Vittoria e Abdul

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Vittoria e Abdul
Vittoria e Abdul.jpg
Judi Dench e Ali Fazal in una scena del film
Titolo originale Victoria & Abdul
Lingua originale inglese
Paese di produzione Regno Unito, Stati Uniti d'America
Anno 2017
Durata 112 min
Genere drammatico, biografico, storico
Regia Stephen Frears
Soggetto Shrabani Basu
Sceneggiatura Lee Hall
Produttore Tim Bevan, Eric Fellner, Beeban Kidron, Tracey Seaward
Casa di produzione BBC Films, Cross Street Films, Working Title Films
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Montaggio Melanie Oliver
Costumi Consolata Boyle
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Vittoria e Abdul (Victoria & Abdul) è un film del 2017 diretto da Stephen Frears.

Basato sull'omonimo libro di Shrabani Basu, il film racconta la storia vera dell'amicizia tra la Regina Vittoria e il suo segretario indiano Abdul Karim.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

1887. Il giovane Abdul Karim, impiegato nella prigione di Agra, viene scelto per recarsi alla corte della Regina Vittoria in occasione del suo Giubileo d'Oro, e consegnarle in dono un'antica moneta quale segno di rispetto da parte delle colonie indiane. La missione dovrebbe essere semplice e sbrigativa; tuttavia Vittoria, ormai molto vecchia, sola e insofferente alla vita di corte, viene attratta dall'avvenenza e dalla dedizione che da subito Abdul le dimostra. Il ragazzo è invitato a rimanere a corte e in breve diventa valletto personale di Vittoria; successivamente la regina lo nomina Monshi, ossia suo maestro, perché le insegni la lingua urdu e il Corano.

La regina prova un profondo affetto nei confronti di Abdul, gli apre il cuore e gli confida i suoi segreti più intimi, sfuggendo così alla solitudine e alle tristezze della sua vita; quando scopre che il ragazzo è sposato, la regina ammette a corte sua moglie e sua suocera, che arrivano a Windsor indossando un velo integrale. La famiglia andrà a vivere in un cottage poco distante dalla dimora della regina. Tuttavia questa predilezione crea malcontento a corte, in particolare da parte di suo figlio e del Primo Ministro, che iniziano a tramare per minare alla base il rapporto tra Vittoria e Abdul. Quando la regina viene a sapere dalla corte che l'uomo non le ha detto della Fatwā emessa contro di lei in India da un'autorità musulmana, ne rimane molto amareggiata e lo licenzia; il giorno dopo, comprendendo che il Monshi le abbia nascosto la verità col solo intento di proteggerla, lo perdona e lo lascia rimanere a palazzo, purché non le menta più.

L'interesse di Vittoria nei confronti di Abdul e della sua cultura crescono: la regina si fa costruire una Durbar Room, ossia una camera di rappresentanza in stile indiano, nella sua residenza a Osborne House, decorata con i ritratti dei notabili indiani, tra cui spicca anche quello dello stesso Abdul. Vittoria si dichiara inoltre intenzionata a conferire all'uomo il cavalierato: sarebbe il primo uomo di colore a riceverlo. Di fronte a quest'ultimo affronto il Principe e gli altri nobili cospirano alacremente contro Abdul, cercando di raccogliere informazioni atte a screditarlo. Si scopre così che la famiglia di Abdul non solo non è nobile, ma appartiene a una casta poverissima; inoltre il medico, esaminando l'uomo per scoprire come mai lui e sua moglie non riescano ad avere figli, lo scopre affetto da gonorrea. Messa di fronte a queste accuse nei confronti del Monshi, Vittoria le rigetta e accusa suo figlio e gli altri di essere contro Abdul per sole questioni di razzismo, e intima loro di essere gentili con lui.

A questo punto l'intera corte si solleva contro Vittoria e Abdul e tutto il personale decide che, qualora la regina dovesse concedere al Monshi il cavalierato, tutti chiederanno licenza di lasciare il servizio della sovrana. Edoardo e i maggioenti la minacciano inoltre, nel caso che non ceda, di farla dichiarare pazza. La regina, furiosa, affronta l'intera schiera dei suoi notabili, invitando chiunque abbia realmente intenzione di licenziarsi di farsi avanti; nessuno in realtà vuole rinunciare alla sua carica, così Vittoria chiarisce una volta per tutte che è lei a detenere il potere di decidere per sé stessa. Dichiara inoltre che non concederà il cavalierato ad Abdul, ma lo nominerà intendente dell'Ordine dell'Impero Britannico.

Poco dopo le condizioni di Vittoria peggiorano, e alle prime avvisaglie della malattia la regina chiede ad Abdul di tornare in India, poiché una volta morta non potrà più proteggerlo dalle ostilità della corte. L'uomo, ormai sinceramente affezionato alla sua regina, rifiuta e dichiara di volerla servire fino al suo ultimo giorno di vita. Nel 1901 Vittoria muore e Abdul è al suo fianco; il nuovo re, tuttavia, disconosce immediatamente il Monshi, lo sfratta dalla casa che la regina gli aveva donato e fa bruciare tutti i regali e i documenti che lui aveva raccolto negli anni al suo servizio. La moglie riesce però a salvare un medaglione con l'effigie di Vittoria, donato all'uomo dalla stessa regina.

Abdul e la sua famiglia vengono rimandati in India e non torneranno mai più nel Regno Unito. Il Monshi conserverà un ricordo affettuoso della regina fino alla sua morte, otto anni più tardi. Nei titoli di coda viene rivelato che i diari di Abdul Karim saranno scoperti solo nel 2010, dando così modo di ricostruire la sua storia.


Inesattezze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Abdul Karim non raggiunse Londra col solo scopo di consegnare un dono alla Regina Vittoria; in realtà il dono erano proprio i due giovani indiani fatti giungere dall'India col precipuo scopo di essere i valletti della sovrana. Lo stesso Karim, che nel film sembra essere felice di servire Vittoria, nei suoi diari si dice insofferente alla vita di corte e dichiara spesso di voler tornare a casa [2].
  • Il carattere di Karim, che nel film è ritratto tranquillo e posato, in realtà era ben più irascibile e arrogante. La stessa Vittoria ne era consapevole, e in alcune lettere sopravvissute lo ammoniva di essere più rispettoso nei confronti della corte.
  • Non solo la moglie e la suocera, ma l'intera famiglia di Karim fu portata nel Regno Unito; suo padre fu infatti la prima persona a cui fu concesso di fumare il Narghilé a corte, nonostante l'avversione di Vittoria per il fumo[3].
  • La moda indiana portata dal Munshi non si limitò alla sola Vittoria: molti membri della corte accolsero di buon grado il modo di vestire, i cibi e altre usanze indiane.
  • Nel film viene del tutto tralasciata la grave accusa che la famiglia di Vittoria e altri nobili mossero contro Abdul di favorire lo spionaggio da parte dell'emiro dell'Afganistan Abdur Rahman Khan. La regina respinse queste accuse tacciando la corte di razzismo.[4]
  • L'avversione del Principe Edoardo nei confronti di Abdul è comprovata ed è vero che subito dopo la morte di Vittoria lo rispedì in India e distrusse tutti i documenti che lo riguardavano. Abdul visse gli ultimi anni della sua vita in maniera agiata poiché gli toccò una cospicua pensione da ex-dignitario di corte. Inoltre la famiglia reale rimase in contatto con Karim. Nel 1905 il principe di Galles, George, durante una visita ufficiale in India gli fece visita, scrivendo poi al padre che non era certo diventato più bello e che stava ingrassando: «Devo riconoscere - aggiungeva poi - che è stato molto civile ed umile, e davvero lieto di vederci».[5]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

A giugno 2016 è stato riportato che Judi Dench avrebbe interpretato il ruolo della Regina Vittoria nel film Victoria and Abdul, con la regia di Stephen Frears.[6] La Dench aveva già interpretato il ruolo della sovrana britannica nella pellicola del 1997 La mia regina. Ali Fazal si è unito al cast ad agosto 2016. Fanno parte del cast anche Eddie Izzard, Michael Gambon, Olivia Williams e Tim Pigott-Smith (alla sua ultima interpretazione).

Le riprese del film sono iniziate il 15 settembre 2016 presso la Osborne House sull'Isola di Wight.[7]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 settembre 2017 è stato presentato fuori concorso alla 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia[8] e successivamente al Toronto International Film Festival.

Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche britanniche il 15 settembre e in quelle statunitensi il 22 settembre 2017.[9] In Italia è uscito il 26 ottobre dello stesso anno.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Regina Elisabetta nomina il primo scudiero personale nero nella storia della monarchia, lastampa.it. URL consultato il 30 maggio 2017.
  2. ^ http://www.vanillamagazine.it/vittoria-e-abdul-la-storia-della-scandalosa-amicizia-fra-la-regina-e-un-servo-indiano/
  3. ^ https://guidaindia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2192:victoria-e-abdul-una-storia-damore&catid=71:cenni-di-storia&Itemid=61
  4. ^ Shrabani Basu, Victoria and Abdul: The True Story of the Queen's Closest Confidant, Stroud, The History Press, 2010, pp. 123 e sgg. ISBN 978-0-7524-5364-4
  5. ^ Basu, cit. supra, p. 192.
  6. ^ (EN) Judi Dench to Play Queen Victoria in Stephen Frears' 'Victoria and Abdul', hollywoodreporter.com. URL consultato il 30 maggio 2017.
  7. ^ (EN) ‘Victoria and Abdul’ filming starts today at Osborne House, hollywoodreporter.com. URL consultato il 30 maggio 2017.
  8. ^ Andrea Francesco Berni, enezia 74: ecco tutti i film che saranno al Festival!, badtaste.it, 27 luglio 2017. URL consultato il 27 luglio 2017.
  9. ^ (EN) Focus Features Pegs Fall 2017 For Stephen Frears’ ‘Victoria And Abdul’, deadline.com. URL consultato il 30 maggio 2017.
  10. ^ Vittoria e Abdul, universalpictures.it. URL consultato il 30 maggio 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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