Epipactis leptochila

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Epipactis thesaurensis)
Jump to navigation Jump to search
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Elleborina a labello sottile
Epipactis leptochila Saarland 11.jpg
Epipactis leptochila
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Epidendroideae
Tribù Neottieae
Genere Epipactis
Specie E. leptochila
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Orchidales
Famiglia Orchidaceae
Sottofamiglia Epidendroideae
Tribù Neottieae
Genere Epipactis
Specie E. leptochila
Nomenclatura binomiale
Epipactis leptochila
(Godfery) Godfery, 1921
Sinonimi

Epipactis viridiflora var. leptochila (bas.)
Helleborine leptochila
Epipactis helleborine subsp. leptochila
Epipactis muelleri var. leptochila

L'elleborina a labello sottile (Epipactis leptochila (Godfery) Godfery, 1921) è una piccola pianta erbacea perenne dai delicati fiori, appartenente alla famiglia delle Orchidacee.[2]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Epipactis si trova per la prima volta negli scritti di Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa) che fu un medico, botanico e farmacista greco che esercitò a Roma ai tempi dell'imperatore Nerone. L'origine di questo termine è sicuramente greca, ma l'etimologia esatta ci rimane oscura (qualche testo lo traduce con “crescere sopra”). Sembra comunque che in origine sia stato usato per alcune specie del genere Helleborus[3]. In tempi moderni il nome del genere fu creato dal botanico e anatomista germanico Johann Gottfried Zinn (1727 – 1759), membro tra l'altro dell'Accademia delle Scienze di Berlino, in una pubblicazione specifica sul genere Epipactis nel 1757.
L'epiteto specifico (leptochila) fa riferimento al piccolo labello.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Epipactis leptochila) è stato proposto dal botanico Masters John Godfery (1856-1945) in una pubblicazione del 1921.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Schmallippige Sumpfwurz; in francese si chiama Épipactis à labelle étroit; in inglese si chiama Narrow-lipped Helleborine.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento

È una pianta erbacea perenne alta da 20 a 70 cm. La forma biologica di questa orchidea è geofita rizomatosa (G rizh), ossia è una piante con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno si rigenera con nuove radici e fusti avventizi. Queste piante, contrariamente ad altri generi delle orchidee, non sono “epifite”, ossia non vivono a spese di altri vegetali di maggiori proporzioni (hanno cioè un proprio rizoma).

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un breve rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea è mediamente fogliosa, eretta e semplice a sezione cilindrica. Il fusto è biancastro e pubescente.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie, a disposizione spiralata lungo il fusto, sono intere a forma lanceolata con apice acuto; sono sessili, appena amplessicauli. La lamina è quasi piana e con diverse nervature longitudinali. Quelle superiori sono progressivamente più ristrette.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza

L'infiorescenza è un racemo terminale, allungato e lineare con fiori penduli e pedicellati; la disposizione è leggermente unilaterale. Alla base del pedicello sono presenti delle brattee erbacee a forma lanceolata. Queste brattee sono di tipo fogliaceo e quelle più basse sono molto simili alle foglie superiori, mentre quelle superiori sono progressivamente più piccole; tutte sono pendule come i fiori. I fiori sono resupinati, ruotati sottosopra tramite torsione del pedicello (e non dell'ovario come nel genere Cephalanthera).

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori

I fiori sono ermafroditi ed irregolarmente zigomorfi, pentaciclici (perigonio a 2 verticilli di tepali, 2 verticilli di stami, 1 verticillo dello stilo). I fiori all'esterno sono colorati normalmente di verde, mentre all'interno sono biancastri con sfumature violette. Dimensione del fiore: 10 – 15 mm.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
P 3+3, [A 1, G (3)][4]
  • Perigonio: il perigonio è composto da 2 verticilli con 3 tepali ciascuno (3 interni e 3 esterni) di forma lanceolata, liberi e patenti; il primo verticillo (esterno) ha 3 tepali di tipo sepaloide (simili ai sepali di un calice); hanno l'apice acuto e sono verdastri all'esterno; nel secondo verticillo (interno) il tepalo centrale (chiamato “labello”) è notevolmente diverso rispetto agli altri due laterali che si presentano più ottusi e colorati di bianco con riflessi violacei. Dimensione dei tepali: 12 – 15 mm.
Descrizione delle parti del fiore
  • Labello: il labello è diviso in due sezioni; la porzione posteriore del labello (basale, chiamata ipochilo) è concava e stretta, mentre quella anteriore (apicale, chiamata epichilo) è più allargata e incurvata verso il basso con apice appuntito. La colorazione del labello è porporino chiaro - rosato. Nel mezzo tra l'ipochilo e l'epichilo è presente una strozzatura che collega le due parti. Il labello è inoltre privo di callosità evidenti e non è speronato come in altri generi e l'ipochilo è nattarifero. Rispetto alle altre specie dello stesso genere questo labello è più sottile.
Descrizione del gimnostemio
  • Ginostemio: lo stame con la rispettiva antera biloculare è concresciuto con lo stilo e forma una specie di organo colonnare chiamato ginostemio[5]. Il colore di questo organo è fondamentalmente giallastro. L'ovario è infero, piriforme-globoso ed è formato da tre carpelli fusi insieme, sorretto da un peduncolo incurvato. Il polline è più o meno incoerente ed è conglutinato in due masse cerose polliniche bilobe (una per ogni loculo dell'antera); queste masse sono prive di “caudicole” (filamento di aggancio all'antera). Il rostello in questa pianta è atrofizzato e quindi non funzionante.
  • Fioritura: da giugno ad luglio.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula obovoide (o esagonale) a più coste contenente moltissimi, minuti semi. Anche le capsule, come i fiori, sono orizzontali o pendule.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Queste piante si riproducono tramite l'impollinazione: sono piante nettarifere, quindi abbiamo una impollinazione entomofila (imenotteri e ditteri).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie Epipactis leptochila appartiene alla seguente comunità vegetale[6]:

Formazione: delle comunità forestali
Classe: Carpino-Fagetea sylvaticae
Ordine: Fagetalia sylvaticae
Alleanza: Fagion sylvaticae

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Epipactis, insieme al genere Cephalanthera, appartiene alla sottofamiglia delle Epidendroideae caratterizzata dall'avere lo stame (l'unico fertile) ripiegato sopra il ginostemio e il labello composto da due pezzi distinti: ipochilo e epichilo[7][8]; e al livello inferiore alla tribù Neottieae[3].

Il numero cromosomico di E. leptochila è: 2n = 36[9]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Sono state descritte le seguenti sottospecie e varietà:[2]

  • Epipactis leptochila subsp. leptochila - sottospecie nominale
  • Epipactis leptochila subsp. aspromontana (Bartolo, Pulv. & Robatsch) Kreutz (2004) (in precedenza denominata Epipactis helleborine subsp. aspromontana[10])
  • Epipactis leptochila subsp. futakii (Mered'a & Potucek) Kreutz (2004)
  • Epipactis leptochila subsp. komoricensis (Mered'a) Kreutz (2004)
  • Epipactis leptochila subsp. maestrazgona (P. Delforge & Gévaudan) Kreutz (2004)
  • Epipactis leptochila subsp. naousaensis (Robatsch) Kreutz (2004)
  • Epipactis leptochila subsp. neglecta Kümpel (1982)
  • Epipactis leptochila subsp. provincialis (Aubenas & Robatsch) J.-M.Tison
  • Epipactis leptochila var. savelliana (Bongiorni, De Vivo & Fori) P.Delforge

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

  • Epipactis × stephensonii Godfery (1933) – Ibrido con E. helleborine

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

In genere tutte le Epipactis sono abbastanza simili nella forma del fiore. Qui ricordiamo alcune specie (tralasciando le varie sottospecie) quali:

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Come tutte le orchidee è una specie protetta e quindi ne è vietata la raccolta e il commercio ai sensi della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES).[11]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Rankou, H. 2011, Epipactis leptochila, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 7 febbraio 2021.
  2. ^ a b (EN) Epipactis leptochila, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 7 febbraio 2021.
  3. ^ a b Motta, vol. 2 - pag. 111.
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 24 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il 28 dicembre 2010).
  5. ^ Musmarra, pag. 628.
  6. ^ Flora Alpina, vol. 2 - pag. 1100.
  7. ^ Strasburger, vol. 2 - pag. 809.
  8. ^ Pignatti, vol. 3 - pag. 700.
  9. ^ Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 27 ottobre 2009.
  10. ^ GIROS 2009, op.cit., p.243
  11. ^ CITES - Commercio internazionale di animali e piante in pericolo, su esteri.it, 7 febbraio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 111.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 730, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 1100.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 807, ISBN 88-7287-344-4.
  • GIROS, Orchidee d'Italia. Guida alle orchidee spontanee, Cornaredo (MI), Il Castello, 2009, ISBN 978-88-8039-891-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]