Istituto italiano di tecnologia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
IIT - Istituto Italiano di Tecnologia
Istituto Italiano di Tecnologia
IIT - Istituto Italiano di Tecnologia
La sede dell'IIT a Morego, nel quartiere genovese di Bolzaneto.
Tipo centro di ricerca scientifica
Fondazione operativo dall'ottobre 2005
Scopo avanzamento della ricerca scientifica
Sede centrale Italia Genova
Presidente Gabriele Galateri di Genola
Direttore Simone Ungaro
Impiegati 1.500 circa[1]
Sito web

L'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) è un centro statale di ricerca scientifica, governato da una fondazione di diritto privato, creato per l'avanzamento della ricerca scientifica in Italia. La sede scientifica è a Genova Bolzaneto, mentre quella amministrativa si trova a Roma. Centri distaccati di ricerca sono inoltre attivi in varie città italiane, in collaborazione con diverse università.

Il direttore scientifico è il fisico Roberto Cingolani. Secondo Edoardo Segantini, editorialista del Corriere della Sera, l'IIT sarebbe il migliore centro di ricerca Italiano.[2][3] Secondo Elena Dusi de la Repubblica, invece, nonostante non siano mancati mai i mezzi all'Istituto, la produttività media dei suoi ricercatori è di appena 0,34 articoli, per una spesa di 363 mila euro ciascuno, con un costo quintuplo rispetto a simili istituti.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione è stata creata alla fine del 2003, con l'art 4, decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con Legge 326 del 24 novembre 2003, su volontà degli allora ministri Giulio Tremonti e Letizia Moratti.

Dalla sua nascita nel 2003, si sono subito scatenate numerose polemiche: molti membri delle comunità scientifica, industriale e politica italiane si sono divisi in favorevoli e contrari al progetto. Tra le varie opinioni espresse in quel periodo, vanno ricordati tra i contrari Carlo Rubbia[5], Tullio Jappelli e Marco Pagano[6], il direttore de Le Scienze Marco Cattaneo[7], Francesco Sylos Labini[8], Renato Ugo dell'Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (AIRI)[9], Giorgio Squinzi di Confindustria.[10] La testata lavoce.info s'è occupata del tema IIT sin dall'inizio del progetto, pubblicando sia articoli critici sia articoli favorevoli (vedasi sezione in fondo alla pagina).

La sede centrale dell'Istituto Italiano di Tecnologia a Genova

Invece, tra gli entusiasti e tra chi ha creduto dall'inizio nel progetto, va registrato tra gli altri l'economista Francesco Giavazzi[11], che così scriveva nel 2003 sul Corriere della Sera:[12]

« L'IIT è uno strumento per far compiere un salto al paese, perché introdurrà la competizione nel mondo dell'università e della ricerca e romperà lobby e baronie. »
("Una Cambridge anche in Italia", Francesco Giavazzi, Corriere della Sera, 3 novembre 2003)

Finanziato dallo Stato italiano (100 milioni all'anno secondo quanto stabilito dalla Legge 326/2003), l'IIT è nato con lo scopo di diventare un centro di riferimento internazionale per la ricerca scientifica ad alto contenuto tecnologico, attirando il contributo di ricercatori ed esperti da tutto il mondo, oltre a fornire un'importante piattaforma per il rientro dei cosiddetti "cervelli in fuga" italiani emigrati all'estero.

In fase di costituzione, le città candidate ad ospitare l'istituto erano Genova e Pisa. La scelta cadde sul capoluogo ligure in quanto sede industriale d'importanti aziende quali Ansaldo, Siemens Italia, Ericsson, ed altre.

La struttura organizzativa e contrattuale dell'istituto è ispirata da quella del Max Planck Institut della Germania.

L'istituto è attivo dall'ottobre 2005.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Roberto Cingolani, Direttore scientifico IIT

La struttura di ricerca, presso la sede genovese, è articolata in vari dipartimenti e laboratori:

Dalla fondazione dell'istituto fino al 2010 è stato attivo anche un dipartimento di Telerobotica, chiuso poi per il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati.[14]

Sul piano contrattuale, l'istituto ha scelto di seguire l'impostazione del Max Planck Institute tedesco: per gli scienziati e i ricercatori non esistono posizioni a tempo indeterminato, ma soltanto contratti con validità quinquennale, rinnovabili soltanto nel caso lo scienziato abbia raggiunto gli obiettivi prefissati.

L'amministrazione prevede un consiglio e un comitato esecutivo. Il programma di dottorato di ricerca viene gestito dall'IIT insieme all'Università di Genova

Centri IIT[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla sede centrale di Genova, l'IIT opera in diversi centri distaccati siti presso alcune università italiane e statunitensi. Presso questi centri, gli scienziati IIT collaborano con ricercatori dell'università ospitante il centro, perseguendo obiettivi scientifici comuni all'istituto e all'ateneo.

Attualmente, l'elenco dei centri comprende:

Nel resoconto relativo all'attività scientifica del 2012, curato dal direttore scientifico Roberto Cingolani e pubblicato nell'estate 2013 sul sito web dell'istituto, si annuncia l'imminente avvio d'un nuovo laboratorio IIT@Harvard presso il Dipartimento di Neurobiologia della Harvard University sempre a Boston negli Stati Uniti.[16]

Nel Novembre 2013 un accordo di collaborazione scientifica è stato firmato tra l'IIT e istituto scientifico russo Skoltech (Skolkovo Institute of Science and Technology), situato a Skolkovo, vicino a Mosca.[17]

Agli inizi del 2014 Roberto Cingolani ha dichiarato l'intenzione del centro di ricerca scientifica da lui diretto d'aprire un laboratorio dedicato alla robotica riabilitativa nel parco scientifico tecnologico degli Erzelli a Genova.[18]

Nel Marzo 2015 viene annunciata l'imminente nascita d'un nuovo centro per lo studio della neurofisiologia traslazionale IIT@UniFe presso l'Università di Ferrara, in Emilia Romagna.[19]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Sin dalla sua nascita, l'IIT ha ricevuto diverse critiche per la quantità di fondi statali, considerata da alcuni eccessiva rispetto alle dotazioni di altri istituti universitari e di ricerca.[20].
Per un breve periodo il presidente del centro, Vittorio Grilli, è stato contemporaneamente anche direttore generale del Ministero del Tesoro[4]; per risolvere il conflitto di interessi a dicembre 2011[21] Gabriele Galateri di Genola gli è subentrato.
Dopo i primi anni, numerose critiche sono inoltre cadute sull'IIT riguardo alla scarsità di risultati rispetto all'alto numero di fondi pubblici ricevuti.[22] Così scrive Angelo Leopardi in un articolo per LeRagioni.it nel novembre 2010:

« [...] Consideriamo uno dei dipartimenti, quello di robotica (Advanced Robotics), e prendiamo come anno di riferimento il 2009. Risultano 52 pubblicazioni, di queste solo 9 sono articoli su riviste con revisione paritaria ("peer review"), 2 sono contributi su libro e ben 41 sono articoli presentati a convegni. Se ripetiamo lo stesso esercizio per gli altri gruppi di ricerca troviamo una situazione migliore. In totale nel 2009 i ricercatori IIT hanno prodotto circa 200 articoli su riviste internazionali, un risultato sicuramente buono anche se non eccezionale, considerando che, sommando i componenti di tutti i gruppi di ricerca, si arriva a circa 300 persone. Passiamo alle richieste di brevetto: anche qui abbiamo un risultato buono, ma sicuramente non sconvolgente: 12 richieste di brevetto nel 2009.

Per comprendere questi numeri dobbiamo confrontarli con quelli di strutture di ricerca con analoghi finanziamenti. I ricercatori del Politecnico di Torino (che ha un Fondo di Finanziamento Ordinario poco superiore ai 100 milioni di euro / anno, quindi quasi uguale a quello dell'IIT) hanno prodotto circa 700 articoli su rivista nell’anno 2009. I brevetti sono stati 18. »

("Che fine ha fatto l’Istituto Italiano di Tecnologia? Una “storia italiana”", di Angelo Leopardi, 2010-11-08, LeRagioni.it[22])

Una norma del febbraio 2015 (di cui si ignora l'esatta paternità) introdotta nel decreto legge "Misure urgenti per il settore bancario e per gli investimenti", approvato del Consiglio dei Ministri, affiderebbe all’Istituto tecnologico il monopolio su tutti i brevetti delle università e degli enti di ricerca. La norma, a detta di Valentina Santarpia del Corriere della Sera, ha fatto infuriare tutti: politici, università, enti di ricerca.[23] [24] Lo stesso Istituto ha diramato una nota ufficiale in cui all’unisono con il mondo della ricerca esprime la sua perplessità sulla norma sia nel merito che nel metodo.[25] Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini, in una nota ufficiale, ha dichiarato di non essere stata coinvolta nella stesura della norma, dichiarandola incompatibile con l’autonomia sia delle Università che degli Enti pubblici di ricerca.[26]

Valutazione Corte dei Conti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 2013 la Corte dei Conti ha approvato la relazione sulla gestione finanziaria dell'IIT, relativa agli esercizi 2011-2012, segnalando un'ottima gestione anche sul piano della spesa.[27]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Meritocrazia - Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e giusto", capitolo 8: "I semi del merito: IIT", di Roger Abravanel (Garzanti, 2008).
  • "Il mondo è piccolo come un'arancia. Una discussione semplice sulle nanotecnologie", di Roberto Cingolani (Il Saggiatore, 2014).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ilSecoloXIX.it - Tutti i numeri dell'IIT
  2. ^ Corriere della Sera: "La facoltà immobile che rinuncia ad innovare", di Edoardo Segantini, dicembre 2014
  3. ^ [1]
  4. ^ a b - "Ecco i campioni della ricerca in Italia e a sorpresa il Cnr arriva solo terzo" di Elena Dusi
  5. ^ Rubbia: piano oscuro, no al Mit italiano
  6. ^ [2]
  7. ^ Istituto Italiano Tremonti
  8. ^ L’eccellenza de’ noantri
  9. ^ Corriere Economia, 3 novembre 2003, pag 2
  10. ^ Corriere.it - Domani farà ricerca pura, oggi fa litigare (3 novembre 2003)
  11. ^ Corriere.it - Una Cambridge anche in Italia, Francesco Giavazzi (25 ottobre 2003)
  12. ^ Corriere.it - Domani farà ricerca pura, oggi fa litigare (3 novembre 2003)
  13. ^ OggiScienza - http://oggiscienza.wordpress.com/2014/07/02/iit-nikon-supermicroscopio/
  14. ^ A Genova l'IIT perde 50 ricercatori - La telerobotica non centra gli obiettivi di eccellenza e rinuncia a rinnovare gli accordi. URL consultato il 06/03/2012.
  15. ^ BjLiguria.it - Al San Martino un laboratorio di neuroscienze: accordo Università-IIT-San Martino
  16. ^ iit.it, il 7º anno
  17. ^ ilSecoloXIX.it - Patto IIT-Skoltech
  18. ^ TeleNord.it - IIT punta ad Erzelli
  19. ^ TelEstense.it - A Ferrara nuovo centro
  20. ^ LaVoce.info - "Domande e risposte sull'iit" di Daniele Checchi e Tullio Jappelli, 27 luglio 2005
  21. ^ Vertici dell’Istituto Italiano di Tecnologia
  22. ^ a b "Che fine ha fatto l’Istituto Italiano di Tecnologia? Una “storia italiana”", di Angelo Leopardi, 2010-11-08, LeRagioni.it
  23. ^ Brevetti all’Istituto di tecnologia Scoppia la bufera, atenei in rivolta su corriere.it
  24. ^ Il giallo della privatizzazione dei brevetti su lastampa.it
  25. ^ Ipotesi centralizzazione brevetti snatura la missione di IIT su iit.it
  26. ^ IIT, Giannini: norma brevetti incompatibile con autonomia università ed enti ricerca comunicato stampa del 25 gennaio 2015, Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
  27. ^ AgenParl.it - IIT: CORTE DEI CONTI, SI CONFERMA ISTITUTO DI ECCELLENZA

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]