Gli orrori della Siberia

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Gli orrori della Siberia
Autore Emilio Salgari
1ª ed. originale 1900
Genere romanzo
Sottogenere avventura
Lingua originale italiano
Ambientazione Russia (Siberia)
Personaggi Sergio Wassiloff, Ivan Sandorf, Maria Fedorovna Wassiloff, Dimitri, Alexis Storn

Gli orrori della Siberia è un romanzo d'avventura, scritto da Emilio Salgari nel 1900.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda si svolge in Siberia nel XIX secolo.

1. Gli esiliati. Il 27 dicembre 1812 l'ex colonnello del reggimento Finlandia Sergio Wassiloff, polacco trentaseienne nato a Varsavia, e il giovane Ivan Sandorf, studente di Odessa, entrambi esiliati per motivi politici, giungono in piroscafo, scortati da molti cosacchi, a Tobol'sk, da dove i forzati a vita iniziano la marcia a piedi verso la Siberia.

2. L'«ispravnik». Interrogato dall'ispravnik, il capo della polizia, Wassiloff è accusato di essere un nichilista cioè membro di una setta che lotta per liberare gli slavi dal dominio russo a cui sono soggetti. Wassiloff nega, ma lascia trasparire la sua simpatia per i nichilisti.

3. Il supplizio dell'aringa. Anche a Ivan è mossa la stessa accusa, e anch'egli nega Ad entrambi sono state trovate carte compromettenti. Wassiloff esprime a Ivan preoccupazione per l'amata sorella Maria Fedorovna.. Quindi vengono rinchiusi in uno stanzino ove la temperatura è ardente, e per pasto vengono loro servite aringhe salatissime.

4. Le torture della sete. I due sono tormentati dalla sete: l'ispravnik spera che ciò li induca a dirsi colpevoli, ma loro non cedono e l'ispravnik capisce che è inutile continuare a torturarli, li fa dissetare e ordina che l'indomani si uniscano alla colonna di forzati in marcia verso la Siberia.

5. Fra le steppe della Baraba. Poiché la colonna è già in marcia da tempo, la devono raggiungere in slitta, trasportati da un gruppo di cosacchi. Iniziano il viaggio attraversando la desolata regione detta Baraba, attraversata solo dalla Wladimirka, la strada che conduce i forzati verso la Siberia, dove questi lavorano pressoché in schiavitù e in terribili condizioni nelle miniere.

6. Il pellegrino / 7. Una confidenza segreta. La notte successiva pernottano presso il fuoco di un pellegrino che gira la Russia in cerca di fondi per la chiesa del suo villaggio. Wassiloff scopre che il pellegrino, Bogadoroff, è polacco, e proviene dallo stesso villaggio, Ostrog, dove è rifugiata la sorella. Segretamente, gli dona un anello che vale mille rubli e lo incarica di informare la sorella, ancora ignara, che è stato esiliato.

8. Da Omsk a Tomsk. Il viaggio continua verso la città di Tomsk: vengono assaliti da una banda di predoni kirghisi. Quando giungono a Tomsk, la catena dei forzati (così detta perché gli sciagurati camminano incatenati tra loro mani e piedi) è già ripartita.

9. Un compagno d'armi. Raggiungono finalmente la catena, ma la superano e proseguono fino alla tappa successiva. Sono dette tappe le baracche dove i forzati vengono fatti riposare, spesso ammassati in spazi così angusti che devono dormire l'uno sull'altro. Qui scoprono che la catena è comandata dal capitano Vladimiro Baunje, un polacco che Wassiloff, durante una battaglia, salvò dalla morte. Baunje, fingendo la massima severità, si adopera in realtà per alleviare le sofferenze dei forzati, giungendo talvolta anche a favorirne la liberazione; promette aiuto anche a Wassiloff.

10. La catena vivente. Giunge alla tappa anche la catena, composta da centinaia di prigionieri, delinquenti comuni e politici, e anche da molti dei loro familiari, donne e bambini che hanno scelto di seguirne la sorte in Siberia. I forzati camminano a volte per migliaia di chilometri, tra le torture dei cosacchi, i supplizi del freddo d'inverno e i morsi dei tafani in estate.

11. La prima notte nella tappa. Ivan e Wassiloff sono trasferiti nella tappa, dove Ivan vorrebbe ribellarsi alle inumane condizioni di vita: ne nasce un lotta con un cosacco, che solo grazie all'intervento di Baunje non provoca gravi conseguenze a Ivan. Quindi Ivan e Wassiloff vengono incatenati come gli altri prigionieri.

12. Attraverso la Siberia. Dopo una lunga marcia la catena giunge alla città di Irkutsk. Ivan e Wassiloff sono stati spesso aiutati da Baunje, che ha fornito loro del cibo di nascosto.

13. La miniera d'Algasithal. Baunje deve ripartire: condurrà una nuova catena. Ivan e Wassiloff sono destinati alla miniera aurifera di Algasithal.

14. L'inferno della Siberia. Vengono condotti nelle profondità della miniera e costretti a lavorare sotto la minaccia delle fruste; Ivan a stento riesce a trattenere la rabbia. Parlano tra loro in inglese per non farsi intendere dai sorveglianti: così entrano in contatto con un ingegnere finlandese, Alexis Storn, anch'egli prigioniero, che rivela loro la presenza di un passaggio segreto verso l'esterno e parla di una possibile fuga.

15. L'evasione / 16. Il pozzo abbandonato. Passano due mesi. Dopo un litigio di Wassiloff con una guardia si decide di tentare la fuga. L'ingegnere, Wassiloff, liberato dalle catene che lo imprigionavano dopo il litigio, Ivan e altri ergastolani, nottetempo, cercano di scappare passando da un pozzo abbandonato. Però vengono scoperti e condotti in cella in attesa della punizione. In cella, nascosto nel pane, Wassiloff riceve un biglietto firmato V. B., in cui si dice che è arrivata la sorella e veglia su di lui.

17. Una notte fra i lupi / 18. Il maresciallo dei cosacchi / 19. L'orgia dei cosacchi. Maria Fedorovna, giovane, bella e coraggiosa, appena ricevuta l'ambasciata del pellegrino si è messa in viaggio verso la Siberia, col fedele servo Dimitri e uno jemskik che conduce la trojka su cui viaggia. Per non creare sospetti viaggia senza il passaporto, detto podarosnaia, che serve anche per cambiare i cavalli: per questo è partita con cavalli propri molto belli e possenti. Nell'attraversare la Siberia devono prima affrontare i lupi, poi una pattuglia di cosacchi li arresta perché sono senza documenti e li conduce in una tappa, dove Maria si finge francese. Riesce a fare ubriacare i cosacchi di guardia, così possono fuggire nella notte mandando incontro ai lupi i cavalli dei cosacchi, in modo che trascinino i lupi lontano.

20. L'assalto dei predoni delle steppe / 21. Fra i lupi e gli orsi. I cavalli dei cosacchi, però, inseguiti dai lupi, inseguono a loro volta la trojka di Maria, sperando che gli uomini li salvino: così Maria e gli altri si trovano inseguiti dai lupi. Devono rifugiarsi in una caverna, dove trovano degli orsi da cui si difendono con le armi e il fuoco.

22. L'inseguimento dei cosacchi. La caverna ha un'altra apertura, presso cui si trovano i cosacchi che si sono messi all'inseguimento. I tre fuggono affrontando ancora i lupi, ancora minacciosi nonostante si sia fatto giorno. La trojka si rovescia in una spaccatura apertasi nel ghiaccio.

23. La galleria di ghiaccio. La neve attutisce l'impatto: continuano la fuga a cavallo, ma inseguiti dai cosacchi si rifugiano dietro un bastione di ghiaccio.

24. L'assalto dei cosacchi / 25. I forzati siberiani. Ancora inseguiti, giungono nei pressi di alcune cateratte di ghiaccio, dove incontrano quattro uomini barbuti e vestiti di pelli, forse forzati in fuga. Si alleano con essi e riescono ad ingannare i cosacchi, chiudendo l'ingresso di una caverna con ghiaccio: i cosacchi credono che sia una chiusura naturale, pensano che i tre siano riusciti a fuggire altrove e se ne vanno. Viene recuperata la trojka con l'aiuto dei forzati, che poi tentano di estorcere loro del denaro. Messi i forzati fuori combattimento, riprendono la fuga, ma si imbattono nuovamente nei cosacchi che questa volta riescono ad arrestarli.

26. Il capitano Baunje. Per fortuna di Maria, i cosacchi sono comandati dal capitano Baunje, che scopre chi è veramente Maria e si offre di aiutarla. Parte con lei e i suoi compagni verso le miniere di Algasithal, dove, da un'isba nascosta, assistono al fallito tentativo di fuga di Wassiloff e dei suoi amici.

27. L'incendio / 28. La fuga. Baunje riesce a far arrivare a Wassiloff il messaggio nascosto nel pane. Poi fa in modo che Dimitri e lo jemskik diano fuoco alle costruzioni nei cui pressi Wassiloff è imprigionato: nella confusione che segue, riesce a liberare Wassiloff, Ivan e l'ingegnere. Wassiloff può finalmente rivedere la sorella e, salutato Baunje che resta per aiutare altri sventurati, inizia la fuga verso il lago Baikal per raggiungere poi la Cina. Anche Ivan e l'ingegnere si uniscono al gruppo.

29. Il Baikal. Lungo il Baikal viaggiano di notte per non essere visti. Di giorno si rifugiano in una caverna, in cui si devono difendere dall'attacco di due irbis, i leopardi delle nevi.

30. La «jurta» del lebbroso. Ripreso il viaggio, incontrano una pattuglia di cosacchi. I loro cavalli, stremati, muoiono, e sono costretti a rifugiarsi nella capanna di un lebbroso (i lebbrosi vengono costretti a vivere isolati per paura del contagio): i cosacchi li trovano ma non hanno il coraggio di entrare nella jurta.

31. La vendetta del colonnello. Resistono un po' nella jurta, poi di notte grazie alla fitta nebbia raggiungono la foresta. Il giorno seguente mettono in fuga alcuni cosacchi che sono in cerca di loro. Uno di essi rimane isolato: è un ispettore delle miniere che aveva minacciato Wassiloff: questi lo sfida a duello con le sciabole e lo uccide.

32. I khalkhas. Continuano la fuga sulle montagne. L'unico cavallo è usato da Maria, su cui vigila Ivan. Il giorno seguente avvistano la frontiera mongola. Chiedono ospitalità ad una tribù di khalkhas, pastori nomadi mongoli, che hanno varcato la frontiera per far pascolare i loro animali. Il loro capo capisce che sono in fuga dai cosacchi, ma in nome dell'ospitalità si offre di aiutarli.

33. La frontiera mongola. Cercano di varcare la frontiera mischiati ai khalkhas, ma i cosacchi, in allarme per la possibile presenza dei fuggiaschi, si insospettiscono. Il capo dei khalkhas manda i fuggitivi verso una torre cinese dove si trovano soldati mongoli, poi i khalkhas affrontano i cosacchi: riescono a passare la frontiera, ma le donne e le mandrie restano in mano ai cosacchi.

34. La torre cinese. Giunti alla torre non visti dai cosacchi, riescono ad ottenere ospitalità corrompendo le guardie.

35. Il tradimento dei mongoli. Ma le due guardie e il mandarino che le comanda li tradiscono: li rinchiudono nella torre e chiamano i cosacchi, che così possono arrestare tutti, tranne Ivan che riesce a nascondersi.

36. Charazainsk. Vengono condotti nel posto di frontiera di Charazainsk, dove Maria torna a fingersi francese in viaggio di studio e dice di avere conosciuto casualmente Wassiloff e l'ingegnere. Ottiene di restare libera con Dimitri e lo jemskik in attesa degli accertamenti.

37. Il maresciallo della polizia. Maria affitta una casa. Rivede il capo dei khalkhas, che viene di nascosto avvertito da Ivan che è riuscito a contattarlo, e presso cui Maria decide di recarsi segretamente. Intanto Dimitri, fingendo di volergli essere amico, riesce ad avere preziose informazioni da un maresciallo su come vengono sorvegliati Wassiloff e l'ingegnere.

38. Ivan. Maria incontra Ivan e gli svela il suo piano: si introdurranno nella prigione vestiti da cosacchi fingendo di avere arrestato Dimitri, poi disarmeranno le poche guardie. I khalkhas forniranno i cavalli per la fuga.

39. Un colpo audace. Il piano riesce: le guardie vengono sorprese, i prigionieri liberati e tutti si danno alla fuga.

40. La punizione del traditore. Prima di lasciare Charazainsk, vengono raggiunti da un folto gruppo di circa trecento predoni khalkhas, decisi a riprendersi il bestiame rimasto nelle mani dei russi (le donne sono già state rilasciate). Il colpo riesce, e tutti si dirigono verso la frontiera, ma prima il capo dei khalkhas vuole vendicarsi del mandarino della torre che ha tradito i suoi ospiti: recatisi alla torre, lo costringono alla resa, poi gli mozzano il capo con una sciabolata. Infine passano la frontiera.

Conclusione. Risarciti i khalkhas con tremila rubli, proseguono per la Cina. Wassiloff, Maria e Ivan si stabiliscono a Shanghai, dove Maria e Ivan si sposano.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Emilio Salgari, Gli orrori della Siberia, Vallardi, 1973, pp. 307.
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