Giacinto Gaggia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Giacinto Gaggia
arcivescovo della Chiesa cattolica
Giacinto Gaggia - Lapide in Duomo Nuovo - Brescia (Foto Luca Giarelli).jpg
La tomba di monsignor Giacinto Gaggia nel Duomo nuovo di Brescia
Coa rel ITA arcv gaggia.jpg
Incarichi ricoperti Vescovo titolare di Adrumeto
Vescovo di Brescia
Arcivescovo titolare di Traianopoli di Rodope
Nato 8 ottobre 1847 a Verolanuova
Ordinato presbitero 1870
Consacrato vescovo 4 maggio 1909
Elevato arcivescovo 29 marzo 1930
Deceduto 15 aprile 1933 a Brescia

Giacinto Gaggia (Verolanuova, 8 ottobre 1847Brescia, 15 aprile 1933) è stato un arcivescovo cattolico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1870 fu ordinato sacerdote a Bergamo. Si laureò in scienze sociali.

Nel 1882 è professore di storia ecclesiastica e diritto canonico nel seminario di Brescia e pubblica presso G. Bersi e Comp. di Brescia la biografia "Arnaldo da Brescia".

Il 29 aprile 1909 fu eletto vescovo ausiliare di Brescia e vescovo titolare di Adrumeto.

Il 28 ottobre 1913 fu eletto vescovo di Brescia.

Fu insignito da re Vittorio Emanuele III della decorazione di Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, nel novembre del 1918.

Fu tra i vescovi più apertamente antifascisti; dichiarò che il fascismo era un partito difensore di teorie sostanzialmente pagane, che esalta la statolatria, umilia la libertà spirituale dell'uomo, viola i diritti della persona, pretende di avere il monopolio delle coscienze.[1] Fu l'unico vescovo italiano ad astenersi dal partecipare alle elezioni del 1929, dopo la firma dei Patti Lateranensi, rifiutandosi di giustificare l'astensione con motivi di salute ed affermando Dite pure che sto bene: benone![2]

Il 29 marzo 1930 rinunciò alla diocesi e divenne arcivescovo titolare di Traianopoli di Rodope.[3]

Gli atti dei processi per stregoneria in Val Camonica, già custoditi negli archivi delle parrocchie, sarebbero finiti, a fine Ottocento, nella raccolta privata di don Luigi Brescianelli di Capo di Ponte, ma un ordine tassativo del vescovo di Brescia Giacinto Gaggia ne avrebbe imposto la distruzione al fine di non fomentare una campagna anticlericale.[4]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— novembre 1918

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Fappani, I vescovi di Brescia, Brescia, Moretto, 1982, pp. 233-234.
  2. ^ M. Lovatti, Giacinto Tredici vescovo di Brescia in anni difficili, Brescia, Fondazione Civiltà Bresciana, 2009, p. 32.
  3. ^ A. Monti Della Corte, Armerista bresciano, camuno, benacense e di Valsabbia, Brescia, Tipolitografia Geroldi, 1974, p. 273.
  4. ^ M. Prevideprato, Tu hai renegà la fede - Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Brescia, Vannini, 1992, p. 5.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN89042901 · SBN IT\ICCU\CFIV\171933