Al-Qaida nel Maghreb islamico

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Area di operazione del GSPC/AQIM e paesi parte dei programmi di cooperazione militare PSI e TSCTI

al-Qāʿida nel Maghreb islamico, abbreviato AQMI o AQIM (in arabo: القاعدة ﻓﻲ ﺍﻟﻤﻐﺮﺏ الإسلامي‎, al-Qāʿida fī l-Maghrib al-islāmī) è un gruppo terrorista jihadista, attivo nell'area sahariana e saheliana. Fino al 2005 era noto come Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, GSPC (in arabo: الجماعة السلفية للدعوة والقتال‎, al-Jamāʿa al-salafiyya li-l-daʿwa wa l-qitāl)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (GSPC) è nato negli anni novanta, nell'ambito della guerra civile algerina con lo scopo di ribaltare il governo dell'Algeria e istituirvi uno stato islamico. Al suo vertice si trovava nel 2004, l'"emiro"[1] Abdelmalek Droukdel.

Con il declino del Gruppo islamico armato (GIA), il GSPC restava il maggiore gruppo ribelle, con circa 300 guerriglieri nel 2003, e con un piano di assassinii di personale della polizia e dell'esercito algerino.

Nel 2005 si è affiliato ad al-Qāʿida, rinominandosi "al-Qāʿida nel Maghreb islamico", AQMI (in arabo: القاعدة ﻓﻲ ﺍﻟﻤﻐﺮﺏ الإسلامي‎, al-Qāʿida fī l-Maghrib al-islāmī). Dal 2012, è diventato attore non secondario nella guerra civile che in Mali ha portato alla dichiarazione dell'indipendenza del settentrione di quel paese (Azawad), abitato prevalentemente dalla componente tuareg.

Il 13 marzo del 2016 al-Qāʿida nel Maghreb islamico si rende protagonista di un attacco in Costa d'Avorio contro dei resort e delle spiagge frequentati da turisti occidentali, provocando 18 morti e numerosi feriti.[2][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome arabo significa "comandante" e in tale senso il vocabolo viene impiegato da varie organizzazioni fondamentaliste militanti, che amano recuperare il loro passato, ritenuto più puro e glorioso.
  2. ^ Costa d'Avorio, attacco ai resort dei turisti occidentali: 16 morti. Rivendicazione jihadista
  3. ^ Costa d'Avorio, sale a 18 morti il bilancio delle vittime, 4 sono francesi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Terry F. Buss, Nathaniel J. Buss e Louis A. Picard, Al-Qaeda in Africa: The Threat and Response, in African Security and the African Command: Viewpoints on the US Role in Africa, Kumarian Press, 2011, pp. 193–200.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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