Giovanni Battista Sommariva

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Ritratto di G.B. Sommariva, di Bertel Thorvaldsen, 1821

Giovanni Battista Sommariva (Sant'Angelo Lodigiano, 12 agosto 1762Milano, 6 gennaio 1826) è stato un politico italiano, durante il periodo napoleonico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista, o Gian Battista, Sommariva, divenne un potente uomo politico prima nella Repubblica Cisalpina, poi nella Seconda Repubblica, durante le quali ricoprì importanti cariche pubbliche. Nacque a Sant'Angelo da una famiglia di agricoltori, studiò diritto e divenne avvocato. Nelle Memorie del duca Francesco Melzi d'Eril (1753-1816), pubblicate a cura di Giovanni Melzi nel 1865, il Sommariva viene descritto in questi termini: «Uscito dall'officina d'un barbiere di Sant'ngelo presso Lodi, erasi dato sulle prime all'avvocatura; uomo quanto altri mai cupido ed astuto, il quale, dandosi a divedere seguace dei novatori e sviscerato della libertà e della eguaglianza , menava gran vanto del suo casato, con dirsi disceso dalla stirpe dei Sommariva , nobilissima prosapia di Pavia; e ciò non era. Accontatosi poi con ogni generazione di pubblicani e barattieri, erasi fuor di misura arricchito, tanto che giunto a Parigi confessava agli amici non sapere come spendere tanta pecunia , sebbene vivesse al fasto e ai piaceri di quella gran Babilonia. Bonaparte non volle riceverlo, ed ei se ne stette colà quasi oscuro, finché strettosi a madama de Thon, già stata amica di Gian Giacomo Rousseau, questa, col farlo suo sposo, lo rialzò. E Melzi diceva al Marescalchi, che il maggior suo dolore si era conoscere che Sommariva aveva lucrato in un solo affare oltre a seicentomila franchi, avendo potuto agevolmente sottrarre quanto gli era piaciuto senza che ne rimanesse indizio di sorta».[1]

Nel 1796 giunse a Milano e divenne consigliere municipale. All'invasione francese in Lombardia, adottò le nuove idee e divenne segretario del Direttorio della Repubblica Cisalpina, di cui divenne Direttore nel 1799. All'invasione austriaca fuggì a Parigi e divenne amico di Napoleone. Ritornò poi a Milano con i francesi. Grazie alla sua ambizione, alle sue capacità e alla mancanza di scrupoli, seppe accumulare enormi ricchezze e potere, anche in virtù delle sue influenti amicizie politiche parigine. Lo stesso Napoleone Bonaparte, di cui godette l'amicizia e la fiducia, gli affidò numerose e delicate missioni diplomatiche.

Acquistò palazzo a Parigi e villa Clerici a Tremezzo, quest'ultima per rivaleggiare con quella fatta costruire dal suo rivale in politica Melzi d'Eril in stile neoclassico a Bellagio. Aveva ottenuto i titoli di conte e di marchese.

La sua carriera politica ebbe un arresto improvviso nel 1802, dopo la sua candidatura al posto di vicepresidente della Repubblica Italiana, in quanto Napoleone gli preferì Francesco Melzi d'Eril, ma non così le sue fortune economiche, che profondeva senza risparmio per sostenere un tenore di vita talmente lussuoso che a Parigi oscurava persino quello del Primo Console.

Si dedicò quindi a collezionare e commissionare opere d'arte e ad abbellire la sua villa di Tremezzo, trasformandola in uno scrigno di opere d'arte, punto di richiamo e di incontro per la élite internazionale del suo tempo, e divenendo uno dei maggiori mecenati dell'epoca. Possedeva anche dipinti di contemporanei, tra cui paesaggi marini con atmosfere offuscate e Una Nevicata di Francesco Fidanza. Famosa era la sua collezione di gemme incise e di smalti. Si fece ritrarre dai maggiori artisti contemporanei.

Conobbe Stendhal nel 1801 a Milano, che lo citò nel De l'amour a proposito della statua della Maddalena Penitente (Canova), posseduta dal mecenate nel suo palazzo di Parigi.

Morì a Milano il 6 gennaio 1826 e fu sepolto nella cappella della celebre Villa Carlotta di Tremezzo.

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Si era sposato a Lodi con Giuseppina Verga da cui aveva avuto due figli: Emilio morto nel 1811 combattendo in Spagna e Luigi, naturalizzato francese, morto nel 1828 lasciando vedova la moglie contessa Emilia Seilliére (1801-1888), discendente di una nobile famiglia francese. Gli eredi dispersero in breve tempo l'ingente patrimonio accumulato dal Sommariva così come le sue collezioni d'arte che furono messe all'asta a Parigi nel 1839[2].

Ritratti di G.B. Sommariva[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Melzi, p. 236.
  2. ^ La nuora Emilia nel 1873 lasciò ai Musei milanesi numerosi oggetti delle collezioni d'arte del suocero da lei ereditate.
    Fonte: Gabriella Tassinari Le gemme incise nel Settecento e Ottocento
  3. ^ Pinacoteca di Brera Milano
  4. ^ ritratto di G.B. Sommariva dell'Appiani
  5. ^ Villa Carlotta Lago di Como Archiviato il 26 settembre 2008 in Internet Archive.
  6. ^ Thorvaldsen: l'ambiente, l'influsso, il mito di Patrick Kragelund, Bertel Thorvaldsen, Mogens Nykjær Pubblicato da L'Erma di Bretschneider, 1991 pag.96
  7. ^ Notizia delle opera dell'incisore in pietre dure e in coni Cav. Giuseppe Girometti pag.12
  8. ^ Le gemme incise nel Settecento e Ottocento pag.29

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriella Tassinari - Incisori in pietre dure e collezionisti a Milano nel primo ottocento: il caso di Antonio Berini e Giovanni Battista Sommariva - Le gemme incise nel settecento e ottocento - Continuità della tradizione classica. (Atti del Convegno di studio, Udine, 26 settembre 1998). Editore L'Erma di Bretschneider 2006
  • P.E. Visconti - Notizia delle opera dell'incisore in pietre dure e in coni Cav. Giuseppe Girometti - Roma tipografia Boulzaler 1833 Dedicato alla Eminenza Reverendissima del Sig. cardinale Mario Mattei
  • Patrick Kragelund, Bertel Thorvaldsen, Mogens Nykjær Thorvaldsen: l'ambiente, l'influsso, il mito edito da L'Erma di Breitschneider 1991 pag.96

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