Illuminismo in Italia

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L'illuminismo in Italia è un movimento culturale e filosofico iniziato nella seconda metà del XVIII secolo, caratterizzato dalla discussione su quei temi gnoseologici, etici e politici che anticipano il pensiero francese del Settecento.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia non mancavano anche pensatori locali che è possibile definire pre-illuministici (nonché esperienze scientifiche simili a quelle che avevano generato l'Empirismo), come il napoletano Giambattista Vico, che, pur discostandosi poi molto, su molti campi, dalle future tematiche del XVIII secolo, fu il modello per molti illuministi, specialmente quelli della sua città.

In Italia i principali centri di diffusione dell'illuminismo furono Napoli e Milano[1]: in entrambe le città gli intellettuali assunsero cariche pubbliche e collaborarono con le amministrazioni borboniche e asburgiche. A Napoli, sotto il tollerante re Carlo di Borbone furono attivi Antonio Genovesi, Ferdinando Galiani e Gaetano Filangieri. Comunque, l'illuminismo napoletano, come la filosofia vichiana, rimase quasi sempre in campo teorico[2]. Solo più tardi, molti illuministi animarono la sfortunata esperienza della Repubblica Partenopea.

A Milano, invece, il movimento si sforzò di trovare concrete soluzioni ai problemi. Centro delle discussioni era la rivista Il Caffè (che va di pari passo con il consumo della bevanda, 1762-1764), fondata dai fratelli Pietro e Alessandro Verri (famosi filosofi e scrittori, così come il loro fratello Giovanni), che diedero vita anche all'Accademia dei Pugni, fondata nel 1761.

Centri minori furono la Toscana, dove operò, tra gli altri, Pompeo Neri, il Veneto e il Piemonte.

L'illuminismo a Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Napoli § Napoli capitale illuministica.
Mario Pagano

L'illuminismo italiano era particolarmente attivo a Napoli, in questo periodo capitale dell'omonimo Regno di Napoli. La città partenopea, con la capitale francese, fu quella che meglio espletò il "secolo dei lumi"; infatti, non assorbì semplicemente questa corrente, anzi, la generò in buona parte dando vita a nuove forme architettoniche, a nuovi pensieri filosofici e ponendo le basi dell'economia e del diritto moderno[3]. In realtà Napoli era già stata il centro vitale della filosofia naturalistica del Rinascimento[4], ed ora tornò a dare nuovo impulso al pensiero di diversi esponenti, quali ad esempio Mario Pagano, uno dei più importanti giuristi e politici italiani dell'epoca rivoluzionaria[5], che in gran parte si rifacevano all'opera di Giambattista Vico, eliminando però gli aspetti cristiani della sua filosofia[6].

Rilevanti furono le costruzioni di imponenti edifici pubblici, fra tutti il Real Albergo dei Poveri (detto anche Palazzo Fuga dal nome dell'architetto che lo ideò e realizzò nel 1751 su commissione del re Carlo di Borbone), che è tra le più notevoli costruzioni settecentesche, tipicamente illuminista: lunga ben 354 metri ed una superficie utile di 103.000 m2. Politicamente, le prese di posizione anticuriale ed antifeudale del governo napoletano divennero modelli d'ispirazione che riscossero successo anche all'estero.

Da ricordare anche la nascita della scuola economica di Antonio Genovesi, che portò diverse innovazioni nel campo dell'economia nazionale e non solo, seguito anche in Puglia dal letterato Ferrante de Gemmis Maddalena, che fondò una Accademia illuminista, e dall'economista Giuseppe Palmieri, direttore del Supremo Consiglio delle Finanze del Regno di Napoli alla fine del Settecento[7]. Altri nomi di spicco che posero le basi della moderna economia politica, delle discipline economiche e monetarie sono: Ferdinando Galiani e Gaetano Filangeri. Quest'ultimo in particolare, con la sua scienza della legislazione, farà da ispirazione agli artefici della Rivoluzione francese[8][9].

Gli ultimi illuministi napoletani, come Mario Pagano, Ignazio Ciaia e Domenico Cirillo aderirono alla Repubblica Napoletana, finendo quindi giustiziati il 29 ottobre 1799 a seguito del ripristino del potere borbonico. Altri come il canonico Onofrio Tataranni, ebbero salva la vita, perché protetti dalla stessa chiesa.

L'illuminismo lombardo[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Beccaria

L'illuminismo lombardo mosse i suoi primi passi all'Accademia dei trasformati, fondata nel 1743. Nell'accademia, caratterizzata da una componente in prevalenza aristocratica, si dibatteva delle nuove teorie illuministiche, tentando tuttavia di conciliarle con le tradizioni classiche.

Tra i componenti dell'Accademia dei Trasformati vi era anche Pietro Verri, che tuttavia se ne distaccò ben presto per dar vita assieme al fratello Alessandro all'Accademia dei Pugni nel 1761, il cui nome fu ispirato all'animosità con cui si discuteva. Collegato all'Accademia dei Pugni vi era la rivista Il Caffè, foglio culturale vicino alle teorie illuministiche ispirato ai primi giornali moderni come il The Spectator.

Oltre ai fratelli Verri, tra i frequentanti dell'Accademia dei Pugni vi fu un altro dei più celebri illuministi italiani: Cesare Beccaria. Del Beccaria è la più celebre opera dell'illuminismo italiano: il trattato giuridico Dei delitti e delle pene pubblicato nel 1763, nel quale, rifacendosi alle teorie dei philosophes e ad alcune legislazioni recenti come quella della zarina Elisabetta Petrovna, egli propone con logica rigorosa l'abolizione della tortura e della pena di morte. L'opera fu ammirata anche da Voltaire e dagli Enciclopedisti ed ebbe molta influenza su sovrani come Caterina II di Russia, Maria Teresa d'Austria, ma soprattutto sul Granducato di Toscana, dove Pietro Leopoldo nel 1786 abolì la tortura e la pena di morte, seguito poi dal fratello Giuseppe II d'Austria.

L'illuminismo portò nuovi stimoli anche all'arte e alla poesia: un'importante poeta dalle idee illuministe fu Giuseppe Parini, altro grande esponente dell'illuminismo lombardo, che satireggiò la nobiltà e i suoi privilegi nel poema Il Giorno, mentre nel teatro incoraggiò i commediografi e i drammaturghi verso idee nuove: è il caso di Vittorio Alfieri e Carlo Goldoni.

Della scuola illuminista milanese si ricordano anche Paolo Frisi, Ruggero Boscovich, Alfonso Longo e Gian Rinaldo Carli, tutti contributori del Caffè. Nel ducato di Milano l'imperatrice Maria Teresa e il figlio Giuseppe II diedero grande impulso alla diffusione delle nuove teorie illuministiche e in particolare tramite la rinascita dell'università di Pavia, infatti i sovrani, ispirati dai principi dell'assolutismo illuminato, apportarono rilevanti riforme amministrative all'ateneo, che divenne uno dei migliori d'Europa, lo dotarono di nuovi edifici e laboratori e chiamarono a insegnare docenti di fama continentale, quali Alessandro Volta, Antonio Scarpa, Lazzaro Spallanzani e Lorenzo Mascheroni. Le nuove idee non ebbero ripercussioni solo negli insegnamenti, ma anche nei diritti, tanto che nel 1777 si laureò a Pavia Maria Pellegrina Amoretti, la prima donna laureata in Giurisprudenza in un ateneo italiano.

Elenco di illuministi italiani[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimo Mori, Storia della filosofia moderna, Bari, Editori Laterza, 2005, cap. 15.7.
  2. ^ Federico D'Onofrio, On the caoncept of ‘felicitas publica’ in Eighteenth-Century political economy, in History of economic thought (settembre 2015): 449-471.
  3. ^ Franco Venturi, Napoli capitale nel pensiero dei riformatori illuministi, in Storia di Napoli, Napoli, ESI, 1991.
  4. ^ Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura Italiana, Livorno, Giovanni Mazzajoli Editore, 1852, vol. III. p. 50.
  5. ^ Giovanni Tarello, Storia della cultura giuridica e moderna, Bologna, Il Mulino, 1976, p. 379.
  6. ^ Guido Santato, Letteratura italiana e cultura europea tra Illuminismo e Romanticismo, Ginevra, Droz, 2003, p. 43.
  7. ^ Copia archiviata (PDF), su storicifilosofia.it. URL consultato il 22 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).
  8. ^ liceodavincitv.it Archiviato il 28 settembre 2011 in Internet Archive.
  9. ^ Filangieri, su iisf.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Venturi, Settecento riformatore, Volume V. L'Italia dei lumi (1764-1790), 2 tomi, Torino, Einaudi, 1987-1990.
  • Alessandro Tuccillo, La frontière de la civilisation. Royaume de Naples et Méditerranée dans les écrits des illuministi méridionaux, in Rives méditerranéennes 2014/3 (n° 49).
  • Melissa Calaresu, Constructing an intellectual identity: autobiography and biography in eighteenth-century Naples, in Journal of modern Italian studies (luglio 2001): 157-177.
  • Cristina Nardi Spiller, La théorie économique et la stratégie politique de Genovesi, Galiani, Bandini, Beccaria, Verri et Ortes, Rivista internazionale di scienze economiche e commerciali, (Apr 1991): 369.
  • André Tiran, Pietro Verri, aux origines de la théorie de la valeur et de la loi des débouchés de Jean-Baptiste Say, in Revue d'économie politique 103.3 (maggio 1993): 445-471.
  • Pier Luigi Porta, Lombard Enlightenment and classical political economy, in European journal of the history of economic thought (ottobre 2011): 521-550.
  • Carlo Capra, The rise of liberal constitutionalism in Italy: Pietro Verri and the French Revolution, in Journal of modern Italian studies (dicembre 2012): 516-526.