Cichorium

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Cichorium
Cichorium intybus june02.jpg
Cichorium intybus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Cichoriinae
Genere Cichorium
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Cichoriinae
Nomi comuni

Indivia

Specie

Cichorium L., 1753 è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, dall'aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dalle tipiche infiorescenze a forma stellata.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Per il nome di questo genere è difficile trovare un'etimologia. Probabilmente si tratta di un antico nome arabo che potrebbe suonare come Chikouryeh. Sembra (secondo altri testi) che derivi da un nome egizio Kichorion, o forse anche dall'accostamento di due termini Kio (= io) e chorion (= campo); gli antichi greci ad esempio chiamavano alcune piante di questo genere kichora; ma anche kichòria oppure kichòreia. Potrebbe essere quindi che gli arabi abbiano preso dai greci il nome, ma non è certo.
La difficoltà nel trovare l'origine di questo nome sta nel fatto che queste piante erano conosciute fin dai primissimi tempi della storia umana. Abbiamo ad esempio delle citazioni relative alle piante di questo genere nel Papiro di Ebers (ca. 1550 a.C.) e Plinio stesso nei suoi scritti citava la specie Cichorium in quanto conosciuta nell'antico Egitto; il medico greco Galeno consigliava queste piante contro le malattie del fegato; senza contare tutti i riferimenti in epoca romana.
Il nome scientifico del genere (Cichorium) è stato definitivamente fissato dal botanico e naturalista svedese Carl von Linné (1707 – 1778) nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il genere non ha una forma biologica ben definita: sono presenti piante emicriptofite, camefite ma anche terofite.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono grosse e scure e comunque secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è perlopiù un grosso e rigido stelo ramoso a volte ricoperto da peli. La parte interrata consiste in un rizoma ingrossato che termina in una radice a fittone affusolato (a forma conica), di colore bruno scuro; il rizoma è inoltre ricco di vasi latticiferi amari.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono grosso modo lanceolate con margini dentati o lobati a volte roncinati. È presente una rosetta basale a volte persistente alla fioritura. Le foglie lungo il fusto sono disposte in modo alterno.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è formata da diversi capolini posti lungo il fusto in posizione ascellare su peduncoli dimorfici (quasi nulli oppure lunghi fino a 80 mm). La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro cilindrico-conico formato da più squame (una decina su 2 serie) che fanno da protezione al ricettacolo piatto e poco peloso, sul quale s'inseriscono i fiori di tipo ligulato; l'altro tipo di fiori, quelli tubulosi, normalmente presenti nelle Asteraceae, in questa specie sono assenti.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono tetra-ciclici (calicecorollaandroceogineceo), pentameri ed ermafroditi.
In generale i caratteri morfologici dei fiori di queste piante possono essere così riassunti:

K 0, C (5), A (5), G 2 infero
  • Calice: i sepali sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: i petali sono 5 con la porzione inferiore saldata a tubo (la parte superiore si presenta come un prolungamento nastriforme – ligula) terminante in 5 dentelli.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti filiformi, liberi, mentre le antere sono saldate tra di loro e formano un manicotto circondante lo stilo; alla base sono acute.
  • Gineceo: l'ovario è infero uniloculare formato da 2 carpelli; lo stilo è unico ma profondamente bifido e peloso.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un achenio ovoidale angoloso (quasi prismatico a 3 – 5 spigoli) e allungato, glabro a superficie liscia e terminante con una coroncina di squame; è circondato dal ricettacolo indurito (in questo caso persistente) e abbracciato dalle brattee dell'involucro (anche queste persistenti). Il frutto è sormontato all'apice da un breve pappo persistente.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Le piante di questo genere sono sparse per tutto il mondo: oltre in Italia e in Europa, sono presenti in Africa orientale (Abissinia), Asia e Americhe (probabilmente importate e quindi naturalizzate). L'habitat (per le specie selvatiche) sono le zone ruderali e gl'incolti, ma anche i margini dei sentieri e strade. Il substrato può essere sia calcareo che siliceo, il pH del terreno è basico (ma anche neutro) con valori nutrizionali medio-alti in ambiente secco o mediamente umido (questi dati valgono soprattutto per le specie alpine).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la maggioranza delle specie di questo genere (almeno per quelle dell'arco alpino) appartengono alla seguente comunità vegetale:

Formazione : comunità perenni nitrofile
Classe : Artemisietea vulgaris
Ordine : Onopordetalia acanthii

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Asteraceae è la famiglia vegetale più numerosa, organizzata in quasi 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie. Nelle classificazioni più vecchie la famiglia delle Asteraceae viene chiamata anche Compositae.
Il genere di questa scheda, comprendente una decina di specie di cui quattro sono proprie della flora italiana (due coltivate e due selvatiche), appartiene, secondo le classificazioni tradizionali, alla sottofamiglia delle Liguliflorae (capolini con solo fiori ligulati) e alla tribù delle Cichorioideae : piante per lo più laticifere con fiori ligulati perfettamente circolari e foglie sparse.[1].
Invece secondo la Classificazione APG II, la classificazione di questo genere è la seguente:

Famiglia : Asteraceae, definita dal botanico e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 - 1878) in una pubblicazione del 1822.
Sottofamiglia : Cichorioideae, definita da Antoine-Laurent de Jussieu (1748-1836) e Chevall. nel 1828.
Tribù : Cichorieae, definita da Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829) & Augustin Pyrame de Candolle (1778-1841), nel 1806.
Genere : Cichorium, definito dal naturalista svedese L. (1707 – 1778) in una pubblicazione dal titolo "Species Plantarum" nel 1753.


Altre classificazioni[2] suddividono ulteriormente la Tribù nella Sottotribù delle Cichoriinae, definita dai botanici Alexandre Henri Gabriel de Cassini (1781-1832) e Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 – 1878) nel 1829.

Breve descrizioni di alcune specie[modifica | modifica wikitesto]

Qui di seguito sono descritte brevemente le 4 specie di Cicoria della nostra flora.

Cichorium endivia
  • Cichorium endivia L. - Indivia : (specie coltivata) questa pianta è completamente glabra; arriva fino a 120 cm di altezza; il ciclo biologico è biennale. La forma biologica della specie è H bienn, mentre il tipo corologico è Medit (un areale centrato attorno al Mediterraneo). L'habitat tipico sono gli orti in quanto è largamente coltivata (raramente s'inselvatichisce). È presente su tutto il territorio fino a 1200 m s.l.m..
Cichorium intybus
  • Cichorium intybus L. - Cicoria comune, Radicchio : (specie coltivata) il fusto è eretto, lievemente zigzagante e può superare il metro di altezza; le foglie della rosetta basale sono pennatopartite, mentre quelle cauline sono spesso intere e sessili. I fiori sono celesti. La forma biologica della specie è H scap, mentre il tipo corologico è Cosmop. (specie presente in tutte le zone del mondo). L'habitat tipico per queste piante sono i bordi dei sentieri e strade. È comune in tutto il territorio italiano fino a 1200 m s.l.m..
  • Cichorium pumilum Jacq. (sinonimi = C. endivia L. subsp. pumilum (Jacq.) Hegi; = C. divaricatum Schousb.) - Indivia selvatica : (specie selvatica) può arrivare ad una altezza di 60 cm; è una specie molto pelosa, quasi ispida a ciclo biologico annuo. Le foglie sono dentate o lobate in modo irregolare. La forma biologica della specie è T scap, mentre il tipo corologico è Stenomedit (un areale compreso tra Gibilterra e il Mar Nero). L'habitat tipico per queste piante sono le zone ruderali e gl'incolti. È presente nell'Italia centrale e meridionale fino a 600 m s.l.m..
  • Cichorium spinosum L. - Cicoria spinosa : (specie selvatica) è una pianta suffrutice con fusto lignificato alta al massimo 30 cm, mentre il fusto a portamento contorto può essere lungo fino a 1 m. La pianta è ramosissima e spinescente con foglie carnose e glabre. Nella parte superiore sono pennatopartite con lobi a forma di lacinie. L'infiorescenza è a gruppi irregolari di capolini. La forma biologica della specie è Ch suffr, mentre il tipo corologico è Stenomedit (un areale compreso tra Gibilterra e il Mar Nero). L'habitat tipico per queste piante sono le rupi calcaree. Sul nostro territorio si trova solo in Sicilia fino a 300 m s.l.m..
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Specie di Cichorium.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

In generale queste piante stimolano le funzioni, tramite depurazione e disintossicamento, dell'intestino, del fegato e dei reni grazie alle sostanze presenti nelle radici che hanno tra l'altro proprietà digestive. Sono inoltre ipoglicemizzanti, lassative (hanno proprietà purgative), colagoge (facilitano la secrezione biliare verso l'intestino) e cardiotoniche (regolano la frequenza cardiaca).

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

In cucina l'utilizzo più frequente è quello delle foglie nelle insalate (fresche o cotte). Da queste piante si sono derivati diversi cultivar o varietà orticole come il Radicchio Rosso di Treviso, la Catalogna (cicoria) o Cicoria asparago, oppure il “Radicchio di Bruxelles”.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Nell'industria queste piante trovano impiego come succedaneo del caffè, aromatizzante della birra, dolcificante, ma anche come biocarburante.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Le piante della Cicoria sono spesso usate come alimento dalle larve di alcuni lepidotteri tra cui Xestia c-nigrum e Agrotis segetum entrambi della famiglia dei Noctuidae.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ Crescent Bloom, su crescentbloom.com. URL consultato il 13 novembre 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 598.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 222, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 622.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Botanica Portale Botanica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di botanica