Cristoforo Astengo

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Cristoforo Astengo
17 novembre 1885 – 27 dicembre 1943
Nato aSavona
Morto aSavona
Cause della mortefucilazione
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaFanteria
Anni di servizio1930-1944
GradoMaggiore di complemento
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
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Cristoforo Astengo (Savona, 17 novembre 1885Savona, 27 dicembre 1943) è stato un avvocato e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cristorofo Astengo - conosciuto dai familiari e dagli amici col nome di ''Cristofìn'' - nacque il 17 novembre 1885 a Savona, figlio di Agostino Astengo e Antonietta Della Piane. Avvocato e capo spirituale del Partito d'Azione di Savona.

Dalla prima guerra mondiale al 25 luglio 1943[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale di fanteria, combattente della prima guerra mondiale, decorato due volte (1916) con medaglia d'argento al valor militare sul Carso.

Nel 1919 prese parte alla fondazione della sezione Savonese dell'Associazione Italiana Combattenti, di cui fu Presidente tra il 7 luglio 1921 e il 14 ottobre 1922. Si scontrò più volte con Francesco Amilcare Dupanloup anch'esso membro dell'associazione e capo dello squadrismo savonese[1]. Strenuo oppositore del regime fascista, fu legato da grande amicizia ad Alessandro Pertini, di cui fu maestro e ispiratore politico.

Il 5 novembre del 1925 gli squadristi gli devastarono lo studio in piazza della Maddalena. Nel settembre del 1939 fu poi aggredito e picchiato dai fascisti mentre si trovava al Caffè Chianale in corso Italia.

Durante il ventennio dovette sopportare numerose angherie e umiliazioni. Molti clienti lo snobbarono a causa delle sue idee antifasciste. Fu schedato antifascista dal 1933.

Insieme al suo grande amico Ferruccio Parri e con Riccardo Bauer ed Ernesto Rossi negli anni Trenta militò tra le file di "Giustizia e Libertà". Tra il 1939 ed il 1940 attorno alla figura dell'avvocato Cristoforo Astengo nacque a Savona il Partito d'Azione clandestino, cui aderirono diversi noti professionisti cittadini.

Per il suo atteggiamento politico, con un decreto del 1940 venne rimosso dal grado di maggiore dell'Esercito Italiano.

Dal 25 luglio 1943 al Convegno di Valcasotto[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente alla caduta di Benito Mussolini del 25 luglio 1943, il 26 luglio a Savona avvennero manifestazioni popolari spontanee contro il regime. Nella prima mattinata gli operai della Scarpa & Magnano e dell'ILVA, diedero inizio ad uno sciopero imponente, al quale nelle strade si unirono numerosi cittadini dei vari strati sociali. In città la quasi totalità della popolazione si riversò in strada e nelle piazze. La collera popolare del 26 luglio distrusse le icone del ventennio e diede l'assalto al palazzo della federazione fascista ed al carcere di Sant'Agostino di Savona, dove erano rinchiusi diversi detenuti politici. Vennero date alle fiamme emblemi, vessilli e simboli del fascio; l'autorità inviò per controllare la situazione alcuni plotoni di soldati in assetto da guerra, ma questi non eseguirono particolari interventi e, anzi, in diversi casi fraternizzarono con i manifestanti. La giornata fu segnata dall'uccisione, in corso Vittorio Veneto, di due donne, Lina Castelli e Maria Pescio, colpite dai proiettili sparati dalle mitragliatrici della Milizia Portuaria. In segno di protesta per quelle due morti, la mattina del 27 luglio si tenne un comizio in piazza Mameli, nel corso del quale presero la parola l'avvocato Alberto Campanile, l'avvocato Cristoforo Astengo e l'operaio Piero Molinari.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, ebbe un ruolo rilevante nell'attivazione della Resistenza in Liguria e delle formazioni partigiane della Val Casotto.

Frattanto già nella mattinata del 9 si riuniva febbrilmente nella sede dell'Associazione Combattenti di Savona (da poco presieduta dall'avv. Cristoforo Astengo) il Comitato d'Azione Antifascista.

Dal Convegno di Valcasotto all'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 ottobre si diedero convegno a Valcasotto i maggiori esponenti ed intellettuali del Piemonte e della Liguria che avevano aderito al movimento di resistenza. Nell'incontro, svoltosi il successivo giorno 24 presso la «Trattoria Croce Rossa», i delegati regionali del Comitato di Liberazione Nazionale, tutte persone coraggiose e di grande levatura politica, decisero all'unisono di prodigarsi in ogni modo possibile per il Gruppo partigiano della Valle all'unico scopo di scacciare gli invasori germanici e riconquistare la libertà negata.

Tra i partecipanti alla storica riunione figurarono, oltre a Cristoforo Astengo:

Valcasotto divenne l'icona di vasta parte della Resistenza ligure e piemontese.

A Valcasotto vennero concepite e ufficialmente riconosciute il 24 ottobre 1943 le prime formazioni che successivamente confluirono in un'unità destinata a contribuire in modo determinante alla guerra di liberazione nazionale, il «1º Gruppo Divisioni Alpine».

Il 25 ottobre in serata, di ritorno da Valcasotto in treno, per colpa del sonno, Astengo non si rese conto di avere già superato la stazione di Santuario (frazione di Savona), dove era previsto che scendesse per evitare i controlli nazifascisti. Dovette, pertanto, giungere alla stazione di Savona, dove però fu identificato ed immediatamente tratto in arresto dai fascisti, guidati da Luigi Possenti.

Dall'arresto alla fucilazione[modifica | modifica wikitesto]

Fu imprigionato dapprima nelle carceri di Savona ma una settimana dopo venne condotto a Genova, venendo rinchiuso nel penitenziario di Marassi.Nei giorni successivi fu interrogato alla "Casa dello studente". Si trovava ancora recluso a Genova allorché, la sera del 23 dicembre, una mano ignota lanciò un ordigno esplosivo all'interno della Trattoria della Stazione in via XX Settembre a Savona, dove, in quel momento, si trovavano alcuni iscritti al Partito Fascista Repubblicano e alcuni militari tedeschi. Lo scoppio che si verificò causò il decesso di sette persone: tre di esse morirono sul colpo (il fascista Ferro Bovo, il barista Agostino Zanibone e la casalinga Francesca Alessandria), due nel corso di quella notte all'Ospedale San Paolo di Savona (la casalinga Luigia Baldissone e l'operaio Azelio Menicagli), una il 30 dicembre (il commerciante Giacomo Terrile) e la settima il 24 marzo successivo (il sergente maggiore della II Legione Contraerea di Savona Giovanni Vicalvi, morto a Parma a seguito delle ferite riportate). L'esplosione causò inoltre il ferimento di altre undici persone, tra cui l'ex squadrista Pietro Bonetto, il fascista Pio De Marzi ed il soldato tedesco Alberto Moser.

A seguito di quell'attentato fu decisa un'immediata rappresaglia. Il 24 e 25 dicembre infatti parecchi prigionieri politici affollavano le carceri di Sant'Agostino, le camere di sicurezza della Questura, le celle dei carabinieri e della milizia. L'avvocato Astengo fu ricondotto subito a Savona dalle carceri di Marassi a Genova, mentre a Finale Ligure il collega Avv. Renato Vuillermin, rientrato a casa dopo aver assistito alla Messa di Natale, venne arrestato dall'Ufficio politico investigativo della milizia.

La notte di Natale ed il mattino dopo, nella Federazione savonese i capi fascisti si riunirono per decidere i “provvedimenti da adottare”.

Erano quasi le ore 5 del 27 dicembre, quando sette arrestati furono prelevati dal carcere di S. Agostino e portati con un cellulare della Questura, nella caserma della Milizia di Corso Agostino Ricci, in cui si tenne di nuovo una "seduta straordinaria" di un presunto tribunale militare.

"Ritenendo superfluo perdere tempo con interrogatori e formalità, essendo a tutti noti i crimini dei detenuti, mandanti morali degli assassini", la condanna disposta fu pena di morte mediante fucilazione con esecuzione immediata.

Un'ora dopo i martiri furono condotti al forte della Madonna degli Angeli, dove si trovavano ad attenderli un plotone di esecuzione formato da 40 repubblichini, comandati dal Capo Manipolo della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale Bruno Messa. Prima dell'esecuzione il Seniore della Milizia Rosario Previtera non mancò di rivolgere ancora pesanti ingiurie verso i sette, che furono costretti a girare la schiena al plotone:

"Così devono crepare i traditori! Vi daremo tanto piombo da far capire a tutti i savonesi come devono comportarsi se vogliono vivere!"

Dopo queste parole Previtera sollecitò Messa a procedere. Tre militi spararono raffiche di mitra sui sette.
I trucidati furono:

Astengo, Calcagno, Rebagliati furono abbattuti con gli altri ma soltanto feriti: il brigadiere di P. P. Cardurani li finì a colpi di pistola.

In segno di protesta verso l'efferata esecuzione, le maestranze delle fabbriche di Savona e di Vado Ligure trovarono il coraggio di entrare in stato di sciopero, seppure in forma limitata.

La memoria di Cristoforo Astengo[modifica | modifica wikitesto]

A Cristoforo Astengo sono state intitolate, a Savona, una via, a seguito della delibera della Giunta Municipale del 2 luglio 1945, e una scuola elementare. Fu decorato alla memoria con medaglia d'argento al v.m.. Anche un'unità partigiana assunse il suo nome: Brigata GL Cristoforo Astengo.

Il 17 novembre 2013, nell'abitazione di Francesco Bruzzone, che fu Prefetto di Savona nei mesi immediatamente successivi alla Liberazione, lo studioso savonese Giuseppe Milazzo ha ritrovato le lettere che Cristoforo Astengo aveva scritto nel carcere di Marassi e che aveva segretamente inviato ai suoi fratelli Giuseppe ed Ernesto tra il 2 novembre ed il 26 dicembre 1943. La notizia del ritrovamento è stata data il successivo 20 novembre con un articolo pubblicato sulla pagina della cronaca di Savona dei quotidiani "La Stampa" e "Il Secolo XIX".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Intelligente cooperatore del comandante di battaglione nel predisporre a difesa e mantenere il possesso di Monte Aralta, nell'attacco decisivo del 29 maggio 1916, sotto fuoco di artiglieria e di fucileria nemiche, riuniva le truppe che ripiegavano dopo aver perduto i propri ufficiali, spingendole al contrattacco.»
— Monte Aralta, 29 maggio 1916.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di un plotone di testa di una compagnia d'avanguardia, conquistava forti trinceramenti nemici e li manteneva sotto l'infuriare del fuoco di mitragliatrici e artiglieria avversaria, infondendo con il suo mirabile fermo contegno, saldo coraggio nei dipendenti.»
— Colletta Sleme-Mirzli, 14-15 agosto 1916.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Capo ed animatore del movimento di resistenza in Savona, già perseguitato politico, elesse la libertà e la giustizia ad aspirazione massima della sua vita. Organizzatore delle formazioni partigiane della zona si dedicava con tutte le sue forze al loro potenziamento. Braccato per la sua attività patriottica ben nota all'avversario e finalmente catturato, veniva sottoposto alle più atroci torture senza che però nulla di compromettente uscisse dal suo labbro. Davanti al plotone di esecuzione teneva un contegno fiero e superbo, tanto da incutere ammirazione e rispetto ai suoi aguzzini. Magnifica figura di italiano e di combattente per la Libertà.»
— Savona, 8 settembre-27 dicembre 1943.
— Decreto 17 gennaio 1957[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Copia archiviata, su rsvn.it. URL consultato il 12 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 13 gennaio 2017).
  2. ^ Registrato alla Corte dei Conti lì 23 luglio 1957, Presidenza, registro 9, foglio 257.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Martino, Antifascisti ex combattenti della Grande Guerra nelle carte della R. Questura di Savona in Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l'età contemporanea dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea della Provincia di Savona, n. 9, Savona 2008.
  • Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Fondo: Corpo volontari della libertà, Serie: Documentazione e materiale storico - statistico, Sottoserie: Biografie sui caduti partigiani, Fascicolo: "A. Caduti partigiani, biografie incomplete", Busta 164, Fasc. 526.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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