Gran Premio d'Europa 1983

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Europa Gran Premio d'Europa 1983
387º GP del Mondiale di Formula 1
Gara 14 di 15 del Campionato 1983
Brands Hatch Grand Prix circuit 1976-1987.png
Data 25 settembre 1983
Nome ufficiale XXXV John Player Gran Prix of Europe
Circuito Circuito di Brands Hatch
Percorso 4,207 km
Circuito stradale
Distanza 76 giri, 319,732 km
Clima Soleggiato
Risultati
Pole position Giro più veloce
Italia Elio De Angelis Regno Unito Nigel Mansell
Lotus-Renault in 1'12"092 Lotus-Renault in 1'14"342
(nel giro 70)
Podio
1. Brasile Nelson Piquet
Brabham-BMW
2. Francia Alain Prost
Renault
3. Regno Unito Nigel Mansell
Lotus-Renault

Il Gran Premio d'Europa 1983 è stata la quattordicesima prova della stagione 1983 del Campionato mondiale di Formula 1. Si è corsa domenica 25 settembre 1983 sul Circuito di Brands Hatch, nel Regno Unito. La gara è stata vinta dal brasiliano Nelson Piquet su Brabham-BMW; per il vincitore si trattò del decimo successo nel mondiale. Ha preceduto sul traguardo il francese Alain Prost su Renault e il britannico Nigel Mansell su Lotus-Renault.

Vigilia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppi futuri[modifica | modifica wikitesto]

Emerson Fittipaldi, due volte campione del mondo, testò al Balocco una vettura dell'Alfa Romeo, in vista di un suo possibile ritorno in F1.[1]

Analisi per il Campionato Piloti[modifica | modifica wikitesto]

Alain Prost comandava la graduatoria del campionato piloti, a due gare dal termine, con due punti di vantaggio su René Arnoux, cinque su Nelson Piquet e 11 su Patrick Tambay. Prost si sarebbe aggiudicato il suo primo titolo mondiale già in questo Gran Premio, in particolare vincendo con Piquet massimo terzo, con Arnoux non oltre il quinto posto.

Analisi per il Campionato Costruttori[modifica | modifica wikitesto]

La Scuderia Ferrari comandava la graduatoria con 17 punti di margine sulla Renault, l'unica altra scuderia che poteva impensierire il team in italiano, per la conquista del titolo iridato. La scuderia italiana si sarebbe aggiudicata il titolo riservato ai team se avesse conquistato solo un punto in meno del team francese.

Aspetti tecnici[modifica | modifica wikitesto]

La Brabham, la McLaren e la Renault adottarono degli alettoni posteriori simili a quelli già sperimentati dalla Scuderia Ferrari, ovvero con dei profili supplementari, che ne ampliavano la sezione. Alla Ferrari invece vennero proposte delle modifiche al sistema di raffreddamento. Vennero presentate delle modifiche al motore dell'Alfa Romeo, che avrebbero dovuto ridurre il tempo di risposta del turbo, così come il motore BMW dell'ATS venne dotato di nuovi scarichi. Altre novità vennero presentate dai motori TAG-Porsche, in uso alla McLaren. La Tyrrell affidò anche a Danny Sullivan una 012, mentre la Spirit decise di proseguire con la 201, giudicando la nuova 101 non ancora pronta.[2]

Aspetti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Per la prima volta venne tenuto un Gran Premio d'Europa con una denominazione autonoma e non solo aggiunta onorifica a qualche gara corsa sul continente. L'ultima occasione, in cui una gara aveva aggiunto al proprio nome anche quello di Gran Premio d'Europa, era stato il Gran Premio di Gran Bretagna 1977, corso a Silverstone. Già nel 1964 e 1972 le gare, valide come GP di Gran Bretagna, corse a Brands Hatch, aveva ottenuto tale denominazione onorifica. Per la prima volta si organizzavano due gare iridate, nello stesso anno, nel Regno Unito.

Il circuito aveva ospitato, ad aprile, la Race of Champions, gara non valida per il campionato, vinta da Keke Rosberg. Era dal 1976 che uno stesso tracciato non ospitava due gare di F1 nella stessa stagione, anche se solo una valida per il campionato. In quella occasione era capitato proprio a Brands Hatch, che oltre al gran premio nazionale, aveva organizzato anche la Race of Champions.

L'inserimento della gara nel calendario fu dovuta alla cancellazione di altre gare, già previste. Vennero cancellati infatti, il GP di Svizzera, ma con la possibilità che nella stessa data, e sempre a Digione, si potesse tenere un Gran Premio d'Europa,[3] il GP di New York, e quello di Las Vegas. Solo a fine giugno venne inserito in calendario il Gran Premio d'Europa, da tenersi però sul Circuito di Brands Hatch, il 25 settembre.[4] La gara fece segnare, stante anche l'accesa lotta per il titolo, il tutto esaurito in autodromo. Vennero stimati 500 potenziali milioni di telespettatori, grazie alla diretta in Eurovisione.[5]

La Theodore Racing presentò una sola vettura, quella di Roberto Guerrero. Le difficoltà finanziare del team erano dovute alla separazione tra Mo Nunn, che aveva deciso di proseguire la sua attività negli Stati Uniti, e Teddy Yip. Fu l'ultima apparizione in F1, per il team. In compenso la Williams iscrisse una terza vettura, per il neo campione di F2, Jonathan Palmer. Era dal Gran Premio d'Olanda 1982 che un team non iscriveva più di due vetture a una gara (ai tempi era stata la March).[2] Palmer utilizzò il numero 42, non presente in F1 dal Gran Premio d'Italia 1976, utilizzato da Loris Kessel.

Qualifiche[modifica | modifica wikitesto]

Resoconto[modifica | modifica wikitesto]

Al venerdì Elio De Angelis fu il più rapido nelle prove ufficiali, dopo che, nelle libere del mattino, era secondo, alle spalle di Nelson Piquet. L'italiano, al pomeriggio, precedette il suo compagno di team, Nigel Mansell, mentre Piquet fu solo terzo. Ottennero risultati più deludenti le Ferrari: René Arnoux chiuse settimo, mentre Patrick Tambay fu solo undicesimo. Arnoux si lamentò che le gomme non duravano più di un giro lanciato, mentre Tambay fu penalizzato da problemi al motore.[6]

La giornata successiva Riccardo Patrese s'inserì al secondo posto. De Angelis conquistò la sua prima pole position, la prima per la Lotus dal Gran Premio del Canada 1978, ovvero dopo 74 gare. Il pilota romano fu anche autore di un'uscita di pista nelle libere della mattina, ma difese la prima posizione agevolmente, utilizzando un solo treno di gomme al sabato.[7] Per la prima volta dal Gran Premio di Francia 1953 due italiani erano ai primi due posti della griglia di partenza. Fu anche la prima pole position per la Pirelli, dai tempi del ritorno in F1, la prima dal Gran Premio d'Argentina 1958.[8] Mansell si confermò terzo, e dietro a lui si classificarono tutti i piloti in lotta per il titolo. Solo Alain Prost era attardato, ottavo, dietro anche al compagno di team Eddie Cheever. Jacques Laffite non si qualificò, per la seconda gara consecutiva, mentre entrò nei 26 Jonathan Palmer, all'esordio.[2][9]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Nella sessione di qualifica[10] si è avuta questa situazione:

Pos Pilota Costruttore Tempo Griglia
1 11 Italia Elio de Angelis Regno Unito Lotus-Renault 1'12"092 1
2 6 Italia Riccardo Patrese Regno Unito Brabham-BMW 1'12"458 2
3 12 Regno Unito Nigel Mansell Regno Unito Lotus-Renault 1'12"623 3
4 5 Brasile Nelson Piquet Regno Unito Brabham-BMW 1'12"724 4
5 28 Francia René Arnoux Italia Ferrari 1'13"113 5
6 27 Francia Patrick Tambay Italia Ferrari 1'13"157 6
7 16 Stati Uniti Eddie Cheever Francia Renault 1'13"253 7
8 15 Francia Alain Prost Francia Renault 1'13"342 8
9 9 Germania Ovest Manfred Winkelhock Germania Ovest ATS-BMW 1'13"679 9
10 7 Regno Unito John Watson Regno Unito McLaren-TAG 1'13"783 10
11 35 Regno Unito Derek Warwick Regno Unito Toleman-Hart 1'13"855 11
12 36 Italia Bruno Giacomelli Regno Unito Toleman-Hart 1'13"949 12
13 8 Austria Niki Lauda Regno Unito McLaren-TAG 1'13"972 13
14 22 Italia Andrea de Cesaris Italia Alfa Romeo 1'14"403 14
15 23 Italia Mauro Baldi Italia Alfa Romeo 1'14"727 15
16 1 Finlandia Keke Rosberg Regno Unito Williams-Ford Cosworth 1'14"917 16
17 29 Svizzera Marc Surer Regno Unito Arrows-Ford Cosworth 1'15"346 17
18 30 Belgio Thierry Boutsen Regno Unito Arrows-Ford Cosworth 1'15"428 18
19 40 Svezia Stefan Johansson Regno Unito Spirit-Honda 1'15"912 19
20 4 Stati Uniti Danny Sullivan Regno Unito Tyrrell-Ford Cosworth 1'16"640 20
21 33 Colombia Roberto Guerrero Flag of Hong Kong (1959-1997).svg Theodore-Ford Cosworth 1'16"769 21
22 25 Francia Jean-Pierre Jarier Francia Ligier-Ford Cosworth 1'16"880 22
23 26 Brasile Raul Boesel Francia Ligier-Ford Cosworth 1'17"177 23
24 32 Italia Piercarlo Ghinzani Italia Osella-Alfa Romeo 1'17"408 24
25 42 Regno Unito Jonathan Palmer Regno Unito Williams-Ford Cosworth 1'17"432 25
26 3 Italia Michele Alboreto Regno Unito Tyrrell-Ford Cosworth 1'17"456 26
NQ 17 Regno Unito Kenny Acheson Regno Unito RAM March-Ford Cosworth 1'17"577 NQ
NQ 31 Italia Corrado Fabi Italia Osella-Alfa Romeo 1'17"816 NQ
NQ 2 Francia Jacques Laffite Regno Unito Williams-Ford Cosworth 1'18"261 NQ

Gara[modifica | modifica wikitesto]

Resoconto[modifica | modifica wikitesto]

Prima del via Riccardo Patrese ebbe un problema al motore della sua Brabham, e decise di partire col muletto, adattato però alle esigenze del suo compagno di team, Nelson Piquet.

Il pilota padovano alla partenza fu più rapido del connazionale Elio De Angelis, e si pose al comando della gara. Anche Nigel Mansell tentò di passare De Angelis alla Druids, ma senza successo; pure Eddie Cheever ebbe un buon spunto al via, ove passò le due Ferrari, e tentò anche di mettersi davanti a Nelson Piquet, che resistette all'attacco. Manfred Winkelhock si pose davanti a René Arnoux, mentre Tambay fu passato anche dall'altro pilota della Renault, Alain Prost. Al termine del primo giro la classifica recitava Patrese, De Angelis, Mansell, Piquet, Cheever, Winkelhock, Arnoux, Prost e Tambay.

Al secondo giro Prost passò sia Winkelhock che Arnoux, col tedesco che dovette cedere anche ad Arnoux. Davanti, intanto, Mansell subiva dei problemi nel mettere a temperatura gli pneumatici con Piquet e Cheever che passarono il britannico. Le difficoltà del pilota della Lotus proseguirono anche nel giro successivo, ove fu costretto a cedere anche a Prost e Arnoux.

De Angelis si pose all'attacco di Patrese, così come Prost si avvicinò a Cheever, che passò al nono giro. I primi sei avevano un buon margine sul resto del gruppo, guidato da un lento Mansell.

All'undicesimo passaggio ci fu un contatto tra i primi due; la vettura di De Angelis toccò quella di Patrese, in un tentativo di sorpasso: entrambi finirono sull'erba. Patrese ripartì subito, secondo dietro a Nelson Piquet, mentre De Angelis scalò sesto. La gara del pilota romano durò ancora due giri, quando fu costretto al ritiro col motore fuori uso.

Alain Prost si trovò, per qualche giro, dietro a Patrese, che così favoriva la fuga del compagno di team Piquet. Il francese passò il pilota della Brabham al giro 15. Cinque giri dopo René Arnoux terminò in testacoda, fermandosi sui cordoli della curva Stirling. Aiutato dai commissari rientrò in pista, ormai però staccato dalla zona dei punti.

Piquet comandava la gara davanti a Prost, staccato di dieci secondi: si era poi formato un trenino, che vedeva al comando Patrese, seguito da Cheever, Mansell, Tambay, De Cesaris e Winkelhock.

Al ventottesimo giro si ruppe una canalizzazione dell'olio sulla Tyrrell di Danny Sullivan; il pilota statunitense si accorse subito dell'incendio che stava propagandosi alla vettura, e si fermò in una via di fuga, ove i commissari poterono spegnere le fiamme.

Eddie Cheever si fermò per la sosta al giro 35, rientrando undicesimo. Nei giri seguenti si fermarono anche De Cesaris, Winkelhock e Arnoux. Al giro 38 si staccò un alettone anteriore sulla McLaren di John Watson, già danneggiato in precedenza. Il pilota britannico perse il controllo della monoposto, e sbatté contro le barriere.

Al giro 39 una lunga sosta di Patrese ai box, dovuta alle difficoltà dei meccanici a sostituirgli uno pneumatico lo fece scendere in decima posizione. Nei giri seguenti toccò anche a Prost e Mansell fermarsi per cambiare le gomme, senza particolari problemi. Al giro 43 toccò a Patrick Tambay, e al giro 44 al leader Piquet: anche in questo caso alla Brabham vi furono dei problemi nel fissaggio di una ruota, ma il brasiliano rientrò in gara primo. Dietro al brasiliano vi era Alain Prost, poi Patrick Tambay, Nigel Mansell, Eddie Cheever, Andrea De Cesaris, Derek Warwick, Bruno Giacomelli e Riccardo Patrese.

Le possibilità di arrivo ai punti per Cheever sfumarono pochi giri dopo, quando fu costretto a una sosta imprevista per un problema alla visiera del casco, che venne aggiustata con del nastro adesivo dai suoi meccanici. Lo statunitense sprofondò in classifica in quattordicesima posizione.

Prost subiva dei problemi agli pneumatici e non godeva di un motore performante, ciò che gli impedì di attaccare Piquet per il primo posto. Anche René Arnoux fu nuovamente costretto al cambio delle gomme, abbandonando così le speranze residue di marcare punti iridati. Al giro 56 entrò in azione, inavvertitamente, l'estintore sulla vettura di Warwick. Il britannico riuscì a proseguire anche se con problemi di visibilità e di sensibilità al braccio destro.

Al sessantesimo giro Mansell ebbe la meglio su Tambay, per il terzo posto alla Paddock Hill; il ferrarista aveva degli pneumatici rovinati e dei freni ormai al limite di rottura. Due giri dopo il francese uscì di pista alla Druids, a causa del bloccaggio di una ruota.

Nelson Piquet conquistò la sua decima vittoria nel mondiale di F1, davanti ad Alain Prost e Nigel Mansell. Prost comandava la classifica del mondiale piloti, con due punti di vantaggio su Piquet.[2]

Risultati[modifica | modifica wikitesto]

I risultati del gran premio[11] furono i seguenti:

Pos No Pilota Costruttore Giri Tempo/Ritiro Pos. Griglia Punti
1 5 Brasile Nelson Piquet Regno Unito Brabham-BMW 76 1h36'45"865 4 9
2 15 Francia Alain Prost Francia Renault 76 + 6"571 8 6
3 12 Regno Unito Nigel Mansell Regno Unito Lotus-Renault 76 + 30"315 3 4
4 22 Italia Andrea De Cesaris Italia Alfa Romeo 76 + 34"396 14 3
5 35 Regno Unito Derek Warwick Regno Unito Toleman-Hart 76 + 44"915 11 2
6 36 Italia Bruno Giacomelli Regno Unito Toleman-Hart 76 + 52"190 12 1
7 6 Italia Riccardo Patrese Regno Unito Brabham-BMW 76 + 1'12"684 2  
8 9 Germania Manfred Winkelhock Germania ATS-BMW 75 + 1 giro 9  
9 28 Francia René Arnoux Italia Ferrari 75 + 1 giro 5  
10 16 Stati Uniti Eddie Cheever Francia Renault 75 + 1 giro 7  
11 30 Belgio Thierry Boutsen Regno Unito Arrows-Ford Cosworth 75 + 1 giro 18  
12 33 Colombia Roberto Guerrero Flag of Hong Kong (1959-1997).svg Theodore-Ford Cosworth 75 + 1 giro 21  
13 42 Regno Unito Jonathan Palmer Regno Unito Williams-Ford Cosworth 74 + 2 giri 25  
14 40 Svezia Stefan Johansson Regno Unito Spirit-Honda 74 + 2 giri 19  
15 26 Brasile Raul Boesel Francia Ligier-Ford Cosworth 73 + 3 giri 23  
Rit 27 Francia Patrick Tambay Italia Ferrari 67 Testacoda 6  
Rit 3 Italia Michele Alboreto Regno Unito Tyrrell-Ford Cosworth 64 Motore 26  
Rit 32 Italia Piercarlo Ghinzani Italia Osella-Alfa Romeo 63 Acceleratore 24  
Rit 29 Svizzera Marc Surer Regno Unito Arrows-Ford Cosworth 50 Motore 17  
Rit 1 Finlandia Keke Rosberg Regno Unito Williams-Ford Cosworth 43 Motore 16  
Rit 23 Italia Mauro Baldi Italia Alfa Romeo 39 Frizione 15  
Rit 7 Regno Unito John Watson Regno Unito McLaren-TAG Porsche 36 Testacoda 10  
Rit 4 Stati Uniti Danny Sullivan Regno Unito Tyrrell-Ford Cosworth 27 Perdita
d'olio
20  
Rit 8 Austria Niki Lauda Regno Unito McLaren-TAG Porsche 25 Motore 13  
Rit 11 Italia Elio De Angelis Regno Unito Lotus-Renault 12 Pompa dell'olio 1  
Rit 25 Francia Jean-Pierre Jarier Francia Ligier-Ford Cosworth 0 Frizione 22  
NQ 17 Regno Unito Kenny Acheson Regno Unito RAM March-Ford Cosworth    
NQ 31 Italia Corrado Fabi Italia Osella-Alfa Romeo    
NQ 2 Francia Jacques Laffite Regno Unito Williams-Ford Cosworth        
NA 43 Germania Stefan Bellof Regno Unito McLaren-Ford Cosworth        

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Salvo indicazioni diverse le classifiche sono tratte da Sito di The Official Formula 1, formula1.com. URL consultato il 25 febbraio 2008.

  1. ^ Notizie Flash, in La Stampa, 13 settembre 1983, p. 20.
  2. ^ a b c d (FR) 14. Europe 1983, su statsf1.com.
  3. ^ (ES) En breve (PDF), in El Mundo Deportivo, 5 aprile 1983, p. 25. URL consultato il 3 agosto 2014.
  4. ^ (ES) El G.P de Europa en Brands Hatch (PDF), in El Mundo Deportivo, 28 giugno 1983, p. 33. URL consultato il 13 agosto 2014.
  5. ^ Cristiano Chiavegato, Arnoux (finora) il più bravo, in La Stampa, 22 settembre 1983, p. 21. URL consultato il 31 marzo 2017.
  6. ^ Cristiano Chiavegato, De Angelis davanti ai magnifici tre, in La Stampa, 24 settembre 1983, p. 21. URL consultato il 31 marzo 2017.
  7. ^ (FR) Statistiques Constructeurs-Pole positions-Intervalle entre deux, su statsf1.com. URL consultato il 31 marzo 2017.
  8. ^ (FR) Pirelli-Pole positions, su statsf1.com. URL consultato il 31 marzo 2017.
  9. ^ Cristiano Chiavegato, La Ferrari all'assalto per il titolo, in La Stampa, 25 settembre 1983, p. 25. URL consultato il 31 marzo 2017.
  10. ^ Risultati delle qualifiche, statsf1.com.
  11. ^ Risultati del Gran Premio, statsf1.com.
Campionato mondiale di Formula 1 - Stagione 1983
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Gran Premio d'Europa
Edizione successiva:
1984
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