Regia guardia per la pubblica sicurezza

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Regia guardia per la pubblica sicurezza
Descrizione generale
Attiva1919 - 1922
NazioneItalia Italia
TipoCorpo di polizia ad ordinamento militare
RuoloPubblica sicurezza
Polizia giudiziaria
Ordine pubblico
Polizia amministrativa
Dimensione40.000 unità (1922)
SoprannomeGuardie Regie
Parte di

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La Regia guardia per la pubblica sicurezza fu il corpo di pubblica sicurezza, dipendente dal ministero dell'Interno, che abolì e sostituì il Corpo delle Guardie di Città.

Esistette dal 2 ottobre 1919 al 31 dicembre 1922 quando fu sciolto dal governo Mussolini che lo sostituì con la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale e con l'Arma dei carabinieri reali (r.d. 31 dicembre 1922 n° 1680 concernente la riforma e unificazione dei corpi armati di polizia).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della Grande guerra il presidente del Consiglio (e ministro dell'Interno) Vittorio Emanuele Orlando non poteva più rimandare la riforma della Pubblica Sicurezza, necessaria per renderle l'Istituzione affidabile, capace di adottare i nuovi saperi coniati dalla Polizia scientifica capitanata dal professor Salvatore Ottolenghi, le nuove tecnologie realizzate durante la guerra (specie nelle telecomunicazioni) e, quindi, complessivamente più efficiente. Riforma più volte annunciata ma mai attuata per ragioni di bilancio e per insensibilità dei governi di volta in volta avvidentatisi. In particolare, lo scoppio della deflragrazione europea aveva bloccato i lavori di un'apposita commissione ministeriale che avrebbe dovuto presentare a Orlando le soluzioni alle problematiche più ricorrenti. Tra tutte, importanti innovazioni al regolamento del Corpo delle Guardie di città per: "liberalizzare" il matrimonio delle guardie (sottoposto a forti limiti); velocizzarne la carriera; distinguere il personale in borghese per i servizi tecnici e investigativi da quello in unforme. Le proposte avrebbero anche dovuto risolvere: riordino della carriera dei funzionari con meccanismi di progressione in base al merito e al titolo di studio; aumento degli stipendi per tutto il personale (Corpo, funzionari e impiegati); ristrutturare la Direzione Generale di Pubblica Sicurezza con l'istituzione di Uffici tecnici centrali, sull'esperienza dell'Ufficio Centrale di Polizia Ferroviaria, del Servizio segnalamento e identificazione della Scuola di polizia scientifica, e di due nuovi Uffici sorti durante la Guerra. Infatti, Orlando tra il 1916 e il 1917 aveva istituito l'Ufficio Centrale Abigeato Palermo, retto dall'ispettore generale Augusto Battioni, e l'Ufficio Centrale d'investigazione - U.C.I. - retto dall'ispettore Giovanni Gasti.

I lavori della commissione avrebbero anche proposto l'istituzione della questura in ogni provincia, riscritto gli organici di tutto il personale come anche i criteri di selezione, di formazione e di specializzazione per lo stesso.

L'urgenza maggiore era creare nuovo organismo per la polizia politica, giudiziaria e per i servizi tecnici, quest ultimi in radicale ampliamento e innovazione sull'esperienza dell'intelligence di guerra e lo sviluppo delle telecomunicazioni e della motorizzazione. Il primo passo era un nuovo ordinamento del personale di P.S. e la creazione del Corpo degli agenti d'investigazione (r.d. 14 agosto 1919 n°1442). Il Corpo andava ad affiancare il Corpo delle Guardie di città, che vedeva quindi sottrarsi i servizi in borghese, tecnici e investigativi conservando quelli esecutivi di polizia giudiziaria, amministrativa, di ordine pubblico, e più in generale in uniforme, tradizionalmente meno qualificati e delicati. A causa del deterioramento dell'ordine pubblico per fattori sia interni (organizzazione dei primi sodalizi tra reduci armati con finalità politica, clima politico esasperato a causa delle nuove elezioni stabilite lo stesso 14 agosto - le prime dopo oltre sette anni -, manifestazioni di reduci che chiedevano nuove terre, di mutilati, invalidi e vedove...), sia esterni (Conferenza di pace di Parigi, affermazione di movimenti socialisti e comunisti nell'ex Impero austroungarico e in Germania, tensioni sia nel Regno che con Francia, Inghilterra e USA per la ridefinizione dei confini territoriali, appello di D'Annunzio per una soluzione forte della questione...) il nuovo presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti continuava l'azione già avviata nell'immediatissimo dopoguerra dal predecessore per stabilizzare con più vigore l'ordine interno. Infatti, con il regio decreto 2 ottobre 1919 n. 1790 istituiva il Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza in totale sostituzione e rafforzamento del Corpo delle Guardie di città, soppresso con la stessa legge e sostituito integralmente nei compiti. Quindi, come in passato, il Corpo della R. guardia era dipendente direttamente dal Ministero dell'Interno (per mezzo delle autorità e dei funzionari di p.s.) ma creato con criteri radicalmente diversi. Per la prima volta nella storia della Polizia di Stato la Regia guardia, oltre ad essere Forza di polizia era parte integrante delle Forze Armate del Regno (mentre il Corpo GG.CC era "solo" Corpo armato del Regno) adottando, quindi, il regolamento di disciplina dell'esercito (e le stellette a cinque punte sulle uniformi degli appartenenti). Un nuovo Corpo con organico ampliato (quattro volte più grande del precedente), con nuova catena di comando e organizzazione territoriale (con un Comando Generale retto da un Generale comandante, con dipendenti legioni, divisioni, compagnie e stazioni similmente ai Carabinieri Reali[1] e alla Regia Guardia di Finanza, mentre il Corpo GG.CC non aveva né comando generale né ufficiali superiori essendo il massimo grado stabilito colonnello), con nuova logistica (caserme, scuole, dotazioni sia individuali che di reparto), che adottava moderni modelli di impiego e di intervento nelle piazze.

Per colmare l'organico il Governo si rivolgeva alle "vecchie" guardie di città, cui correva l'obbligo di soddisfare gli obblighi di ferma e rafferma nella Regia guardia (sollevando tra i poliziotti non poche lamentele), all'Esercito in smobilitazione, con diritto di precedenza sulle altre Forze di polizia, quali i Carabinieri Reali ma anche alle nuove leve, prevalentemente meridionali. Ad ogni modo la soppressione della regia guardia dava occasione a squadracce fasciste di aggressioni e pestaggi per "pareggiare i conti" con la mano ferma che la Polizia aveva avuto con loro sulle piazze, e vi furono casi di rivolte armate di poliziotti che si rifiutarono di sciogliere i reparti, sedate da esercito e Arma sotto l'occhio indifferente di Prefetti e Questori e il "silenzio" imposto dal Governo alla stampa. In un certo senso la Regia Guardia era la prima vittima del fascismo.

La conduzione delle operazioni di ordine pubblico, nel triennio di attività,era caratterizzata da numerose contraddizioni e dalla mancanza di una strategia coerente a causa del succedersi dei governi del periodo (ben sette in quattro anni), che invariabilmente portava alla repentina sostituzione dei Comandanti generali, alla difficoltà di mantere l'azione sulle piazze neutrale tra le opposte fazioni politiche (spesso in armi), alla recrudescenza delle violenze, a nuove e più agguerrite strategie adottate dai manifestanti mutuate dall'esperienza di guerra. Lo scioglimento del corpo, avutosi con regio decreto 31 dicembre 1922, n. 1680, portava a disordini in tutta l'Italia, con i casi più gravi a Torino ed a Napoli,[1] era ascritto alla radicale riorganizzazione delle Forze di polizia voluta dal nuovo governo con a capo Mussolini, che dettava l'unificazione tra Arma e Polizia. Infatti, il Corpo degli agenti investigativi transitava praticamente in blocco nel costituendo Ruolo specializzato dell'Arma dei carabinieri reali per i servizi tecnici, di vigilanza e di indagini in abito civile alla diretta dipendenza dell'autorità e degli ufficiali di pubblica sicurezza, mentre poche migliaia di regie guardie transitavano nell'Arma, prevalentemente per riempire l'organico degli istituendi Battaglioni mobili (che, di fatto, sostituivano la Regia guardia).

Le regie guardie provenienti dalle Forze armate e dalle Forze di polizia ritornavano ai corpi di provenienza, senza però vedersi riconosciuto l'eventuale grado maturato, mentre i giovani di leva concludevano il periodo obbligatorio nel regio esercito per poi essere congedate. Qualche migliaio veniva licenziato perché né idoneo al ruolo specializzato dell'Arma né al ruolo generale

Nell'aprile del 1925 il ruolo specializzato cessava di dipendere (cioè di essere amministrato, posto che per il servizio era sempre dipeso dall'autorità civile) dal Ministero della Guerra per passare sotto il Ministero dell'Interno, formando l'ossatura del neocostituito Corpo degli agenti di pubblica sicurezza.

Corpi simili[modifica | modifica wikitesto]

Un corpo analogo per organizzazione, mansioni e referenti, ma di diversa impostazione politica (repubblicana) fu la Guardia De Asalto creata nel 1931 in Spagna a difesa della Repubblica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]