Il testamento del mostro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il testamento del mostro
Il testamento del mostro.png
Titolo originale Le testament du Docteur Cordelier
Paese di produzione Francia
Anno 1959
Durata 99 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,33:1
Genere noir, fantascienza
Regia Jean Renoir
Soggetto Robert Louis Stevenson
Sceneggiatura Jean Renoir
Fotografia Georges Leclerc
Musiche Joseph Kosma
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il testamento del mostro (Le testament du Docteur Cordelier) è un film noir per la televisione del 1959 diretto da Jean Renoir.

Il film, introdotto dallo stesso Renoir che parla agli spettatori dall'interno di uno studio televisivo, è una rilettura in chiave moderna del romanzo Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde di Robert Louis Stevenson.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Ero divenuto un essere libero, libero da qualsiasi costrizione »
(Opale durante la confessione al notaio Joly)

Il dottor Cordelier, psichiatra ammirato e con una facoltosa clientela borghese, decide di ritirarsi a vita privata e dedicarsi alla ricerca scientifica, arrivando a comporre una pozione che gli permette di trasformarsi nel terribile Monsieur Opale, suo doppio "negativo". Solo sotto le spoglie del dinoccolato Opale, il celebre medico può dare sfogo ai propri istinti più reconditi e sfrenati.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu prodotto da la Compagnie Jean Renoir, RTF Sofirad.

Un progetto innovativo ma controverso[modifica | modifica wikitesto]

Il testamento del mostro venne ideato sia come operazione di prestigio per la Radiodiffusion-Télévision Française, sia come esperimento sul rapporto tra cinema e televisione. I mezzi produttivi della RTF, emittente di Stato francese, furono messi a disposizione di Jean Renoir, uno dei grandi nomi del cinema transalpino. Il regista volle mettere a servizio del cinema le tecniche della televisione, al fine di lavorare in condizioni economiche più favorevoli, e dimostrare allo stesso tempo, come il cinema e la televisione, antagonisti noti, possano lavorare insieme. Il film, programmato per essere mostrato in simultanea nei cinema e in televisione, beneficiò di un budget molto più elevato rispetto alle produzioni televisive francesi del tempo: si trattò della produzione più costosa mai realizzata dalla televisione francese, sebbene fosse cinque volte inferiore al costo di una normale produzione cinematografica.

Sebbene godendo di commenti favorevoli sulla stampa, il progetto suscitò subito ostilità da parte dei professionisti del cinema, così come di quelli della televisione, dal momento che videro in esso una visione sfocata di entrambi questi media. Nomi importanti del cinema francese, che soffriva allora dei primi segni della concorrenza della televisione, chiesero ai distributori di boicottare la pellicola di Renoir, accusandolo di avere ricevuto dei finanziamenti statali. Il sindacato dei professionisti della televisione protestarono contro il fatto che dei tecnici della RTF fossero stati impiegati in una produzione per il grande schermo, anche se pagati molto meno rispetto ai loro colleghi del cinema. Inoltre, la distribuzione prevista per il film, che era una prima in Francia, ebbe anche un problema di carattere legale in quanto la legge francese proibisce di trasmettere in TV un film prima che siano passati cinque anni dalla sua uscita nei cinema. Il film venne presentato al Festival di Venezia del 1959, dove non sollevò eccessivo entusiasmo da parte dei giornalisti.

Uscita ritardata[modifica | modifica wikitesto]

A fronte delle molteplici opposizioni al quale venne sottoposto, Il testamento del mostro dovette attendere più di due anni prima di poter essere mostrato ad un grande pubblico. Nel corso dell'anno 1961, la pellicola venne distribuita in Svizzera e Italia; a partire dal mese di giugno, poté essere proiettata anche nei cinema francesi, ma solo in quelli della provincia. Solamente nel novembre dello stesso anno viene finalmente trasmesso in televisione (sollevando il fastidio di alcuni giornali a causa del forte battage pubblicitario). Il giorno dopo, viene distribuito anche nei cinema di Parigi.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

« Il soggetto si presenta come una versione moderna di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Notiamo di sfuggita, che allontanandosi dalla lettera del racconto di Stevenson, Renoir una volta di più riesce a realizzare l'adattamento cinematografico più vicino allo spirito dello scrittore. »
(Jean Douchet, Le Testament du Docteur Cordelier, in André Bazin, Jean Renoir, p.239.)

Cast[modifica | modifica wikitesto]

« L'interesse e la novità dipende dall'uso magistrale che Renoir fa dell'attore Jean-Louis Barrault, scelto per le sue qualità opposte di attore secco, glaciale, rigido e di mimo leggero, aereo, gestuale. La trasformazione non è più il frutto di una smorfia più o meno abile ma di un vero cambiamento fisico di due stati differenti della materia. Questo lascia quindi a Renoir tutta la libertà per esprimere l'idea-forza del suo film. »
(Jean Douchet, Le Testament du Docteur Cordelier, in André Bazin, Jean Renoir, p.239.)

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu girato in due settimane nel mese di gennaio 1959, per gli interni negli studi della RFT di Parigi; per gli esterni a Marnes-la-Coquette, Pigalle, Parigi. (Giorgio De Vincenti, p. 368).

Tecnica cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Racconta Jean Renoir:

« Le Testament du Docteur Cordelier è un film sperimentale che risultò dal mio lavoro a teatro. La mia convinzione che le riprese a spezzoni del cinema nuocciano alla recitazione dell’attore mi indusse a sperimentare un sistema di riprese nel quale l’attore potesse realizzare una propria progressione. Abitualmente quando si gira, appena l’attore è entrato nei panni del suo personaggio, il regista interviene. La ripresa è terminata. L’attore dovrà fare un grosso sforzo per farsi nuovamente coinvolgere. Purtroppo l’attrezzatura cinematografica, e in primo luogo la lunghezza delle bobine, non consente riprese senza stacchi. In Le Testament du Docteur Cordelier mi accontentai di fare degli stacchi solo alla fine di ogni scena. Lavoravo in genere con tre o quattro macchine da presa. Per potermi garantire i primi piani necessari, mi è successo di utilizzare fino ad otto macchine che riprendevano contemporaneamente. Da questo potete immaginare i chilometri di pellicola eliminata. La montatrice e le sue assistenti diventavano matte. Gli attori invece erano entusiasti: consideravano la mia proposta come una rivincita sul crudele “stop” del regista. »
(Jean Renoir, La mia vita. I miei film, p. 232.)

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

L' 8 settembre 1959 il film fu presentato, fuori concorso, alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

In Francia uscì il 16 novembre 1961, in contemporanea nelle sale e sugli schermi televisivi : a Parigi fu proiettato al cinema "George V", in Avenue des Champs Elysées 144-146, e la stessa sera, alle ore 21.15, fu trasmesso dalla RTF.

A Londra uscì nell'aprile 1963.[2]

Tematiche e caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il film si colloca perfettamente in linea con il tracciato che si dipana da La donna della spiaggia. Vi ritroviamo alcuni motivi dominanti che segnano il percorso cinematografico del regista:

  • tematizzazione della televisione: Renoir, ospite in studio e regista, incastona il suo film all'interno della cornice televisiva, fonde due procedimenti, quello del teatro e quello del nuovo mezzo di comunicazione.
  • ambientazione: le riprese in studio si alternano alle riprese in esterni nella periferia di Parigi: teatro e realtà si articolano uno sull'altra.
  • errori commessi da Cordelier nella sua carriera di medico e sua inconfessabile duplicità.
  • bianco e nero: calandosi nell'esperienza televisiva il regista ne esalta l'aspetto linguistico; è in sintonia con il paesaggio, il grigio tipico di Parigi e con il clima di racconto morale.
  • gestualità di Opale: "sottile, mobilissimo nei suoi abiti fuori misura, saltellante come un Arlecchino intellettualizzato e severo, tanto più diabolico perché perfettamente logico e padrone di sé".
  • arredi dello studio di Cordelier: macchinari scientifici e oggetti artistici, ambiguità dei ruoli di scienza ed arte.[3]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

François Truffaut:

« Le testament du docteur Cordelier (Il testamento del mostro, 1959) è uno dei film maledetti di Renoir come il suo The diary of a chambermaid (Il diario di una cameriera, 1946) di cui eguaglia la ferocia. L’espressione di cui si fa abuso, dirigere gli attori, prende qui il suo senso reale, quando Jean-Louis Barrault, irriconoscibile in un ruolo quasi danzato, aggredisce freneticamente i passanti per la via. Animare un essere umano inventato, chiedergli di scivolare anziché camminare, dotarlo di una gesticolazione immaginata caricarlo di una brutalità astratta e delirante, ecco un sogno d’artista, un sogno di cineasta. Le testament du docteur Cordelier è questo sogno realizzato. »
(François Truffaut, I film della mia vita, pp. 49-52)

Paolo Mereghetti:

« Renoir riambienta la storia nella Parigi degli anni Cinquanta e trasforma il problema morale in una sottile questione psicofilosofica: non assistiamo, come nelle precedenti versioni del romanzo, alla lotta tra Bene e Male, bensì al conflitto tra un Jekyll borghese, schiavo delle convenzioni sociali e perciò artificiale, e un Hyde emancipato da qualsiasi regola del gioco e quindi autentico. Entrambe le figure sono presenti non tanto nella realtà fattuale della collettività quanto nella realtà psichica di ciascun individuo e risultano drammaticamente esaltate nel personaggio dello psichiatra. »
(Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, p. 1191.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, p.162.
  2. ^ Giorgio De Vincenti, Jean Renoir. La vita, i film, pag. 368.
  3. ^ Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, pp. 282-290.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • André Bazin, Jean Renoir, a curato e tradotto da Michele Bertolini, Mimesis Cinema, Milano-Udine 2012 ISBN 978-88-5750-736-1
  • Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, Marsilio, Venezia 1996. ISBN 88-317-5912-4
  • Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, novembre 2007. ISBN 978-88-85095-39-7
  • Jean Renoir, La mia vita, i miei film, Marsilio, Venezia 1992. ISBN 88-317-5419-X
  • Carlo Felice Venegoni, Renoir, La nuova Italia, Firenze 1975.
  • François Truffaut, I film della mia vita, Marsilio, Venezia 1978, p. 48. ISBN 88-317-8164-2
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini - Castoldi, Milano 1993. ISBN 88-859-8897-0
  • Lina Zecchi, "Le Testament du docteur Cordelier". La fiaba nera di Jean Renoir, Venezia 2007. ISBN 978-88-7543-165-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]