Basilica del Volto Santo

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Basilica del Volto Santo di Manoppello
Manoppello volto santo 01.jpg
Facciata della basilica
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàManoppello (Pescara)
ReligioneCattolica
TitolareVolto Santo di Manoppello
DiocesiChieti-Vasto
Consacrazionequalche anno dopo il 1620
Stile architettonicoPseudo rinascimentale, manierista (chiostro del convento), falso romanico (facciata)
Inizio costruzioneXVI secolo
Completamento1620, restauro della facciata nel 1965
Sito webwww.voltosanto.net/

Coordinate: 42°14′59.82″N 14°03′44.58″E / 42.24995°N 14.062383°E42.24995; 14.062383

La basilica del Volto Santo, o anche santuario del Volto Santo, è una delle chiese più importanti di Manoppello (Abruzzo, provincia di Pescara), situata fuori il paese, nel preesistente convento dei Frati Minori Cappuccini, dedicato a San Michele Arcangelo.

La basilica è meta di pellegrinaggio perché ospita una reliquia che secondo la leggenda sarebbe il velo della Veronica (Volto Santo di Manoppello).

Nel settembre 2006 fu visitata da papa Benedetto XVI ed elevata alla dignità di basilica minore.[1]

Storia della basilica[modifica | modifica wikitesto]

Il Volto Santo

Il convento è citato già dal XVI secolo, sorto su un colle fuori dall'abitato di Manoppello, nel 1620 ospitò la Santissima Immagine del Volto Santo di Cristo, per volere del notaio Donato Antonio de Fabritiis, era gestito dai Padri Cappuccini, dedicato a San Michele e al Santissimo Nome di Dio. Da questo momento divenne uno dei maggiori conventi visitati dell'Abruzzo, e iniziò ad essere citato anche come Santuario del Volto Santo.

Nel 1811 i frati Cappuccini furono espulsi per il decreto napoleonico di chiusura degli istituti religiosi, e il convento fu affidato alle Clarisse, che lo ricedettero nel 1816 ai Cappuccini, quandoci fu la restaurazione borbonica. Nel 1848 la chiesa subì altri interventi, e nel 1858 fu ampliato con una scuola di noviziato. Dopo un breve periodo di chiusura per le leggi piemontesi del 1866, il convento fu riaperto e nel 1876 fu confiscato l'orto per essere adibito a cimitero civile, così come è ancora oggi.

Nel 1903 iniziò la pubblicazione di un periodico dedicato alla reliquia del Volto, mentre nel 1926 il convento fu scelto come sede del seminario serafico "San Michel".

Successivamente la chiesa col convento fu ampliata negli anni sessanta per favorire l'afflusso dei pellegrini, determinato la distruzione del tipico convento cappuccino all'abruzzese, con facciata in stile semplice, con portico di arcate che precede il portale, e interno a navata unica voltata a botte.

Interno

La facciata e l'esterno in stile tardo barocco, in mattoni faccia vista molto rozzi e semplici nello stile decorativo, furono cambiati completamente. La facciata fu demolita e ricostruita nel 1965 in uno stile gotico posticcio sulla scia della Basilica di Collemaggio a L'Aquila. Ha tre portali, quello centrale è il più grande, ripercorre il portale romanico abruzzese con arco a tutto sesto, fusti tortili nella modanatura, e mosaico di lunetta che ritrae il Volto Santo. Al centro della facciata terminante a spioventi, c'è un rosone a raggiera, che ugualmente ricopia quello di Collemaggio.

Allo stesso tempo, fu demolito e ricostruito anche il campanile, che era una grezza torre quadrangolare, e fu decorato con mattoni a colore rosso e bianco sulla scia dei colori Aquilani, terminante con una cuspide piramidale.

L'interno a nave unica fu allargato a tre navate, addobbato in uno stile eclettico completamente diverso dall'originale, in misto tra neoclassico e tardo liberty, con ordine di colonne a divisione delle navate, fineste policrome e istoriate.

L'altare maggiore ha un tabernacolo monumentale con al centro la teca in vetro dove è esposta la reliquia, lateralmente si trovano delle cappelle.

Leggenda del Volto Santo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Volto Santo di Manoppello.

Secondo il racconto tradizionale, nel 1506 un pellegrino sarebbe giunto a Manoppello, precisamente sul sagrato della parrocchia di San Nicola (corso Santarelli), recando un pannello con quello che sosteneva fosse il ritratto del volto di Cristo, che avrebbe consegnato al fisico Giacomo Antonio Leonelli, e sarebbe quindi sparito misteriosamente. L'erudito, inizialmente scettico, si sarebbe in seguito ricreduto sull'autenticità della reliquia in seguito ad un accurato esame.

La famiglia Leonelli lo avrebbe conservato fin quando Marzia Leonelli lo vendette, in cattive condizioni, a Donato Antonio de Fabritiis, il quale incaricò di dare alla reliquia una sistemazione più consona il padre Clemente da Castelvecchio. Frate Remigio da Rapino eseguì la cornice in legno di noce e difese l'immagine con i due vetri tuttora conservati, ma eliminò anche tutta la parte della stoffa, che aveva le proporzioni di una tovaglia, intorno all'immagine.

La storia è narrata nella Relatione historica di padre Donato di Bomba, nell'atto notarile della donazione del Velo ai padri cappuccini nel 1638 da parte di Antonio de Frabritis.

Dal 1703 la festa della Trasfigurazione di Gesù divenne la festa del Volto Santo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della facciata

La facciata a capanna è costruita con blocchetti di pietra di colore rosso sfocato e bianco, combinati in un disegno geometrico a piccole croci. Al centro è un rosone, che imita quello della basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila.

L'interno, a navata unica, ha decorazioni barocche.

Il Volto Santo è collocato su un rialzo dietro l'altare, protetto da una teca di vetro, come il Miracolo eucaristico della chiesa di San Francesco di Lanciano (provincia di Chieti).

Sul fianco sinistro della basilica sorge distaccato il campanile, suddiviso in tre settori, al di sopra di un basamento, per mezzo di cornicioni di pietra bianca. Come molti campanili abruzzesi seicenteschi, è realizzato con mattoni rossi ed elementi decorativi in pietra bianca. Dei rosoni occupano la parte centrale del settore inferiore, mentre i due settori superiori hanno aperture ad arco per le campane.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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