Caserma Giuseppe De Gol

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Caserma Giuseppe De Gol
StatoItalia Italia
CittàCastel Ivano
Coordinate46°04′12.14″N 11°31′18.08″E / 46.07004°N 11.52169°E46.07004; 11.52169Coordinate: 46°04′12.14″N 11°31′18.08″E / 46.07004°N 11.52169°E46.07004; 11.52169
Informazioni generali
Costruzione1914-1920
Condizione attualeDismessa
VisitabileNo
Informazioni militari
Occupanti
Azioni di guerraStrafexpedition
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La caserma Giuseppe De Gol è un edificio militare dismesso che si trova a Strigno. È dedicata alla memoria del sottotenente Giuseppe De Gol.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La struttura fu realizzata nel 1914 per volere del Ministero della guerra dell'Impero austro-ungarico, destinata ad ospitare permanentemente tre compagnie e il reparto mitragliatrici da montagna del 2º Battaglione del K.K. Landesschützen-Regiment "Trient" N. I[N 1] dell'Imperial regio Esercito austro-ungarico.[1] Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, nel giugno 1915, già il 15 di agosto le truppe italiane occupavarono la linea del Maso e la caserma, che ancora incompleta divenne un accantonamento per le truppe e i servizi di sussistenza.[1] L'edificio fu bombardato all'inizio della Strafexpedition, nel maggio 1916, e brevemente riconquistato dagli Schützen volontari dell’Alta Austria il 24 dello stesso mese, per essere riconquistato nella notte successiva da due compagnie di alpini del battaglione "Feltre" e da una di finanzieri.[1] La caserma rimase in mano italiana fino al novembre 1917, quando in seguito alla disfatta di Caporetto fu rioccupata dalle truppe austriache.[1] Per tutto il resto del conflitto fu utilizzata come deposito materiali e alloggiamento per le truppe che ritornavano dalla linea del fronte. Dopo la firma dell'armistizio del 4 novembre 1918 le truppe italiane ripresero possesso della caserma, che risultava gravemente danneggiata e spogliata di ogni dotazione.[1] Tra il 1919 e il 1920 fu utilizzata come alloggio per famiglie sfollate a causa della guerra, e il 28 agosto 1922 fu affittata per tre anni dal comune di Strigno alla ditta Canavero e Pons di Torino.[1] Fu definitivamente venduta[N 2] dal commissario prefettizio Guido Suster all'azienda subentrante, la Canavero e Co., il 27 febbraio 1924.[1] La fabbrica, che produceva pizzi e merletti e dava lavoro a circa 250 donne, chiuse nel 1928, e l'edificio fu venduto alla ditta torinese Unione Tessiture Ajmone & Marsan all'inizio degli trenta al fine di realizzarvi un convitto per gli studi delle lingue, delle arti e dei mestieri.[2] La proposta non ebbe seguito, e nell'agosto 1935 l'allora Podestà di Strigno Anacleto Vezzoni propose al Ministero della guerra l'acquisto dell'edificio, che fu perfezionato verso la fine del 1936 per la somma di 100.000 lire.[2] A cura del genio militare furono eseguiti lavori di ampliamento[N 3] e ripristino.[3]

Nei primi mesi del 1937 la caserma divenne Deposito di formazione del Centro di Mobilitazione del Gruppo "Lanzo" del 5º Reggimento artiglieria alpina della 5ª Divisione alpina "Pusteria", e poi, a partire dal 15 giugno dello stesso anno, sede del 551º Battaglione mitraglieri motorizzato della 102ª Divisione motorizzata "Trento".[3] Con la firma dell’armistizio dell'8 settembre 1943 la caserma fu abbandonata dai reparti italiani e poi saccheggiata dagli abitanti del luogo che portarono via armi, viveri, suppellettili e anche le finestre.[3] In seguito fu usata dalle truppe tedesche e turkmene loro alleate in quanto la zona era considerata dal comando tedesco infestata dai partigiani[N 4] ed era attentamente sorvegliata.[3] Dopo la fine della guerra, l'11 maggio 1945 l'edificio fu occupato dalle truppe americane, cui subentrarono quelle inglesi e indiane. Riconsegnata agli italiani, la caserma divenne sede degli alpini e dell'artiglieria da montagna del battaglione alpini "Feltre" fino all'aprile 1947. A partire dal 1948 e fino al 1952,[N 5] sotto il patronato della Lega Nazionale di Trieste, l'edificio divenne una colonia estiva capace di ospitare circa 400 bambini della città friulana.[4] Nel 1957 fu nuovamente occupata dai militari di leva appartenenti al Gruppo artiglieria da montagna "Pieve di Cadore", proveniente da Belluno.[4] A partire dal 1960 furono segnalati vari inconvenienti igienici dovuti alla presenza dei muli, tanto che nel febbraio 1963 gli artiglieri ritornarono a Bassano del Grappa.[4] La caserma fu ancora usata per l'addestramento estivo, e poi definitivamente abbandonata.[5] Negli anni Novanta fu usata per ospitare profughi albanesi, croati, bosniaci fino al dicembre 1996. Nel corso del 1998 fu trasferita in disponibilità alla provincia di Trento, che nel 2006 assegnò l'immobile in disponibilità a Patrimonio del Trentino.[5]

La caserma[modifica | modifica wikitesto]

La caserma è un'ampia costruzione su quattro livelli. Nel 1920 si componeva di 22 locali sotterranei, 24 al piano terra, 14 al primo e 13 al secondo.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si trattava delle truppe da montagna austroungariche. Durante l'estate, quando iniziavano le manovre addestrative dei reparti del battaglione, essi si stabilivano: comando, una compagnia e il reparto mitraglieri a Pieve Tesino, una compagnia a Castello Tesino, e un'altra a Barricata della Marcesina. Una quarta compagnia era permanentemente di stanza Grigno.
  2. ^ Al prezzo di 155.000 lire dell'epoca.
  3. ^ L’edificio fu alzato ed ampliato dalla ditta Impresa Luigi Lonardi & Figli di Verona, ed i lavori costarono la cifra di 60.000 lire.
  4. ^ Si trattava degli appartenenti al Battaglione "Gherlenda" della Brigata Garibaldina Antonio Gramsci (Feltre).
  5. ^ Su interessamento del Cav. Uff. Adone Tomaselli, ispettore scolastico.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • * Enrico Acerbi, Le truppe da montagna dell'esercito austro-ungarico nella Grande Guerra 1914-1918, Valdagno, Gino Rossato Editore, 1991.
Periodici
  • Andrea Tommaselli, Quale futuro per la caserma Degol, in Il Foglio di Strigno, nº 1, Strigno, Amministrazione Comunale di Strigno, luglio 2011, p. 19-27.