Carlo Scorza

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Carlo Scorza
Carlo Sforza.png

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVII, XXVIII, XXIX

Consigliere nazionale del Regno d'Italia
Legislature XXX
Gruppo
parlamentare
Corporazione della Chimica

Segretario del Partito Nazionale Fascista
Durata mandato 19 aprile 1943 –
25 luglio 1943
Predecessore Aldo Vidussoni
Successore Alessandro Pavolini (PFR)

Dati generali
Partito politico PNF
Professione politico e giornalista

Carlo Scorza (Paola, 15 giugno 1897Castagno d'Andrea di San Godenzo, 23 dicembre 1988) è stato un politico e giornalista italiano.

Luogotenente generale della MVSN, fu l'ultimo Segretario del Partito Nazionale Fascista

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Scorza.

Nel 1909, insieme alla famiglia, si trasferisce a Lucca, dove si diplomerà in ragioneria. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruola come volontario nei Reparti d'Assalto dei Bersaglieri, raggiungendo nel corso del conflitto il grado di tenente e meritando tre medaglie di Bronzo al Valor Militare. Il 14 dicembre 1920 si iscrive ai Fasci di Combattimento che poi si trasformeranno nel Partito Nazionale Fascista (PNF) Nello stesso anno, diventa giornalista professionista.

Dirige le squadre d'azione lucchesi ed è organizzatore della spedizione di Valdottavo, conclusasi tragicamente il 22 maggio 1921 con la morte di due squadristi ed il ferimento di numerosi altri che viaggiavano a bordo del camion caduto in una scarpata a causa dei massi fatti precipitare dagli antifascisti. Diviene direttore de L'Intrepido, in seguito è tra i fondatori de Il Popolo Toscano e, dal 1931, è direttore di Gioventù Fascista. Nel 1928 diviene Presidente della F.N.A.I. (Federazione Nazionale Arditi d'Italia).

Carriera nel PNF[modifica | modifica wikitesto]

Prende parte alla Marcia su Roma, come Comandante delle tre legioni della Lucchesia, confluite a Civitavecchia, ed è Segretario Federale di Lucca del PNF dal 1921 al 1929. Come "Federale" della città toscana fu responsabile dell'aggressione squadristica a Giovanni Amendola. Il deputato liberale, al quale Scorza aveva garantito l'incolumità in cambio dell'immediata partenza da Montecatini, fu aggredito dalle camicie nere appena fuori dall'albergo.[1] Per le conseguenze delle percosse subite Amendola morirà di lì a pochi mesi. Nel 1928 - 1929 Scorza è anche Commissario straordinario del Partito per la Federazione di Forlì.

Eletto deputato alla Camera nel 1924, riconfermato nel 1929, nel 1934 e nel 1939,[2] fu membro del Direttorio Nazionale del P.N.F. (1929 - 1931), nel dicembre del 1932 viene censurato da Mussolini per aver ecceduto nella polemica contro le organizzazioni cattoliche.

Partecipa come Ufficiale alla Guerra d'Etiopia e come Volontario alla Guerra civile spagnola, ottenendo una Medaglia d'Argento ed una di Bronzo al Valor Militare in Spagna e due Medaglie d'Argento ed una di Bronzo al Valor Militare in Africa, ma durante gli anni della segreteria di Achille Starace rimane sostanzialmente in ombra e in posizione polemica contro la burocratizzazione del Partito e dello Stato. La fine della segreteria Starace coincide con la rinascita politica di Scorza: è Consigliere Nazionale (1939 - 1943), membro della Corporazione della Chimica (1938 - 1941) e della Corporazione della Siderurgia e Metallurgia (1941 - 1942), presidente dell'Ente della Stampa (1940 - 1943). Vicesegretario del P.N.F. già dal dicembre 1942, il 19 aprile 1943 viene nominato Segretario del P.N.F. con il rango di ministro, carica che mantiene fino al 25 luglio 1943.

Il 24 luglio e la nascita della RSI[modifica | modifica wikitesto]

È il primo a informare Mussolini del contenuto dell'Ordine del giorno che Grandi avrebbe presentato alla seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio 1943, quindi concorda con il Duce un Ordine del giorno del P.N.F. che poi sarebbe stato messo ai voti subito dopo quello di Grandi (nei confronti del quale Scorza esprime voto contrario). Ma dopo la votazione sull'O.d.g. Grandi (che raccolse solo sette voti contrari tra cui il suo), non fu votato a quel punto alcun altro OdG. Nella confusione politica seguita alla destituzione e all'arresto di Mussolini, prima si nasconde, sottraendosi alla cattura, poi si offre di collaborare al governo di Pietro Badoglio e resta indisturbato fino all'8 settembre.

Per tale motivo, dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana, verrà arrestato con l'accusa di tradimento. Compare come testimone al processo di Verona contro Galeazzo Ciano e gli altri gerarchi. Processato a Parma nell'aprile del 1944 e difeso dall'avvocato Paolo Toffanin (1890-1971), fratello del più noto Giuseppe Toffanin, viene liberato per intervento diretto del Duce.[3] Si trasferirà, successivamente, a Cortina d'Ampezzo in provincia di Belluno.

Il ritorno a Paola[modifica | modifica wikitesto]

Tornato a Paola (Cosenza), la sua città natale, in quello stesso periodo, si troverà nella situazione di dover fronteggiare gli alleati e gli antifascisti che gli davano la caccia come appartenente al PNF. Furono i secondi a trovarlo per primi, i quali presero e uccisero suo figlio. In una rocambolesca fuga, Scorza riuscì a trovare riparo con il resto della sua famiglia presso i frati del convento di San Francesco di Paola (dove c'era suo fratello Don Alighiero Scorza) fino alla fine della guerra.

Gli alleati erano riusciti a sapere che lui e la sua famiglia si nascondevano presso il convento, e inviarono un bombardiere per radere al suolo il convento con l'intento di uccidere Scorza. Il bombardiere alleato arrivò sul convento e sganciò il suo carico di bombe, ma nessuna di esse esplose toccando terra (ne furono sganciate circa 50). Questo evento fu attribuito da alcuni, per religiosità o superstizione, all'intervento di San Francesco di Paola, ed è ricordato tramite una targa apposta sotto uno di questi ordigni posto nelle mura del convento a memoria.[senza fonte]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della Seconda guerra mondiale si rifugia a Gallarate (Varese). Scoperto e arrestato nell'agosto del 1945, riesce a evadere riparando in Argentina. Rientrato in Italia nel 1969, si trasferisce in un piccolo comune vicino a Firenze, dove muore nel 1988. Ha scritto un memoriale sulla seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 24 luglio 1943.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

3 Medaglie d'Argento al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria 3 Medaglie d'Argento al Valor Militare
5 Medaglie di Bronzo al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria 5 Medaglie di Bronzo al Valor Militare
1 Croce di Guerra al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria 1 Croce di Guerra al Valor Militare
3 Croci al Merito di Guerra - nastrino per uniforme ordinaria 3 Croci al Merito di Guerra
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
Grande Ufficiale dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)
Medaglia di benemerenza per i volontari della Campagna in Africa Orientale (1935–1936) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di benemerenza per i volontari della Campagna in Africa Orientale (1935–1936)
Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Commemorativa della Guerra di Spagna (1936-1939)
Medaglia di Benemerenza per i Volontari della Campagna di Spagna - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Benemerenza per i Volontari della Campagna di Spagna
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (3 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915–1918 (3 anni)
Medaglia Commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia Commemorativa Italiana della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Commemorativa Italiana della Vittoria
Medaglia di Benemerenza per i Volontari della Guerra Italo-Austriaca (1915-1918) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Benemerenza per i Volontari della Guerra Italo-Austriaca (1915-1918)
Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - nastrino per uniforme ordinaria Croce di anzianità (20 anni) nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
Medaglia commemorativa della Marcia su Roma - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Marcia su Roma
Medaglia della Guerra in corso (2 stellette) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia della Guerra in corso (2 stellette)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Tedesca - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Tedesca

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Amendola, "Una scelta di vita", Rizzoli, Milano, 1976
  2. ^ http://storia.camera.it/deputato/carlo-scorza-18970617/governi#nav
  3. ^ «In favore di Scorza interviene personalmente Mussolini che fa concludere il processo e mandar liberi i due imputati» (Scorza e Tarabini). Cit. tratta da Sivio Bertoldi, Salò, Vita e morte della Repubblica Sociale Italiana, Milano, Rizzoli editore, 1978 (Prima edizione BUR), pag. 427

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Aldo Vidussoni 19 aprile 1943 - 25 luglio 1943 Alessandro Pavolini (PFR)
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