Liam

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Liam
Titolo originale Liam
Paese di produzione Regno Unito, Germania, Francia, Italia
Anno 2000
Durata 90 min
Rapporto 1,85:1
Genere drammatico
Regia Stephen Frears
Soggetto Joseph McKeown
Sceneggiatura Jimmy McGovern
Produttore Colin McKeown, Martin Tempia
Produttore esecutivo Sally Hibbin, Tessa Ross, David M. Thompson
Casa di produzione BBC, Liam Films, Road Movies Filmproduktion, Moving Image Development Agency, Diaphana Films, BiM, WDR / arte, ARD, Degeto Film
Distribuzione (Italia) BiM Distribuzione
Fotografia Andrew Dunn
Montaggio Kristina Hetherington
Musiche John Murphy
Scenografia Stephen Fineren
Costumi Alexandra Caulfield
Interpreti e personaggi
Premi

Liam è un film del 2000 diretto da Stephen Frears, basato sul romanzo Back Crack Boy di Joseph McKeown.

È stato presentato in concorso alla 57ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Liam ha 7 anni, ha un fratello e una sorella maggiori che vanno scuola, una madre amorevole e un padre operaio. Con la sua famiglia vive a Birkenhead, sulla sponda del fiume Mersey opposta a Liverpool, in un quartiere irlandese cattolico. I tempi sono duri ma la famiglia Sullivan è felice. Tutto cambia quando, a causa della Depressione, il padre perde il lavoro e la famiglia si riduce in povertà.

Liam inizia a frequentare la scuola elementare e si prepara per la Prima Comunione, soffre di balbuzie ma la severa educazione religiosa di padre Ryan non lo aiuta. La sorella Teresa prende servizio nella casa degli Abernathy, ricca famiglia borghese ebrea proprietaria dei cantieri navali, la signora per la quale lavora ha una relazione e la ragazza vorrebbe licenziarsi. Il fratello partecipa in segreto a degli incontri di socialisti. Intanto il padre, in cui cresce l'odio nei confronti degli stranieri, si avvicina al movimento fascista.

La tensione culmina nel folle gesto del padre che, insieme ad altri esagitati, getta una bomba carta dentro la casa degli Abernathy senza sapere che all'interno si trova ancora sua figlia, la quale rimane gravemente ustionata.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Gian Luigi Rondi su Il Tempo[1] scrive:

« Il ritratto della miseria inglese nel Trenta è efficace, proposto spesso anche con modi risentiti, figurativamente ispirati a un realismo solido. L'occhio del bambino, però, che osserva soprattutto le repressioni a scuola e quelle, quasi caricaturali, in chiesa, deforma a tal segno le vere prospettive da far pensare che Frears abbia voluto addirittura cimentarsi con l'humour nero. Senza equilibrio, però, e in più momenti con scarse motivazioni narrative. Approdando a una cronaca che rischia a tratti di scivolare nel libello. Priva, alla fine, anche di vere conclusioni. »

Roberto Nepoti su la Repubblica[2] scrive:

« Dopo la brillante divagazione nella commedia Alta fedeltà, Frears mette in immagini minimaliste un romanzo semi-autobiografico di Jimmy McGovern, alternando con lodevole senso dell'equilibrio i toni allegri e quelli amari. Se i fatti sono tristi, dolorosi o addirittura disperati, il film non rinuncia a una certa leggerezza di tocco, ottenuta filtrando gli eventi con gli occhi di un piccolo umorista senza saperlo. La sceneggiatura, scritta bene, articola la progressione degli eventi in un crescendo efficace: anche se scivola nel didascalismo quando s'impegna a dimostrare la genesi della paranoia del disoccupato. Tutto il cast è perfettamente all'altezza del compito: dal versatile Ian Hart alla giovanissima Megan Burns, da Claire Hackett a Anthony Borrows, bimbetto dalla faccia di gomma che inciampa nelle parole ma sa guardare la vita con l'ottica giusta. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 15 marzo 2001
  2. ^ Roberto Nepoti, la Repubblica, 19 marzo 2001

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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