Commio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Commio [1], o Comio (... – ...), è stato un principe e condottiero gallo, capo degli atrebati (tribù della Gallia Belgica). Regnò dapprima in Gallia Transalpina e poi in Britannia nel I secolo a.C.

Alleato di Cesare[modifica | modifica wikitesto]

Quando Giulio Cesare, al tempo della conquista della Gallia, sottomise gli atrebati nel 57 a.C.[2], mise Commio sul trono di questo popolo. Prima di invadere la Britannia nel 55 a.C., il generale romano inviò Commio nell'isola per persuadere i britanni a non opporre resistenza, credendo che egli avesse una qualche influenza in Britannia[3]. Ma al suo arrivo nell'isola, il gallo venne imprigionato. Non essendo riusciti a impedire lo sbarco delle truppe cesariane, i britanni rimandarono Commio a Cesare come atto di buona volontà per aprire dei negoziati[4]. L'anno dopo (54 a.C.), durante la seconda spedizione romana in Britannia, Commio fornì a Cesare un piccolo contingente di cavalleria atrebate e poi negoziò la resa del leader britannico Cassivellauno[5]. Rimase leale a Cesare anche durante le rivolte anti-romane del 54 e del 53 a.C. e per questa ragione, dopo aver ristabilito l'ordine, il generale romano permise agli atrebati di mantenere la loro indipendenza e concesse loro l'esenzione dalle tasse. Inoltre, Cesare diede a Commio il controllo sui Morini[6].

Tuttavia, mentre nel 53 a.C. Cesare si trovava a svernare nella Gallia Cisalpina, il legato Tito Labieno scoprì che Commio avrebbe cospirato contro i romani insieme ad altri popoli gallici. Labieno mandò allora il tribuno militare Gaio Voluseno e alcuni centurioni a eliminare Commio, che però riuscì a sfuggire alla morte[7].

Nemico di Cesare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 52 a.C. gli atrebati si unirono alla ribellione pan-gallica guidata da Vercingetorige e Commio fu uno dei leader dell'esercito che cercò di rompere l'assedio romano di Alesia [8]. Dopo la disfatta dei galli, Commio si unì a una rivolta dei bellovaci e persuase 500 germani ad aiutarli. I ribelli, però, furono di nuovo sconfitti e ancora una volta Commio si diede alla fuga[9].

Nel 51 a.C., Commio tornò nella sua terra con un piccolo contingente di cavalieri e là guidò la guerriglia. In quell'inverno, Marco Antonio ordinò a Voluseno di dare la caccia al ribelle e alla fine, Commio fu sconfitto, ma riuscì comunque a scappare. Cercò poi di giungere a un accomodamento con Marco Antonio[10]. Ma visto che gli Stratagemmi di Sesto Giulio Frontino (I secolo d.C.) affermano che Commio fuggì in Britannia coi suoi uomini, inseguito da Cesare[11], è logico pensare che i negoziati con Antonio fossero falliti. C'è però anche chi suppone che questo episodio vada collocato prima dei negoziati di pace. Secondo Creighton, Commio sarebbe invece stato riabilitato e installato in Britannia come re amico di Cesare, forse dopo la guerra civile contro Pompeo Magno, durante la quale Labieno si era schierato coi nemici di Cesare (49-45 a.C.) E il fatto che il nome di Commio compaia su monete galliche successive alla conquista romana della Gallia, insieme a quelli di Garmano e Carsicio, fa pensare che Commio abbia mantenuto un qualche potere in questa terra, forse attraverso quei due personaggi, che avrebbero funto da reggenti. Si può anche pensare che Garmanos e Carsicios fossero figli di Commio, da loro onorato sulle monete[12].

Re in Britannia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 30 a.C., Commio divenne re degli atrebati in Britannia, battendo moneta da Calleva Atrebatum (odierna Silchester). È quindi possibile ipotizzare che Commio e i suoi uomini abbiano fondato un regno nell'isola. Ma si può anche pensare che gli atrebati si trovassero già da tempo in Britannia. A supporto di questa seconda ipotesi c'è il fatto che, durante la spedizione cesariana del 55, Commio arruolò facilmente tra alcuni britanni filo-romani la cavalleria con cui aiutò Cesare a respingere un attacco delle tribù ostili. Sulle monete, il suo nome continua a comparire fino al 20 a.C. circa. Per questa ragione c'è chi ha pensato che siano esistiti due re con lo stesso nome, padre e figlio. Infatti, monete con la legenda COM COMMIOS, farebbero pensare a Commius figlio Commio.[13]. Su monete successive, i tre sovrani Tincomaro, Eppillo e Verica sono definiti figli di Commio. Dal 25 a.C. circa, Commio sembra regnare insieme a Tincomaro. Dopo la morte di Commio, Tincomaro avrebbe invece regnato sulla parte settentrionale del regno ed Eppillo su quella meridionale. Eppillo rimase unico sovrano dal 7 d.C. circa. Verica gli successe attorno al 15 d.C., rimanendo sul trono fino alla conquista romana della Britannia (43)[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1, Boston: Little, Brown and Company, Vol.1 p. 816
  2. ^ Cesare, Commentarii de bello Gallico II.
  3. ^ Cesare, Commentarii de bello Gallico IV, 21.
  4. ^ Cesare, De bello Gallico IV, 27.
  5. ^ Cesare, De bello Gallico IV, 35; V, 22.
  6. ^ Cesare, De bello Gallico 6.6, VII, 76.
  7. ^ Cesare, De bello Gallico VIII, 23.
  8. ^ Cesare, De bello Gallico VII, 75-76; VII, 79; Dione Cassio, Storia romana XLII, 42.
  9. ^ Ceesare, De bello Gallico VIII, 6-7; VIII, 10; VIII, 21.
  10. ^ Ceesare, De bello Gallico VIII, 47-48
  11. ^ Frontino, Stratagemmi, II, 13,11
  12. ^ John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000.
  13. ^ Commio e Atrebati in Roman-Britain.org.
  14. ^ John Creighton, Coins and power in Late Iron Age Britain, Cambridge University Press, 2000; Philip de Jersey (1996), Celtic Coinage in Britain, Shire Archaeology, 1996; Sheppard Frere, Britannia: a History of Roman Britain, terza edizione, 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]