Grande cane giapponese

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Grande cane giapponese
Riki, American Akita, 3 Years.jpg
Classificazione FCI - n. 344
Gruppo 5 Cani tipo Spitz e tipo primitivo
Sezione 5 Spitz asiatici e razze affini
Standard n. 344 del 06/07/2005
Nome originale American Akita, アメリカン・アキタ
Tipo Grande Cane Giapponese
Origine Giappone Giappone
Altezza al garrese Maschio 66-71 cm
Femmina 61-66 cm
Peso ideale Maschio 45-60 kg
Femmina 35-50 kg
Razze canine

Il grande cane giapponese[1][2] o akita americano[1][2] è una razza di cane giapponese, riconosciuta recentemente dalla Federazione cinologica internazionale, precedentemente era considerata una varietà di Akita Inu, allevata soprattutto negli Stati Uniti, paese in cui la razza è nota semplicemente come akita, essendo l'unica riconosciuta dall'American Kennel Club. Rispetto all'Akita Inu è più massiccio e pesante, un'altra differenza è che lo standard riconosce tutti i colori.[3]

Uno studio sul DNA di 85 razze di cani appartenenti all'American Kennel Club (cinque individui per razza nella maggior parte dei casi), condotto da H.G. Parker, ha rivelato che l'akita americano, insieme allo Shiba Inu e al Chow Chow, è la razza che presenta meno differenze genetiche con il lupo grigio.[4]

In Giappone è chiamato アメリカン・アキタ Amerikan Akita, nei paesi anglosassoni è chiamato semplicemente Akita mentre l'altra varietà "Japanese Akita".[5][6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Akita americano maschio bianco e nero
Francobollo del dopoguerra raffigurante un akita

Gli akita odierni, discendono dagli antichi Akita Matagi, diffusi prevalentemente nella regione montuosa nel nord dell'isola di Honshū, la maggiore del Giappone, nella prefettura di Akita, da cui la razza prende il nome. Tali cani erano utilizzati per la caccia alla grossa selvaggina come cervi, cinghiali ed in particolare l'orso. Questi cani tenaci, agili e rapidi seguivano le tracce del selvatico e una volta raggiunto lo tenevano a bada fino all'arrivo dei cacciatori.[7][8]

Nel diciannovesimo secolo la razza venne impiegata nei combattimenti tra cani, in cui era molto abile. In seguito alla rivalità con la prefettura di Kōchi, che aveva creato un formidabile cane da combattimento, il Tosa, incrociando la loro razza autoctona, lo Shikoku, con cani occidentali, anche nella prefettura di Akita si seguì questa strada e gli akita vennero incrociati con grossi molossoidi occidentali, dando origine allo Shin Akita (nuovo Akita), nel 1908 i combattimenti tra cani vennero vietati in Giappone, ma questo tipo di akita continuò a diffondersi.[7][8]

Akita Inu maschio adulto affiancato da un Akita Americano femmina adulta al confronto

Nel ventesimo secolo la fama della razza crebbe grazie alla storia dell'akita Hachi, affettuosamente soprannominato Hachikō, nato nel 1923 ed appartenuto al professor Hidesaburō Ueno. Hachi era solito accompagnare ogni giorno il professore alla stazione ferroviaria di Shibuya a Tokyo, quand'egli partiva per andare al lavoro, per poi tornare ad aspettarlo al suo ritorno. Il 25 maggio 1925, quando Hachiko aveva 18 mesi, il professore fu colpito da un ictus mentre era all'università e morì. Hachiko continuò a recarsi ogni giorno alla stazione, non si rassegnò mai ed aspettò l'arrivo del suo padrone fino alla morte, che avvenne nove anni dopo, nel 1934 a Shibuya venne subito posta una statua di bronzo in onore di Hachikō e della sua fedeltà.[7][8]

Nel 1931 l'akita fu ufficialmente dichiarato monumento naturale del Giappone e nella città di Ōdate, nella prefettura di Akita, venne organizzato il Nihon Ken Hozonkai, per preservare la razza come tesoro nazionale.[7][8]

Nel 1935 anche ad Odate venne installata una scultura raffigurante una famiglia di akita e nel 1967, per commemorare il cinquantesimo anniversario della Società per la preservazione del cane di akita, venne fondato un museo dedicato alla razza.[7][8]

Akita americano

Nel 1937 la scrittrice statunitense Helen Keller visitò la Prefettura di Akita e dopo essersi informata sulla storia di Hachikō, espresse il desiderio di avere un cane della stessa razza, il primo, Kamikaze-go, che ottenne in dono dalla popolazione locale, morì dopo poco tempo di cimurro, nel 1939 il Governo giapponese provvide a regalarle un secondo Akita, Kenzan-go, fratello di Kamikaze-go, questi furono i primi esemplari di Akita ad essere stati introdotti negli Stati Uniti e furono importantissimi per la notorietà e la diffusione della razza in occidente. La scrittrice così ricorda Kamikaze-go sull'Akita Journal: « Se mai è esistito un angelo con la pelliccia, quello era Kamikaze. So che non otterrò mai più la stessa tenerezza da un altro animale. I cani akita hanno tutte le qualità che mi attirano - gentilezza, socievolezza e lealtà.»[7][8]

Alla fine della seconda guerra mondiale, alcuni soldati americani si innamorarono di questi cani e li portarono in patria. Nella prima metà del '900 la morfologia degli akita inu in Giappone corrispondeva all'odierno akita americano, ma mentre in patria ed in seguito anche nelle altre nazioni, si è poi cercato di ritornare a quello che si crede sia il tipo originario, nei paesi anglosassoni si è invece continuato ad allevare il cosiddetto tipo americano.[7][8]

Nel 2001 la Federazione Cinologica Internazionale, ha riconosciuto questa razza come separata dall'Akita Inu, inizialmente, con la denominazione di Grande Cane Giapponese, inserita nel secondo gruppo, quello dei molossoidi, in seguito, nel 2005 è poi stata rinominata Akita Americano e spostata nel quinto gruppo, dei cani di tipo spitz. Mentre l'American Kennel Club continua a considerare l'akita un'unica razza.[7][8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Cucciolo di quattro mesi

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Cane di taglia grande, costituzione solida, ben equilibrato, con molta sostanza ed ossatura pesante. La testa è massiccia, ampia e triangolare, gli occhi piccoli, triangolari e marroni, il muso è largo, profondo, con tartufo largo e nero, le mascelle sono potenti con dentatura a forbice, le orecchie sono piccole, erette e portate in avanti quasi in linea col dorso del collo, il quale è spesso e muscoloso, così come il dorso e gli arti, il petto è ampio e profondo. Il pelo è doppio, con sottopelo spesso e soffice e pelo esterno dritto e rigido, lungo sulla schiena circa 5 centimetri, una misura leggermente maggiore rispetto al resto del corpo, eccetto la coda, che viene tipicamente portata alta, arrotolata sul dorso o sui fianchi. È ammesso qualsiasi colore come il rosso, il fulvo, il bianco, il sesamo, il marrone, anche macchiato o striato, tipica di molti soggetti la maschera nera, non ammessa invece nell'Akita Inu. I maschi sono alti 66–71 cm e le femmine 61–66 cm; il peso si aggira intorno ai 60 chilogrammi. Il dimorfismo sessuale è molto marcato. A volte nascono esemplari a pelo lungo, caratteristica che è però indesiderata, i cani a pelo lungo sono infatti esclusi dalle esposizioni e la riproduzione è sconsigliata.[9][10][11]

Due esemplari di Akita Americano long coat (a pelo lungo)
Cucciola di Akita Americano di 3 mesi
Akita Americano(Sinistra) , Akita Inu(Destra)

Carattere[modifica | modifica wikitesto]

Estremamente intelligente, amichevole, attento, pronto, dignitoso, docile e coraggioso, molto attaccato ai componenti della propria famiglia, ma diffidente verso gli estranei, non abbaia quasi mai. Spesso non è tollerante nei confronti degli altri cani dello stesso sesso.[12][13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ENCI: Elenco razze canine (PDF), su enci.it. URL consultato il 29 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2016).
  2. ^ a b AKITA AMERICANO, su www.enci.it. URL consultato il 6 marzo 2018.
  3. ^ Kalizniacki, Sophia, DVM, The Akita Dillemma - One Breed or Two?: a historical perspective. Archiviato il 4 agosto 2010 in Internet Archive.
  4. ^ H.G. Parker, Kim, L.V.; Sutter, N.B.; Carlson, S.; Lorentzen, T.D.; Malek, T.B.; Johnson, G.S.; DeFrance, H.B.; Ostrander, E.A.; Kruglyak, L., Genetic structure of the purebred domestic dog (PDF), in Science, vol. 304, n. 5674, 21 maggio 2004, p. 1160, DOI:10.1126/science.1097406, PMID 15155949.
  5. ^ / JKC, su jkc.or.jp. URL consultato il 29 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2016).
  6. ^ / KC
  7. ^ a b c d e f g h / Akita learning center
  8. ^ a b c d e f g h Chida, Hiroshi. Odate museum honors national dog, the Akita, Stripes Pacific Travel, Thursday, November 27, 2003
  9. ^ Standard Akita Americano ENCI (PDF), su enci.it (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2016).
  10. ^ Standard FCI (PDF), su fci.be.
  11. ^ Akita - Canada's Guide to Dogs
  12. ^ Akita Club of America. Archiviato il 27 settembre 2016 in Internet Archive.
  13. ^ Akita Information and Pictures, American Akitas

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pamela S. Turner, Hachiko: The True Story of a Loyal Dog, HMCo Children's Books, 2004, ISBN 0-618-14094-8.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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