Michael Richards

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Michael Richards ai Premi Emmy 1993

Michael Anthony Richards (Culver City, 24 luglio 1949) è un attore e produttore televisivo statunitense.

È noto per il personaggio di Cosmo Kramer da lui interpretato nella sit-com Seinfeld dal 1989 al 1998.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È il figlio di Phyllis Nardozzi, addetta alle cartelle mediche, di origine italiana, e di William Richards, ingegnere elettronico di origine scozzese ed inglese, morto in un incidente automobilistico quando Michael aveva solo due anni.[1][2]

Richards ha studiato alla California Institute of the Arts, ma si è diplomato nell'Evergreen State College nel 1975. Comincia la sua carriera durante il periodo del college partecipando a tutte le produzioni studentesche. Si arruola nell'esercito e viene inviato in Germania come co-direttore della V armata Training Road Show, producendo e dirigendo degli show per le truppe. Uscito dall'esercito, si guadagna da vivere lavorando come autista di autobus scrivendo uno show di cabaret nel 1979. Richards ha la sua prima grande occasione nove mesi dopo, apparendo nel primo special televisivo di Billy Crystal. Si sposa con la direttrice di casting Cathleen Richards, dalla quale avrà una figlia, divorziando poi nel 1990.

Nel 1980 entra a far parte del cast sull'ABC's Fridays television show, e da lì tutta una serie di partecipazioni più o meno importanti, come ad esempio Miami Vice, in Cin cin, nello show di Jay Leno, o nel film di "Weird Al" Yankovic, UHF - I vidioti. Il successo arriva però alla fine degli anni '80, quando viene scritturato per interpretare Cosmo Kramer nella fortunata serie Seinfeld, che gli fa vincere 3 Emmy Award.

Nel 2000 Richards inizia a lavorare su una nuova serie per la NBC. Il Michael Richards Show ottiene però uno scarso successo di pubblico. Nel 2002 era stato provinato per interpretare Adrian Monk nell'omonima serie televisiva, ma venne scartato e la parte andò a Tony Shalhoub. Nel novembre 2006 Richards è stato protagonista di una serie di insulti razzisti rivolti ad uno spettatore di un suo spettacolo a Los Angeles.[3] L'episodio, che segnò in negativo il proseguimento della sua carriera, nello specifico ebbe luogo il 17 novembre 2006 al Laugh Factory di Hollywood, California. Richards si lanciò in una serie di insulti in risposta alle interruzioni da parte di un ristretto gruppo di spettatori afroamericani. Urlò diverse volte: «He's a nigger ("È un negro!"), e fece riferimento ai linciaggi e all'epoca delle leggi di Jim Crow.[4][5][6][7] Kyle Doss, una delle persone oggetto degli insulti di Richards, disse che il gruppo era arrivato a metà dello spettacolo ed era stato "un po' rumoroso". Secondo quanto dichiarato da Doss:

«[Richards] disse: "Guarda quegli stupidi messicani e i neri che fanno rumore lassù". Questa è la prima cosa che ha detto. E poi ha continuato su questo tono. E, poi, dopo un po', gli ho detto: "Il mio amico non pensa che tu sia divertente". E quando gliel'ho detto, è stato allora che mi ha sbalordito e ha detto: "Vaffanculo negro". Ed è così che è iniziato tutto.»

Tre giorni dopo l'incidente, Richards fece pubblica ammenda via satellite al Late Show with David Letterman, dicendo: «Per me, essere in un comedy club e andare così fuori di testa e dire queste cazzate... sono profondamente, profondamente dispiaciuto. Non sono un razzista, ecco cosa c'è di così folle in tutto questo».[8] Molti degli spettatori in studio risero e Richards cominciò a spiegarsi e scusarsi a ruota libera, portando l'ospite dello spettacolo Jerry Seinfeld a rimproverare il pubblico, dicendo: «Smettetela di ridere. Non è divertente». Richards disse che aveva cercato di smorzare sul nascere il disturbo al suo spettacolo essendo ancora più oltraggioso dei disturbatori, ma la cosa gli si era ritorta contro. In seguito chiamò i leader dei diritti civili Al Sharpton e Jesse Jackson per scusarsi personalmente dell'accaduto.[9][10][11] Doss dichiarò di non accettare le scuse di Richards: «Se avesse voluto veramente scusarsi, avrebbe potuto contattare uno di noi in privato. Ma non l'ha fatto. Si è scusato davanti alla telecamera solo perché la registrazione dell'episodio è diventata pubblica».[10][12]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michael Richards Biography (1949?-), su filmreference.com. URL consultato il 12 ottobre 2010.
  2. ^ Michael Richards Tv's Top Jive-talking Hipster-doofus Fell for His Audience, and Vice Versa. Farewell, Cosmo, and Giddyup!, in People, 14 maggio 1998. URL consultato il 27 dicembre 2012.
  3. ^ Seinfeld actor lets fly with racist tirade, su theguardian.com, 22 novembre 2006. URL consultato il 5 novembre 2021.
  4. ^ Mariel Concepción, Comedian Michael "Kramer" Richards Goes into Racial Tirade, Banned From Laugh Factory, in News wire, VIBE.com, 2006. URL consultato il 21 novembre 2006 (archiviato dall'url originale il 31 dicembre 2006).
  5. ^ "Seinfeld" Comic Richards Apologizes for Racial Rant, in Washingtonpost.com, 21 novembre 2006. URL consultato il 12 ottobre 2010.
  6. ^ Richards 'deeply, deeply sorry' for racial slurs, in CBC arts, Canadian Broadcasting Corporation, 20 novembre 2006. URL consultato il 20 novembre 2006.
  7. ^ "Seinfeld" Star Richards Under Fire For Racial Outburst, in News wire, Reuters, 20 novembre 2006. URL consultato il 28 giugno 2013.
  8. ^ CNN Newsroom, CNN.com, 2006. URL consultato il 16 febbraio 2007.
  9. ^ The Situation Room transcript, in The Situation Room, CNN, 2006. URL consultato il 4 dicembre 2006.
  10. ^ a b Sharpton: Comedian's apology not enough, in CNN, 23 novembre 2006. URL consultato il 22 aprile 2007.
  11. ^ Jesse Jackson Talks To Michael Richards: Jackson Says Apology For Actor's Racist Rant Is Only A Beginning Before Healing, in News wire, CBS, 25 novembre 2006. URL consultato il 23 aprile 2007.
  12. ^ Kyle Doss wants reparations for Kramer calling him a nigger su YouTube

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Controllo di autoritàVIAF (EN76526516 · ISNI (EN0000 0001 1448 5553 · LCCN (ENn96072285 · GND (DE143574000 · BNF (FRcb14220446w (data) · J9U (ENHE987007457335505171 · CONOR.SI (SL177414755 · WorldCat Identities (ENlccn-n96072285
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