Eroe per caso

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Eroe per caso
Eroe per caso.png
Dustin Hoffman, l'eroe per caso
Titolo originaleHero
Paese di produzioneStati Uniti
Anno1992
Durata115 min
Generecommedia
RegiaStephen Frears
SoggettoLaura Ziskin,
Alvin Sargent,
David Webb Peoples
SceneggiaturaDavid Webb Peoples
ProduttoreLaura Ziskin
Produttore esecutivoJoseph M. Caracciolo
FotografiaOliver Stapleton
MontaggioMick Audsley
MusicheGeorge Fenton
ScenografiaDennis Gassner
CostumiRichard Hornung
TruccoChristina Smith,
Monty Westmore
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

« Volare basso »

(Lo slogan di "Bernie" LaPlante)

Eroe per caso (Hero) è un film del 1992 diretto dal regista Stephen Frears.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Bernie LaPlante è un ladruncolo che sta vivendo un periodo molto difficile della sua vita. Separato dalla moglie che lo ha lasciato, ha un lavoro precario, che nel seguito della storia perderà definitivamente, e sta subendo un processo per furto.

È molto affezionato al figlio a cui ha ripetuto spesso la sua filosofia di vita: si vive come in una giungla, ognuno deve cercare di sopravvivere come può senza interessarsi agli altri, pensando solo a sé stessi.

Una sera ha promesso al figlio di portarlo al cinema e si avvia verso la casa della ex moglie per andarlo a prendere. Ha un'auto malridotta e in aggiunta sta piovendo a dirotto. La sua auto si ferma in mezzo alla strada dove a poca distanza precipita un aereo: Bernie sente provenire dalla carlinga invocazioni di aiuto.

Impulsivamente s'incarica, tra imprecazioni e urla, di salvare i passeggeri tra i quali c'è anche una nota reporter televisiva. Anche lei viene salvata da Bernie che approfitta anche della situazione per rubarle la borsetta, in cui poi troverà diverse carte di credito e un premio giornalistico, ricevuto dalla donna prima del disastro aereo. Durante il salvataggio Bernie perde una delle sue scarpe a cui teneva molto.

Arrivano i pompieri e gli operatori televisivi, mentre Bernie si allontana a piedi ricevendo poi un passaggio in una vecchia auto, carica di lattine da riciclare, alla cui guida è un giovane barbone, John Bubber, a cui Bernie racconta quello che gli è appena successo; gli lascia anche, come ringraziamento, l'altra scarpa che gli era rimasta.

La giornalista salvata vuole rintracciare l'eroico ed anonimo salvatore e lancia quindi una campagna televisiva in cui si offre un premio di un milione di dollari a chi si farà riconoscere portando la scarpa uguale a quella perduta che è stata ritrovata.

Mentre Bernie è finito in galera, John Bubber approfitta dell'occasione e diventa agli occhi dell'intera America un ricco osannato eroe, "l'angelo del volo 104", che dimostra con il suo altruistico comportamento che tutti, anche i più reietti, possono diventare eroi.

Uscito su cauzione, Bernie trova ad aspettarlo a casa la giornalista la quale sospetta che Bernie stia ricattando Bubber per qualche motivo. Intanto Bubber, non sopportando più la finzione, si vuole suicidare buttandosi giù da un palazzo dopo aver lasciato un messaggio nel quale rivela tutta la verità. Bernie sale sul cornicione dell'edificio per convincere Bubber a non uccidersi: i due giungono così a un accordo: a Bernie andrà una parte del premio, da utilizzare per pagare l'università al figlio e a John Bubber la gloria e il ruolo, che sa sostenere così bene, di eroe che, sotto la maschera di cinismo, anche Bernie ammira. La giornalista vedendo Bernie sporco in viso lo riconosce come il vero eroe ma Bernie non si scompone e così lei desiste dopo averlo ringraziato. Bernie decide che almeno il figlio deve conoscere la verità e gli racconta quanto è veramente accaduto durante una passeggiata allo zoo. Ma vengono interrotti dalle grida di una donna disperata che chiede aiuto perché sua figli è caduta nel recinto dei leoni. Bernie, rassegnato a dover essere un eroe, chiede al figlio di custodirgli le scarpe, e si avvia al salvataggio [1].

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Per la colossale messa in scena della caduta dell'aereo ci si è serviti di un aereo Boeing 727 veramente precipitato nel dicembre 1991. Si è quindi organizzato un set a Piru, in California. La fusoliera abbandonata dell'aereo è stata fatta esplodere su un ponte e ricreato il fiume con il suo letto. Dopo il fallimento della prima esplosione, una seconda esplosione controllata ha riproposto realisticamente la scena del crash in cui l'aereo viene fatto a pezzi. [2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film apparentemente ispirato a una comicità leggera si rifà invece a un significato molto più intenso offrendo spunti di amara riflessione.[3]
Ormai non vi sono più valori certi e tutto avviene sotto l'insegna dell'apparire televisivo che costruisce falsi personaggi, che non importa siano veri "eroi" ma che sappiano bene interpretare la loro parte.[4]

Non c'è più una morale sicura a cui fare riferimento ma solo una morale di "eroi per caso". Una morale derivata dalla completa assenza di sicurezze, dove anche quelli che sembrano essere i più alti comportamenti altruistici non sono in realtà che l'azione resa necessaria dal contesto e dalle circostanze. Un comportamento morale che richiama quello della "morale della situazione" elaborata nell'ambito dell'antico relativismo etico sofistico.

«In fondo siamo tutti eroi se sappiamo corrispondere alle difficoltà della vita» come lo è "Bernie" «...a causa del suo coraggio "necessario" (necessario per stare al mondo)» [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M.Morandini, Dizionario dei film ed.2007, Zanichelli
  2. ^ "Staging 'Hero''s plane crash." Entertainment, October 2, 1992. Retrieved: January 16, 2017.
  3. ^ «... lo spirito di fondo del film sia per questo meno amarognolo e pessimista sulla umana natura. Frank Capra è la vera vittima di questa storia. L'ha ucciso non tanto la brillante sceneggiatura di Peoples quanto la cultura della mediocrazia, l'arroganza della società del consenso e del sentimento pilotato.» (Irene Bignardi, Il declino dell'impero americano, Feltrinelli, Milano, 1996)
  4. ^ »Ecco perché "Bernie" LaPlante si preoccupa di volare basso: non vuole restar preso nella rete dell'ideologia “televisiva” dominante, della stupida antropologia i cui uomini e le cui donne somigliano tutti a modelli fatti di nulla, ma con la pretesa di essere veri» (Da Il Sole-24 ore).
  5. ^ Da Roberto Escobar ne Il Sole-24 Ore

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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