che cercò di ultimare i palazzi nel 1865 secondo il progetto originale, per poi procedere a rivendere gli edifici all'asta. La piazza fu dedicata allo Statuto Albertino, la costituzione monarchica scritta dal suo predecessore, re Carlo Alberto di Savoia[2].

Palazzo Paravia[modifica | modifica wikitesto]

Tra i palazzi storici del 1865 in vendita, vi fu quello al civico 18, all'angolo con corso Principe Eugenio, che fu rilevato da Innocenzo Vigliardi Paravia, erede dell'impero editoriale torinese, e dal quale prese il nome. Nell'immediato dopoguerra poi, il palazzo ospitò uffici e materiale didattico della nota casa editrice, in attesa del trasferimento degli uffici nel 1950 presso la nuova sede torinese di corso Racconigi 16.

Piazza dello Statuto nel 1865.

La piazza tra scienza ed esoterismo[modifica | modifica wikitesto]

L'obelisco geodetico, detto "Guglia Beccaria" (1808).

Al tempo degli antichi romani, tutta la parte occidentale dello stesso castrum del Quadrilatero Romano, oltre le mura della cosiddetta "Porta Segusina" (nei pressi dell'attuale piazza Savoia), veniva usata spesso come necropoli e, molto probabilmente, anche come luogo delle esecuzioni capitali, e da cui deriverebbe il nome del rione a ridosso della piazza (chiamato "Valdocco", nome che deriverebbe dal latino valle occisorum). La vicinanza al poco distante Rondò dla Forca poi, nome popolare del luogo delle esecuzioni capitali dal 1821-1835 fino al 1852 circa, alla confluenza di corso Valdocco con corso Regina Margherita, rafforzò la credenza che l'intera zona avesse qualcosa di opprimente e di malefico.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Valdocco.

La piazza, nel contesto delle leggende esoteriche sulla "Torino magica", divenne quindi nota come uno dei "vertici" del cosiddetto "triangolo della magia nera" (gli altri sarebbero Londra e San Francisco). Mentre alcuni ritengono che il vertice di tale triangolo sia esattamente il monumento del Fréjus, altri ritengono invece che cada poco più a ovest, nel punto indicato da un piccolo obelisco con un astrolabio sulla sommità, situato nell'aiuola poco più a ovest rispetto allo stesso monumento del traforo ferroviario del Fréjus. In realtà, quest'obelisco fu eretto nel 1808 su un punto geodetico, in ricordo di un vecchio calcolo trigonometrico del 1760 sulla lunghezza di una porzione di meridiano terrestre (il Gradus Taurinensis), eseguito insieme con altri punti geografici nei comuni piemontesi di Rivoli (dove c'è un obelisco gemello, proprio al fondo di Corso Francia)), Andrate e Mondovì, opera del celebre geofisico e matematico piemontese Giovanni Battista Beccaria; l'obelisco infatti, viene anche chiamato: "guglia Beccaria"[3]).
A Beccaria fu anche intitolato il piccolo tratto di corso (che per molto tempo fu anche il corso più corto di Torino, 100 m, il cui primato andò poi a corso Ciro Menotti, di soli 60 metri) che parte dal giardinetto dell'obelisco verso il corso Principe Eugenio. Infine, al centro della piazza, presso la fontana del Frejus, vi è l'accesso che conduce al sistema fognario che qui ha il suo snodo principale. Anche questo elemento favorì il crearsi di leggende e credenze che vogliono la piazza come fulcro della magia negativa o, addirittura, punto d'ingresso di una delle tre presunte Grotte Alchemiche che sarebbero presenti in città. Esistono tour organizzati che includono la piazza come una delle tappe principali.

Il monumento al traforo del Fréjus[modifica | modifica wikitesto]

Monumento al traforo del Fréjus (1879).
La Torre BBPR all'imbocco di corso Francia; BBPR, 1959.

Al centro dei giardini della Piazza fu eretto un imponente monumento, dedicato alla realizzazione del traforo ferroviario del Frejus, un'opera infrastrutturale che, nel 1871, riuscì finalmente a collegare merci e passeggeri da Modane, in Francia, con la Valle di Susa, in Piemonte, passando sotto la Montagna del Fréjus.
Il monumento, presente sul lato ovest dei giardinetti centrali, fu concepito dal conte Marcello Panissera di Veglio, allora presidente dell'Accademia Albertina di Belle Arti, e fu inaugurato nel 1879. Consiste in una piramide di enormi massi provenienti proprio dallo scavo del traforo; la piramide è sovrastata da un Genio alato, con in origine una stella a cinque punte sul capo (rimossa in occasione del restauro del 2013[4]), sotto il quale trovano posto le figure marmoree dei Titani abbattuti. Il tutto è un'allegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta, nello spirito positivista dell'epoca in cui fu realizzato. Tuttavia, nella tradizione popolare, a questo significato originario se ne sovrappose un altro, secondo cui il monumento celebrerebbe invece le sofferenze patite dai minatori dell'epoca per realizzare l'opera[5]. Interpretazioni ancor più profetiche, legate sempre alla magia nera, vedrebbero, nella statuetta del Genio alato, lo stesso Lucifero[6]

Tranvia Torino-Rivoli e Porta Susa[modifica | modifica wikitesto]

Con la nascita della vicinissima Stazione Ferroviaria di Porta Susa nel 1856, la parte occidentale della piazza fu interessata come scalo dei binari lungo la neonata linea ferroviaria per Chivasso-Novara-Milano. A questa fu aggiunto, nel 1871, verso l'inizio di corso Francia, un edificio-stazione per il collegamento tranviario verso Rivoli.
Nel 1896 poi, la suddetta stazioncina tranviaria fu abbattuta per ampliare tutta la piazza verso ovest, creando quella che oggi è l'isola viaria alle confluenze di corso Inghilterra-corso Francia-via Cibrario-via San Donato, mentre i binari della stessa ferrovia per Milano furono interrati sotto la superficie. Lo scalo tranviario diretto per Rivoli fu spostato sullo stesso corso Francia, con un nuova stazione in stile liberty torinese, ma anche quest'ultima fu dismessa nel 1914, per poi essere abbattuta e successivamente rimpiazzata dall'attuale comprensorio della Torre BBPR negli anni sessanta, che prosegue fino alla retrostante via Matteucci.

La torre BBPR[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Torre BBPR.

Sul lato ovest della piazza, all'imbocco di corso Francia, sorge l'edificio noto come Torre BBPR, unica testimonianza dell'architettura post-razionalista di scuola milanese della città. Commissionata dalla Reale Mutua Assicurazioni e costruita dall'impresa dell'ing. Luigi Raineri, è stata progettata nel 1959 dal noto Studio BBPR di Milano e inaugurata nel 1961.

Sotto i portici della torre, un lapide ricorda la fucilazione di nove partigiani, avvenuta in data 12 ottobre 1944, a scopo di rappresaglia nazista dopo un attentato contro il ristorante dell'albergo "Tre Re", avvenuto il giorno precedente, in cui rimasero feriti alcuni soldati tedeschi[7]

La piazza come luogo di contestazione[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla sua nascita, la piazza fu teatro dei tumulti del 1864 per il trasferimento della capitale d'Italia da Torino a Firenze. Da allora, la piazza fu utilizzata spesso per cortei e manifestazioni politiche e sociali varie. La protesta storica più degna di nota fu quella del 1962, quando la piazza fu sede di uno dei primi grandi scioperi operai del dopoguerra. Durante la stagione dei contratti dell'industria metalmeccanica, decine di migliaia di dimostranti provenienti dalla Fiat e dalla Lancia, a ondate successive, si riversarono in piazza Statuto fra il 6 e il 10 luglio 1962, per protestare contro il sindacato della UIL, che qui aveva sede e che aveva firmato un accordo separato con l'industria Fiat. Seguirono gravi scontri con la polizia e centinaia di fermi e arresti tra i manifestanti.

I grandi lavori infrastrutturali 1990-2016[modifica | modifica wikitesto]

La parte occidentale della Piazza, nel periodo 1990-2016, fu interessata da imponenti lavori sotterranei, legati ai seguenti opere infrastrutturali:

Influenze culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Vicino alla Piazza, lungo via Cibrario, era presente il Cinema Statuto, diventato poi tristemente famoso per il tragico incendio del 13 febbraio 1983
  • I Mod torinesi hanno, fin dagli anni ottanta, fatto di piazza Statuto il loro punto di ritrovo davanti al numero civico 18, di fronte al Palazzo Paravia, alle 16 di ogni sabato
  • Dalla piazza ha anche preso il nome il gruppo musicale ska modernista degli Statuto, attivo sulla scena dal 1983

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vittorio Messori e Giovanni Cazzullo, Il Mistero di Torino, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-04-52070-1
  • Dove, Come, Quando - Guida di Torino '98-99, Torino, Gruppi di Volontariato Vincenziano, 1997

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