Maddalena penitente (Canova)

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Maddalena penitente
Canova, maddalena penitente, 02.JPG
AutoreAntonio Canova
Data1793-1796 circa
Materialemarmo
Altezza90 cm
UbicazionePalazzo Doria-Tursi, Genova

La Maddalena penitente è una scultura in marmo (altezza 90 cm circa), realizzata dallo scultore veneziano Antonio Canova e datata tra il 1793 e il 1796. Venne acquistata dal diplomatico francese commissario Juliot, passò nel 1808 al mecenate milanese conte Giovanni Battista Sommariva e, dopo la sua morte, al signor d'Aguado.[1] La versione originale è conservata a Palazzo Doria-Tursi nel percorso espositivo dei Musei di Strada Nuova a Genova.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Fu la prima opera di Canova a raggiungere Parigi, dove fu accolta con entusiasmo dal pubblico del Salon del 1808, non solo con grande entusiasmo ma anche con qualche critica. La difficoltosa elaborazione artistica del tema ha portato Canova a realizzarne due bozzetti preparatori con grandi sensibili differenze, e infine alla creazione di una seconda versione nel 1809 su commissione del viceré d'Italia Eugenio di Beauharnais che la espose presso il suo palazzo di Monaco di Baviera[1] e che è oggi custodita al Museo dell'Ermitage a San Pietroburgo. Nell'opera Maria Maddalena è accasciata in ginocchio su di un masso, il busto è piegato, il capo chinato verso sinistra, con gli occhi attraversati da lacrime che ammirano un crocifisso di bronzo dorato, retto dalle braccia aperte e posate sulle gambe. Un panno legato da una corda le copre malamente il corpo, lasciandole scoperti in parte i fianchi e la schiena, sulla quale scendono dei lunghi capelli. Questi ultimi insieme alla carnagione sono ricoperti di una patina giallognola per attenuare il biancore del marmo.[2] Lo scultore ha voluto evidenziare il contrasto tra il fascino di un corpo ancora attraente, espressione della vita e della sensualità, e il suo annientamento nella consapevolezza del peccato e dell'invocazione del perdono divino.

L'opera finale si differenzia dal primo bozzetto per la posizione della testa, prima diritta, ora reclinata; e delle braccia, raccolte in preghiera prima, ora aperte per compassione. Nell'ultima versione invece, del 1805-1809, scompare il crocifisso di bronzo dorato, perché in Francia non era stato condiviso l'utilizzo simultaneo di diversi materiali.

L'artista identifica la protagonista della sua opera con la peccatrice di cui Luca narra nel suo Vangelo, infatti la donna appare come una fedele trascrizione del testo evangelico, ma il vivido contrasto tra la bellezza del corpo e il suo pentimento nell'abbandono alla volontà di Dio è una prova della ricerca del Canova di esaltare l'essere umano.

Acquistata da Raffaele de Ferrari, Duca di Galliera, fu collocata nel suo palazzo a Parigi, passò quindi alla città di Genova nel 1889 per legato della moglie Maria Brignole-Sale de Ferrari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gipsoteca canoviana, Gypsotheca canoviana eretta in Possagno da Mons. Giambatista Sartori Canova, vescovo di Mindo, Bassano, Tipi Basilio Baseggio, 1837.
  2. ^ Aldo Scibona: Canova la mano di Dio, 2008, Editing Edizioni Treviso

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