Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Grande moschea di Cordova

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Mezquita di Cordova)
Jump to navigation Jump to search
Moschea di Cordova
Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova
Corboba mezquita1.jpg
prospetto esterno
StatoSpagna Spagna
Comunità autonomaAndalusia Andalusia
LocalitàCordova
ReligioneCattolica
(precedentemente Islamica su sito cristiano)
TitolareMaria
Diocesi Cordova
Stile architettonicogotico, rinascimentale, barocco, islamico
Inizio costruzioneprima chiesa: 600
come moschea: 785
trasformazione: 1236
Sito web

Coordinate: 37°52′45.1″N 4°46′47″W / 37.879194°N 4.779722°W37.879194; -4.779722

La grande moschea di Cordova, oggi cattedrale dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima in Cordova, è una delle principali espressioni dell'arte arabo-islamica e dell'architettura gotica e rinascimentale dell'Andalusia. È con l'Alhambra di Granada, la Aljafería di Saragozza e la Giralda di Siviglia la più prestigiosa testimonianza della presenza islamica in Spagna dall'VIII secolo al XIII secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Colonne ed archi della moschea.
Muro esterno della qibla.

La costruzione sorge sul sito in cui si ergeva l'antica chiesa visigotica di San Vincenzo, non lontana dal Guadalquivir. Quando i musulmani occuparono Cordova nel 756 la chiesa fu inizialmente suddivisa e utilizzata contemporaneamente da musulmani e cristiani. Successivamente l'emiro ʿAbd al-Raḥmān I fece demolire la chiesa cristiana e intraprese la costruzione della grande moschea. Gli scavi archeologici diretti dall’architetto Félix Hernández nel 1930 confermarono l’esistenza nel sottosuolo della Moschea-Cattedrale di un complesso episcopale databile tra il secolo IV e VI. Furono portati alla luce i resti archeologici della basilica visigota dedicata a San Vincenzo Martire, della sede episcopale e del seminario. La Moschea fu ingrandita tre volte dai suoi successori (ʿAbd al-Raḥmān II 833-48; al-Ḥakam II 962-966; ʿAbd al-Raḥmān III 929-958; Almanzor 988), finendo per coprire 23.000 e diventare la più grande moschea del mondo musulmano di quel tempo, destinata a diventare la seconda solo dopo l'edificazione di quella di Sāmarrāʾ, capitale abbaside pro tempore.

Si presenta al giorno d'oggi con la forma di un grande quadrilatero di circa 180 m di lunghezza per 130 m di larghezza, con 19 navate e 856 colonne sormontate da capitelli in stili diversi. Sulle colonne si appoggiano delle arcate doppie in mattoni e pietra bianca (sovrapposte l'una sull'altra con uno spazio intermedio) che permettono di avere un soffitto molto alto e donano all'edificio un'impressione di leggerezza.
Il miḥrāb non è orientato verso la Kaʿba della Mecca (quindi a SE) ma verso sud e, per salvarlo dall'accusa di un così corposo errore, la leggenda vuole che ʿAbd al-Raḥmān, nostalgico della città di Damasco da cui era stato cacciato dagli Abbasidi, avesse voluto appositamente orientare il miḥrāb della moschea di Cordoba nella stessa direzione di quello della moschea di Damasco. Cosa del tutto implausibile però, essendo doveroso per ogni orante musulmano volgere la faccia, nel corso della sua salat obbligatoria quotidiana, verso la Kaʿba.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pianta della moschea prima dell'impiantazione della chiesa
con nomi dei committenti
Moneta da 2 € dedicata alla grande moschea

La moschea[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio iniziale, cominciato nel 785 da ʿAbd al-Raḥmān I, comprendeva un cortile quadrato (il patio de los naranjos) circondato da un muro di cinta sul quale si apriva in tutto il suo splendore la sala di preghiera, di forma rettangolare, composta da undici navate, ciascuna avente dodici arcate, disposte di fronte al cortile. Le navate erano separate da eleganti colonne di marmo di diversa provenienza (tra cui edifici romani a Cordova e la preesistente chiesa visigota).

In modo eclettico i costruttori islamici presero dai Bizantini l'idea dei mosaici, dagli Egizi la sala a colonne, dai Visigoti l'arco a ferro di cavallo, dall'architettura romana dell'Acquedotto di Segovia gli archi sovrapposti nei quali videro la stilizzazione dei rami di palma, così da costruire la moschea come un gigantesco palmeto di pietra (856 colonne in un rettangolo di 175 metri per 135). La selva di colonne crea "ritmici allineamenti e fughe a perdita d'occhio, cadenzati giochi di profondità, mutevoli e sempre esatte prospettive geometriche, congeniali ad un popolo che inventò l'algebra".[1]

Accanto al muro di cinta, sul lato opposto della sala di preghiera, si trova il minareto. Hishām I fece realizzare parecchie ristrutturazioni interne: le gallerie destinate alle donne che venivano a pregare e una vasca per le abluzioni. La lunghezza delle arcate fu successivamente raddoppiata da ʿAbd al-Raḥmān II nell'848 e allungata un'ultima volta da al-Ḥakam II nel 961. In entrambi i casi l'allungamento delle navate avvenne sul lato opposto all'entrata principale e per questo motivo il miḥrāb, anch'esso collocato sul quel lato, dovette essere ogni volta ricostruito. Quello attuale, montato con l'aiuto di artisti bizantini, è un'enorme cupola monolitica in marmo bianco superbamente decorato.

Ampliamento di Almanzor[modifica | modifica wikitesto]

L’ultimo degli ampliamenti del periodo islamico viene realizzato sul finire del X secolo dall’ Hajib Almanzor. Per dimostrare il suo potere e per far fronte alla continua crescita demografica di Cordoba l’Hajib decide di realizzare il più esteso intervento di ampliamento coinvolgendo sia l’edificio di culto che il patio. A differenza di quelli che l’hanno preceduto questo intervento non si sviluppa verso meridione a causa della vicinanza del Guadalquivir. L’espansione, che porta alla costruzione di otto nuove navate, verrà pertanto realizzata sul lato orientale dando luogo alla forma rettangolare che oggi ammiriamo.

Il mihrāb fu collocato in una posizione centrale. In quel momento la moschea contava 1293 colonne.

Nel 2010 la zecca spagnola ha dedicato una moneta commemorativa da 2 euro alla grande moschea di Cordova.

L'altare maggiore

La cattedrale[modifica | modifica wikitesto]

Quando Cordova fu riconquistata dai cristiani di Ferdinando III di Castiglia, nel 1236, la moschea fu convertita in cattedrale. L'apertura tra il cortile e la sala di preghiera fu murata, conservando una sola porta d'entrata (la Puerta de las Palmas). Inoltre vennero abbattute alcune file di colonne per lasciar libero lo spazio per la Cappella Reale decorata con stucchi mudéjar.

Nel XVI secolo il clero di Cordova decise di dotare la città di un edificio molto più sontuoso e alla moda del tempo. Il progetto consisteva nella demolizione di una parte importante del centro dell'edificio, rompendo la prospettiva della foresta di colonne, e l'inserimento al suo posto di una cattedrale cristiana. Il progetto fu inizialmente contrastato e oggetto di forti polemiche e soltanto dopo l'intercessione dell'imperatore Carlo V ne fu avviata la costruzione.

Il risultato è una meraviglia architettonica che fonde gli stili gotico, rinascimentale e barocco con magnifiche decorazioni, ma può far rimpiangere che abbia perduto unitarietà l'eccezionale edificio costruito originariamente dai musulmani. È riportato da J. B. Alderete che lo stesso Carlo V successivamente disse: «avete costruito qualcosa che si può vedere ovunque, distruggendo qualcosa che invece era unico al mondo». Fu probabilmente grazie all'inserimento della chiesa che l'edificio poté sostanzialmente salvarsi e rimanere integro.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente l’interno dell’edificio era, ad eccezione della Qibla, un’unica sala ipostila di 19 navate, utilizzata come spazio per la preghiera. Oggi invece una parte dell’interno è occupata dalle cappelle perimetrali, dalla cappella reale, dalla cappella di Villaviciosa e dal nucleo cruciforme centrale.

Nucleo cruciforme[modifica | modifica wikitesto]

Cappelle perimetrali[modifica | modifica wikitesto]

Cappelle addossate alla parete ovest[modifica | modifica wikitesto]

Da nord a sud:

  • Cappella di Sant’Ambrogio. È una delle più antiche conservate nell’edificio e presenta una copertura di legno con alcuni resti del cassettone originale. Non si conosce il nome dell’artista che ha creato l’opera, ma la stessa è stata rinnovata da Juan Ruíz da Córdoba nel 1528. La cappella fu restaurata nel 1839 da Pedro María Villavicencio.
  • Cappella di Sant’Agostino e Santa Eulalia di Mérida
  • Cappella di Nostra Signora della Neve e San Vincenzo Martire, anche conosciuta come cappella della Trasfigurazione
  • Cappella dei Santi Simone e Giuda
  • Cappella di Nostra Signora della Concezione o del Santissimo Sacramento
  • Cappella di San Antonio Abate
  • Cappella della Trinità
  • Cappella di San Acacio
  • Cappella di San Pietro e San Lorenzo

Cappelle addossate alla parete Sud[modifica | modifica wikitesto]

De ovest a Est:

  • Cappella di San Bartolomeo
  • Cappella di San Filippo e Santiago
  • Cappella di Santa Teresa, anche conosciuta come cappella del Cardinal Salazar o cappella del Tesoro
  • Cappella di Santa Ines
  • Cappella di San Clemente, che ospita il Museo di San Clemente
  • Cappella del Sagrario

Cappelle addossate alla parete est[modifica | modifica wikitesto]

Da nord a sud:

  • Cappella di Sant'Antonio da Padova
  • Cappella di San Marco, Sant’Anna e San Giovanni Battista
  • Cappella di San Matteo e dell’Immacolata Concezione di Nostra Signora
  • Cappella di San Giovanni Battista
  • Cappella di Santa Marina, di San Matteo e del Battistero
  • Cappella di San Nicola di Bari
  • Cappella della Expectación, anche chiamata Cappella di Nostra Signora della O
  • Cappella dello Spirito Santo, anche chiamata Cappella de los Simancas o Cappella dei Vescovi
  • Cappella della Concezione Antica, anche chiamata Cappella del Rosario
  • Cappella di San Giuseppe
  • Cappella della Natività di Nostra Signora
  • Cappella di Santa Maria Maddalena
  • Sacrestia

Cappelle addossate alla parete nord[modifica | modifica wikitesto]

De ovest a est:

  • Cappella di San Eulogio, anche chiamata Cappella di San Michele
  • Cappella di Santo Stefano
  • Cappella di Nostra Signora del Dolore Maggiore, anche chiamata Cappella di Santa María Maddalena
  • Cappella di Nostra Signora de la Antigua
  • Cappella di Sant’Andrea
  • Cappella dell'Epifania, anche chiamata Cappella dei Re Magi
  • Cappella di Nostra Signora del Rosario
  • Cappella delle Anime Benedette del Purgatorio, anche chiamata Cappella di Inca Garcilaso
  • Cappella di los Santos Varones, anche chiamata Cappella del Santo Sepolcro
  • Cappella di Santa Francesca Romana e Sant'Orsola

Patio degli aranci (Patio de los Naranjos)[modifica | modifica wikitesto]

Il patio de los Naranjos si trova nella parte settentrionale della cattedrale che fungeva da luogo delle abluzioni della moschea di Abderramán I. Il patio è stato ampliato durante le diverse tappe della costruzione. Deve il suo nome ai 98 alberi di aranci che si trovano al suo interno piantati sul finire del secolo XVIII.

Il patio è un grande giardino chiuso da mura di circa 130 metri per 50. Sui tre lati occidentale, settentrionale e orientale si sviluppano delle gallerie porticate in cui si aprono sei porte che comunicano con l’esterno. Nelle gallerie sono esposte le travi e le assi del soffitto a cassettoni originario, in opera prima del restauro del secolo XIX.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Marchi, "Cordova, la moschea battezzata" in Grandi peccatori, grandi cattedrali. Bur Rizzoli, ed.,2014, pag. 59-60

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN253430509 · LCCN (ENn50054354 · GND (DE4070108-6 · BAV ADV11358415