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Bruno Alfieri

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Bruno Alfieri (Napoli, 11 maggio 1927Milano, 1º luglio 2008) è stato un critico d'arte e editore italiano.

Attivo nel panorama artistico italiano del secondo dopoguerra, si occupò della diffusione di artisti e designer internazionali, tra cui Jackson Pollock e Le Corbusier. Pubblicò diverse monografie dedicate a pittori italiani, come Piero Dorazio e Giuseppe Santomaso e realizzò la prima monografia su Paul Klee. Curò inoltre i cataloghi ufficiali della Biennale d’Arte di Venezia tra il 1947 e il 1952.

Infanzia e formazione

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Bruno Alfieri nacque a Napoli l’11 maggio 1927, figlio di Vittorio Alfieri, direttore della casa Editrice Fratelli Treves di Milano (poi Garzanti) e successivamente libraio-editore a Venezia dal 1938[1]. Iniziò la carriera giornalistica e critica nel 1946 come corrispondente del Journal de Genève dall’Italia, occupandosi di arte, cinema e cronaca. Fin dal 1947 si dedicò alle arti visive, pubblicando la monografia Paul Klee, la prima sull’artista, edita a Venezia da I.T.E.[2]

Attività a Venezia

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Nel 1948 entrò nella casa editrice paterna, Alfieri Edizioni d’Arte di Venezia[3], dove curò i cataloghi ufficiali delle Biennali d’Arte del 1948, 1950 e 1952, oltre a varie monografie su artisti moderni come Piero Dorazio, Osvaldo Licini e Giuseppe Santomaso. Collaborò inoltre alla realizzazione dei cataloghi delle mostre tenutesi a Palazzo Ducale, Ca’ Rezzonico, Palazzo Grassi, Museo Correr e Palazzo Vendramin Calergi, e partecipò alla rivista Arte Veneta, fondata dal padre Vittorio nel 1947.[1]

Nello stesso anno conobbe Peggy Guggenheim e curò il catalogo della sua collezione per la Biennale di Venezia.[2]

Nel 1949 fondò, insieme ai critici Giuseppe Marchiori e Oreste Ferrari, il gruppo Le Tre Mani, dedicato alla promozione dell’arte dell’École de Paris in Italia.[1] In tale ambito organizzò mostre di artisti come Édouard Pignon e Anri Georges Adam.

Nel 1950, in occasione della XXV Biennale di Venezia, organizzò all’Ala Napoleonica di Piazza San Marco la prima mostra personale europea di Jackson Pollock,[2] con opere provenienti dalla collezione Guggenheim, pubblicando per l’occasione un breve catalogo con il testo "Breve discorso sui quadri di Pollock".[4]

Attività editoriale e collaborazioni

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Inaugurazione della mostra Continuità presso la Galleria Levi, Milano (1962)

Tra il 1948 e il 1954 intrattenne un intenso epistolario con Jean Dubuffet e Max Bill, discutendo di temi legati all’arte e al rapporto tra forma e funzione. In questo periodo collaborò con Giulio Carlo Argan, Sergio Bettini, Emile Langui, Paul Delvaux, Giuseppe Santomaso, Piero Dorazio, Alberto Burri ed Emilio Vedova.

Fu collaboratore di riviste come Civiltà delle macchine (1953-1957), Stile industria e Comunità, diretta da Adriano Olivetti, con il quale sviluppò un duraturo sodalizio nel campo del design e della cultura visiva.

Nel 1954 si trasferì a Milano, dove fondò la rivista Arte Lombarda, e nel 1955 diede vita, con Ernst Goldschmidt, a Quadrum, rivista d’arte contemporanea pubblicata a Bruxelles con il patrocinio del Palais des Beaux-Arts. Fu inoltre tra i fondatori dell’Associazione per il Disegno Industriale (ADI).

Nel 1957 fondò Zodiac, rivista internazionale di architettura pubblicata dalle Edizioni di Comunità, diretta inizialmente da un comitato presieduto da Adriano Olivetti. Alfieri ne rimase alla guida fino al 1963.[1] Tra il 1959 e il 1960 diresse l’ufficio stampa della Triennale di Milano e fece parte della giuria del premio Compasso d’Oro.[3]

Nel 1960 fondò Metro, rivista internazionale d’arte d’avanguardia pubblicata a Milano e distribuita negli Stati Uniti da George Wittenborn, tra le prime a presentare artisti della Pop Art americana come Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Roy Lichtenstein e Claes Oldenburg.[3]

Successivamente fondò altre riviste specializzate, tra cui Pagina (1962), dedicata alla grafica, Marmo (1963–1965) e Lotus (dal 1963), rivista di architettura poi ceduta alla casa editrice Electa nel 1973.[1]

Nel 1967 tornò a Venezia, assumendo la direzione della Alfieri Edizioni d’Arte e aprendo la Libreria Alfieri insieme alla moglie Luisa.[3] Nel 1973 cedette la casa editrice a Electa, divenendo vicepresidente e direttore della divisione periodici e dell’ufficio di Roma fino al 1979. Tra il 1976 e il 1978 fu direttore del mensile Interni.[3]

Nel 1979 lasciò Electa e fondò a Milano la casa editrice Automobilia, "Società per la Storia e l'immagine dell'Automobile", dedicata alla pubblicazione di saggi e cataloghi sui principali marchi automobilistici italiani ed europei. Lanciò inoltre riviste come Le Grandi Automobili (1983–2005), Ferrarissima (1984–2006), Rivista Lamborghini (1988–1991) e Zuffenhausen (2005–2006).

Nel 1993 istituì il premio internazionale L’automobile più bella del mondo, dedicato al design automobilistico.[5]

Dal 1996 promosse con Automobilia numerose mostre dedicate al car design, tra cui Colore in movimento, Sculture in movimento (1997) e Design in movimento (1999), ospitate alla Triennale di Milano dove ha collaborato con la figlia Verde. Nel 2002 collaborò all’organizzazione della mostra The Italian Avant-Garde in Car Design all’Armory di New York, curata da Massimo Vignelli[6] e allestita da Benedetto Camerana.[3]

Bruno Alfieri morì a Milano il 1º luglio 2008, poco prima dell’inaugurazione della mostra Conrad Marca-Relli e l’Espressionismo Astratto Americano[7], da lui ideata e in collaborazione con L'Archivio Marca-Relli di Parma, progetto portato a termine dalla figlia Verde.[8]

Fu sposato con Luisa (Pistoia, 1936 – Milano, 2000), da cui ebbe due figli, Ippolito nel 1966 e Verde nel 1969.

  • Paul Klee, Istituto Tipografico Editoriale (ITE), 1948.
  • Arte lombarda, Vita e Pensiero, 1955, ISSN 2785-1117 (WC · ACNP).
  • Metro 2, Stabilimento Poligrafico Colombi, 1961.
  • Metro 11, Stabilimento Poligrafico Colombi, 1966.
  • Dino Buzzati, pittore, Alfieri, 1967.
  • Giugiaro. Catalogo ragionato, Milano, Automobilia, 1987, ISBN 978-8885058941.
  • Design Giugiaro. La forma dell'automobile., Milano, Automobilia, 1980, ISBN 9788885058941.
  • Pininfarina, Milano, Automobilia, 1982, ISBN 9788885058194.
  • Ferrari Spiders (1949-1990), Milano, Automobilia, 1989, ISBN 978-8885880115.
  • Ferrari. Catalogue raisonné. Opera omnia (1946-1990), Milano, Automobilia, 1990, ISBN 978-8885880269.
  • Alfa Romeo 155, Milano, Automobilia, 1992, ISBN 9788885880573.
  • Mercedes - Benz S - Class, Milano, Automobilia, 1992, ISBN 9788885880580.
  • Volvo 850 GLT, Milano, Automobilia, 1992, ISBN 9788885880542.
  • Renault. Il mondo delle forme, Milano, Automobilia, 1992, ISBN 2560025271659.
  • Lotus Elan, Milano, Automobilia, 1992, ISBN 2560666356982.
  • Form. Mercedes-Benz, Milano, Automobilia, 1995, ISBN 9788879600798.
  • Storia della Ferrari, Milano, Automobilia, 1997, ISBN 978-8879600415.
  • 1998. Automobili tutti i modelli, Milano, Automobilia, 1998, ISBN 978-8879600040.
  • Chris Bangle. BMW Global Design, Milano, Automobilia, 2001, ISBN 978-8879601122.
  • Piero Luigi Carcerano. Automotive design and engineering, Milano, Automobilia, 2003, ISBN 9788879601504.
  • Conrad Marca-Relli, Milano, Bruno Alfieri Editore, 2008.
  1. 1 2 3 4 5 BRUNO ALFIERI: ritratto nello studio, su Flash Art, 6 giugno 2025. URL consultato il 6 novembre 2025.
  2. 1 2 3 Redazione WEB, Bruno Alfieri, la mostra tra Milano e Venezia, su Villegiardini, 23 aprile 2025. URL consultato il 6 novembre 2025.
  3. 1 2 3 4 5 6 Storia della sede, su Checchin Software. URL consultato il 6 novembre 2025.
  4. Chaos, Damn It, in Time, LVI, 20 novembre 1950, pp. 70-71.
  5. Gioielli di carta e sculture, su Verde Alfieri. URL consultato il 9 maggio 2025.
  6. Vignelli Center for Design Studies | Vignelli Center | RIT, su www.rit.edu. URL consultato il 9 maggio 2025.
  7. Conrad Marca-Relli, protagonista dell’Espressionismo Astratto Americano, su www.focus-online.it. URL consultato il 6 novembre 2025.
  8. (EN) peterdekuster, The Heroine’s Journey of Verde Alfieri, su The Heroine's Journey, 10 maggio 2020. URL consultato il 6 novembre 2025.

Altri progetti

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Predecessore Direttore di Casabella Successore
Alessandro Mendini 1976-1977 Tomás Maldonado
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