Palazzo Grimani (Castello)

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Museo di Palazzo Grimani
Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa dal Rio San Severo.JPG
La facciata di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa sul Rio di San Severo
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàVenezia
IndirizzoCastello 4858 (Ramo Grimani)
Caratteristiche
TipoMuseo d'arte
Periodo storico collezioniRinascimento
FondatoriAntonio Grimani, Vettore Grimani, Giovanni Grimani
Apertura20 dicembre 2008
ProprietàMiBACT -Polo Museale del Veneto
Direttoredott. Daniele Ferrara
Sito web

Coordinate: 45°26′13.04″N 12°20′32.1″E / 45.436956°N 12.342249°E45.436956; 12.342249

Il Palazzo Grimani di Santa Maria Formosa è un museo statale, ubicato a Venezia nel sestiere di Castello, vicino al campo di Santa Maria Formosa. Si può raggiungere da terra da Ruga Giuffa (mappa). L'ingresso d'acqua, molto usato anticamente, lo si ha dal canale di San Severo.

Portale di ingresso da Ruga Giuffa

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sala del Doge Antonio

Di proprietà della famiglia Grimani del ramo di Santa Maria Formosa fino 1865, dopo vari passaggi di proprietà nel 1981 venne acquisito, in grave stato di degrado, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali della città di Venezia e divenne patrimonio dello Stato. Aperto al pubblico il 20 dicembre 2008, dopo un lungo restauro, è attualmente un museo appartenente al Polo Museale Veneto, visitabile negli orari e nei giorni indicati. www.polomusealeveneto.beniculturali.it/musei/museo-di-palazzo-grimani

L’edificio, il cui nucleo più antico fu eretto in epoca medievale alla confluenza dei canali di San Severo e di Santa Maria Formosa, fu acquistato da Antonio Grimani, divenuto doge nel 1521, e passò successivamente in eredità, nel terzo decennio del XVI secolo, ai nipoti Vettore Grimani, procuratore de supra per la Repubblica Veneta, e Giovanni Grimani, Patriarca di Aquileia, che ristrutturarono la vecchia fabbrica ispirandosi a modelli architettonici desunti dalla classicità. I due fratelli vollero conferire forme “moderne” all’edificio e lo fecero decorare con cicli ad affresco e stucco di grande impatto. Nel 1558, alla morte di Vettore, Giovanni, divenuto l’unico possessore dell’immobile, promosse un ampliamento dello stesso con la collaborazione di molti artisti tra cui Federico Zuccari, artefice della decorazione dello Scalone monumentale, e Camillo Mantovano, attivo in vari ambienti. Il patriarca Giovanni Grimani, raffinato collezionista, allestì la sua raccolta di antichità, comprendente sculture, marmi, vasi, bronzetti e gemme, nelle sale del palazzo. Nel 1587 decise di donare la raccolta di sculture e di gemme alla Serenissima: dopo la sua morte le prime vennero sistemate nell'antisala della Biblioteca Marciana e oggi sono il nucleo fondante del Museo Archeologico Nazionale di Venezia.

Il lungo restauro ha restituito alla visione dei visitatori i bellissimi ambienti, tra cui si segnalano in particolare: il Camerino di Callisto, con stucchi di Giovanni da Udine, il Camerino di Apollo, con affreschi di Francesco Salviati e Giovanni da Udine, la Sala del doge Antonio, decorata con stucchi e marmi policromi, la Sala a Fogliami di Camillo Mantovano, dal soffitto interamente ricoperto con alberi da frutto, fiori e animali, e la Tribuna che ospitava più di cento pezzi della collezione archeologica. Attualmente vi è esposto il gruppo con il Ratto di Ganimede, sospeso al centro della volta decorata da lacunari. A Federico Zuccari si deve con ogni probabilità anche la decorazione in stucco con il mostro grottesco dalle fauci spalancate visibile nella Sala del Camino. Altre opere esposte nel museo si richiamano agli interessi collezionistici della famiglia Grimani. Nella Sala di Psiche si può ammirare la tela con l’Offerta dei doni a Psiche, copia antica dell’originale di Francesco Salviati, già collocata al centro del soffitto ligneo smembrato a metà dell’Ottocento.

Il secondo piano nobile, privo delle decorazioni che si vedono al primo, ospita mostre temporanee ed eventi culturali

Il Palazzo è, per la storia dell'arte e dell'architettura di Venezia, un elemento unico e prezioso. La sua peculiare forma architettonica, le decorazioni ricche di enigmi e di diverse chiavi di lettura, nonché la storia delle vicende della famiglia Grimani di Santa Maria Formosa, sono ancora oggi appassionato argomento di studio e ricerca.

Percorso museale[modifica | modifica wikitesto]

Da Ruga Giuffa, attraverso una piccola calle (Ramo Grimani), si accede al Palazzo attraverso un portale marmoreo che introduce il visitatore nell’ampio cortile creatosi a seguito di un’imponente ristrutturazione conclusasi negli anni Sessanta del Cinquecento. La fabbrica medievale originaria, con pianta ad L, fu ristrutturata e ampliata in più fasi, già a partire dagli anni Trenta del Cinquecento, dai fratelli Vettore e Giovanni Grimani secondo uno stile ispirato alle antiche domus romane e al clima culturale del Rinascimento. Le logge che si realizzarono furono adornate di statue classiche analogamente alle sale del piano nobile. La loggia che precede l’ingresso del museo era interamente affrescata con motivi vegetali e completata dai meravigliosi cesti in stucco che si possono ancora ammirare.

Scalone monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1563 e il 1565 la volta a botte dello scalone che conduce al portego o salone passante del piano nobile fu sontuosamente decorata da Federico Zuccari, giovane artista di cultura romana, con affreschi allegorici che rimandano alle virtù del suo committente, completati da grottesche e rilievi a stucco con creature mitologiche. Questi ultimi riproducono alcuni cammei antichi della collezione di Giovanni Grimani. Nell’insieme, lo scalone poteva competere per magnificenza solo con la Scala d’Oro di Palazzo Ducale e con quella della Libreria Marciana.

Camaron d’Oro[modifica | modifica wikitesto]

Questa sala deve il suo nome agli arazzi impreziositi da filati d’oro che un tempo ne ricoprivano le pareti. Si possono oggi ammirare alcuni pezzi della collezione di antichità di Giovanni Grimani, donata nel 1587 allo Statuario Pubblico della Serenissima (oggi Museo Archeologico Nazionale). La statua in gesso raffigurante il Gruppo del Laocoonte è un rarissimo calco settecentesco della notissima scultura del I secolo a.C. che grande interesse suscitò nel cardinale Domenico Grimani. Il gruppo, ritrovato a Roma nel 1506 presso le Terme di Tito, é conservato ai Musei Vaticani.

Sala a fogliami[modifica | modifica wikitesto]

Il soffitto della stanza detta dei fogliami, o del Pergolo, è stato eseguito negli anni Sessanta del Cinquecento da Camillo Mantovano. Deve il suo nome alla spettacolare decorazione del soffitto che celebra la natura, rigogliosa di piante e fiori, una fitta boscaglia abitata da numerosi animali, frequentemente in attitudine predatoria e ricchi di significati simbolici. Nelle lunette sormontate da grottesche, complesse figurazioni in forma di rebus alludono, forse, al lungo e travagliato processo per eresia subito dal patriarca Giovanni Grimani.

Sala a Fogliami (particolare)
La tribuna

Tribuna[modifica | modifica wikitesto]

La tribuna era nota anche come Antiquarium e in origine custodiva più di centotrenta sculture antiche, fra le più pregiate della raccolta. Questo spazio straordinario, un tempo chiuso su tre lati, illuminato dall’alto ed ispirato al Pantheon, era il vero fulcro e la meta ultima dell’itinerario lungo le sale che la precedono. La varietà delle fonti di ispirazione fa pensare ad un coinvolgimento diretto dello stesso Giovanni Grimani nella progettazione. La scultura con il Ratto di Ganimede, appesa al centro della sala, è una replica romana di un modello tardo ellenistico ed è stata ricollocata nella sua posizione originaria dopo il restauro del palazzo.

Stanza neoclassica[modifica | modifica wikitesto]

Questo ambiente venne rinnovato per essere adibito a camera da letto in occasione del matrimonio, celebrato nel 1791, tra la principessa romana Virginia Chigi e Giovanni Carlo Grimani. Allo scopo furono ricavati due camerini di comodo nei vani retrostanti la parete del camino. La decorazione del soffitto, eseguita dal veronese Giovanni Faccioli, riprende fedelmente alcuni brani di pittura murale antica. Attualmente nella sala è esposta La nuda, opera che era parte del ciclo di affreschi che Giorgione eseguì sulla facciata del Fontego dei Tedeschi nel 1508.

Sala da pranzo[modifica | modifica wikitesto]

Il suggestivo soffitto di questa sala, decorato da festoni con cacciagione, ortaggi e pesci, alternati a fasce floreali, fu realizzato da Camillo Mantovano e da un collaboratore attorno al 1567. Lo schema compositivo, con lo spazio suddiviso in spicchi attraverso raggi che convergono al centro, ripropone in chiave moderna un modello utilizzato nelle decorazioni antiche. La tela seicentesca al centro del soffitto, San Giovanni mentre battezza la folla, deriva dall’omonimo dipinto di Nicolas Poussin conservato al Louvre. Secondo le guide ottocentesche, esso sostituirebbe un dipinto attribuito a Giorgione e raffigurante i Quattro elementi.

Sala del doge, vestibolo e cappella[modifica | modifica wikitesto]

Questi tre ambienti appartengono all’ultima fase edilizia del palazzo, conclusasi entro il 1568. Nella cappella, utilizzata dal patriarca Giovanni Grimani per la celebrazione privata della messa, una pala cinquecentesca attribuita a Giovanni Contarini, allievo di Tiziano, è stata collocata in luogo dell’altare marmoreo, rimosso nel XIX secolo. Sul soffitto della cappella e del vestibolo, brevi iscrizioni latine richiamano ancora le vicende processuali del patriarca. Dalla finestrella del vestibolo potete scorgere la scala a chiocciola, di probabile invenzione palladiana. Nella sala successiva, una lapide sopra il camino ricorda ed esalta il ruolo di Antonio Grimani, nonno di Giovanni e doge della Serenissima dal 1521 al 1523, cui la sala fu dedicata. A sottolineare l’importanza di queste tre sale, le pareti e i pavimenti sono interamente decorati da riquadri marmorei, secondo il gusto antico. Molti di essi, estratti durante l’epoca romana in località della Turchia, della Grecia e dell’Africa, sono rari e preziosi. Nelle nicchie, sopra le porte e sopra il camino, erano collocati vasi antichi, busti e gruppi scultorei classici. L'allestimento prevede un busto in bronzo di Antonio Grimani ed un dipinto ad olio su tela con l’effigie dell’illustre antenato.

Camerino di Apollo[modifica | modifica wikitesto]

Situati nell’area della fabbrica medievale, i camerini di Apollo, Callisto e Psiche furono decorati tra il 1537 e il 1540 da artisti di formazione manierista. Sulla volta, in uno schema derivato dal soffitto di una tomba romana, si svolge la disputa tra Apollo e Marsia narrata nelle Metamorfosi di Ovidio. I quattro episodi sono opera del fiorentino Francesco Salviati. A Giovanni da Udine si devono gli stucchi, le figurette di divinità classiche, le grottesche e gli straordinari uccellini. Nella lunetta sulla parete di fondo una figurazione allegorica di ambientazione romana allude alle origini e ai fasti della famiglia Grimani. L’unica scultura qui collocata è la testa di Talìa, musa della commedia.

Camerino di Apollo

Camerino di Callisto[modifica | modifica wikitesto]

Come nel camerino di Apollo, anche quello dedicato alla ninfa Callisto e alla storia della sua metamorfosi rinvia al celebre testo ovidiano. Il racconto si snoda attraverso cinque riquadri a fondo oro, a partire dal primo - sulla parete di fronte alle finestre -, dove la ninfa addormentata viene amata da Giove, fino all’epilogo - al centro del soffitto-, in cui Callisto e il figlio Arcade vengono tramutati in costellazioni. Riscoperta a Roma la tecnica dello stucco antico, studiata sulle rovine classiche, Giovanni da Udine offre in questo soffitto un saggio della sua grande abilità, ricreando animali, nature morte, e dodici putti simboleggianti i mesi dell’anno, accompagnati da quattro segni zodiacali. Alcuni specchietti tondi incastonati negli stucchi impreziosiscono la composizione e, in accordo con la storia narrata, richiamano le stelle del firmamento.

Camerino di Psiche[modifica | modifica wikitesto]

La grande sala, ora divisa in due sezioni da un muro eretto nel XVIII secolo, nell’assetto originario era sormontata da un unico soffitto con cinque dipinti dedicati alla favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio. Il dipinto ottagonale ora esposto, probabile copia dell’originale realizzato da Francesco Salviati nel 1539, costituiva il centro della composizione e raffigura Psiche, venerata come una dea per la sua bellezza. Ai lati delle finestre rimangono frammenti degli affreschi con motivo a candelabra che decoravano le pareti verticali e databili agli anni Trenta del Cinquecento.

Sala del camino[modifica | modifica wikitesto]

La grande sala angolare, appartenente al nucleo più antico dell’edificio, fu rinnovata negli anni Sessanta del Cinquecento.

Il camerino di Apollo prima dei lunghi lavori di restauro

Essa è dominata dallo splendido camino sormontato da marmi colorati e da ampie decorazioni in stucco, dove nicchie e mensole ospitavano altri pezzi archeologici della collezione Grimani. L’eleganza dei volti ritratti di profilo, la qualità delle ghirlande e dei frutti e lo stupefacente mostro con la bocca spalancata, visibile al centro, fanno pensare alla genialità e alla stravaganza inventiva di Federico Zuccari. Alle pareti sono ancora visibili frammenti di una decorazione ad affresco che richiama il colonnato del cortile.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lotto A. Il collezionismo artistico dei Grimani di Santa Maria Formosa nel Cinquecento, in «Venezia Arti», n.17/18, 2003-2004, pp. 22–31
  • De Paoli M. Opera fatta diligentissimamente. Restauri di sculture classiche a Venezia tra Quattro e Cinquecento, Roma, L'Erma di Bretschneider, 2004
  • Aikema B. (a cura di) Il collezionismo a Venezia e nel Veneto ai tempi della Serenissima, Venezia, Marsilio, 2005
  • Brusegan M. La grande guida dei monumenti di Venezia - Newton & Compton Ed., Roma 2005; ISBN 88-541-0475-2.
  • Lotto A. Un libro di conti (1523-1531) di Marco Grimani, procuratore di San Marco e patriarca di Aquileia, «Atti dell'Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Classe di scienze morali, lettere ed arti», 165/I-II, Venezia 2007
  • Bristot A.(a cura di), Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa. Storia, arte, restauri, Verona, Scripta, 2008 ISBN 97-88-96162-02-6
  • Furlan C., Tosini P., I cardinali della Serenissima. Arte e committenza tra Venezia e Roma (1523 - 1605) Milano, Silvana editoriale, 2014

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso di terra del palazzo. Foto di Paolo Monti, 1970

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]