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Colpire al cuore

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Colpire al cuore
Fausto Rossi e Jean-Louis Trintignant davanti a Porta Nuova in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1982
Durata105 min
Generedrammatico, thriller
RegiaGianni Amelio
SoggettoGianni Amelio
SceneggiaturaVincenzo Cerami
ProduttoreEnzo Porcelli
FotografiaTonino Nardi
MontaggioAnna Rosa Napoli
MusicheFranco Piersanti
ScenografiaMarco Dentici
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Colpire al cuore è un film drammatico italiano del 1982, diretto da Gianni Amelio.

Il film fu presentato in concorso alla 39ª Mostra del Cinema di Venezia, vincendo il Nastro d'Argento per la migliore sceneggiatura mentre Fausto Rossi vinse un Nastro d'Argento e un David di Donatello come miglior attore esordiente.[senza fonte] È stato descritto[da chi? Serve pure una fonte...] come un "magistrale studio psicologico che indaga due personaggi profondamente diversi". Il figlio adolescente di un professore universitario scopre la vita segreta del padre e inizia a tenerlo sotto sorveglianza dopo che uno degli amici di quest'ultimo muore in uno scontro a fuoco.[senza fonte]

Dopo aver assistito alla morte, in uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine, di Sandro Ferrari (uno studente ospitato dal padre Dario – docente universitario – pochi giorni prima, nella villa di famiglia a Bergamo), Emilio – un giovane adolescente milanese introverso e sensibile – pensa che il genitore sia implicato coi terroristi. Inizia quindi una sua personale indagine, studiando le mosse di Dario, fotografandone gli incontri, saggiandone le convinzioni ideologiche e morali.

Primo film di Amelio, sceneggiato con Vincenzo Cerami, è ambientato nelle cupe Milano e Bergamo dei primi anni Ottanta. Girato nel 1982, con scarsissimi mezzi e in otto settimane, è forse il più riuscito dei film non dedicati ad un episodio specifico dell'Italia degli anni di piombo. La sua presentazione a Venezia non fu esente da giudizi particolarmente netti: la critica si divise tra chi parteggiava per il padre contro il figlio o viceversa, "mentre – sostiene Amelio – nelle mie intenzioni sono entrambi vittime delle circostanze".

Numerosi problemi vennero anche dalla produzione, targata Rai, che ritardò di otto mesi l'uscita del film nelle sale e lo programmò in tv solo cinque anni dopo. Il capostruttura Rai Paolo Valmarana, pur definito dal regista come uno dei più corretti con i quali gli sia capitato di lavorare, impose l'inserimento nella parte finale di un retorico dialogo in cui veniva messo in chiaro che il film non giustificava in alcun modo il terrorismo.[senza fonte]

Sempre il regista, nel commento incluso nell'edizione DVD, racconta di aver girato una scena cruciale con un unico piano sequenza proprio per evitare la possibilità di tagli censori sul dialogo.

Gli interni della casa dei protagonisti vennero girati nell'abitazione di Paolo Taviani, che in quel periodo si trovava negli Stati Uniti.

Rivelazione del film fu l'esordiente Fausto Rossi, figlio dell'architetto Aldo Rossi: alla sua prima prova d'attore, recita accanto alla propria madre, Sonia Gessner, che interpreta la madre di Emilio e alla sorella Vera Rossi, che interpreta proprio la sorella di Emilio.

Il giovane doppiò poi tutto il film (l'audio in presa diretta non era utilizzabile perché Trintignant recitava in francese), migliorando, secondo il giudizio di Amelio, anche l'espressione in parecchie scene.

Nonostante il successo del film, e i riconoscimenti personali ottenuti, Rossi non ha mai più voluto girare altre pellicole.

Riconoscimenti

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Collegamenti esterni

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