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Alessandretta

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Alessandretta
ilçe belediyesi
İskenderun
Il centro della città moderna di İskenderun
Il centro della città moderna di İskenderun
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Regione Mar Mediterraneo
Provincia Hatay
Distretto Alessandretta
Territorio
Coordinate 36°35′N 36°10′E / 36.583333°N 36.166667°E36.583333; 36.166667 (Alessandretta)Coordinate: 36°35′N 36°10′E / 36.583333°N 36.166667°E36.583333; 36.166667 (Alessandretta)
Altitudine m s.l.m.
Abitanti 201 183 (2010)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Turchia
Alessandretta
Alessandretta
Sito istituzionale

Alessandretta[1] (in turco İskenderun o Iskenderon, in arabo: الإسكندرون‎, al-ʼIskandarūn, in greco antico Αλεξανδρέττα) è una città della Turchia, centro dell'omonimo distretto della provincia di Hatay.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La promenade col palmeto presso le coste mediterranee di İskenderun

Importante porto marittimo sul mar Mediterraneo, la città di İskenderun si estende nel territorio che va dalle coste del mar Mediterraneo, col golfo di Alessandretta, sino ai piedi dei monti Nur (detti anche monti Amanos), vicino al confine con la Siria.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima in città è strettamente mediterraneo, con estati calde e umide ed inverni miti e piovosi. Durante determinati periodi dell'anno, la città è spazzata da un vento piuttosto forte chiamato Yarıkkaya.

Il clima è eccezionale per la crescita di diversi arbusti ed alberi da frutto in una zona a clima prevalentemente arido.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il celebre mosaico della battaglia di Isso con la raffigurazione di Alessandro Magno, fondatore dell'antica città di Alessandretta

La città venne fondata da Alessandro Magno dopo la vittoria sui Persiani nella battaglia di Isso del 333 a.C. che si svolse ad appena 37 chilometri dal sito attuale dove sorge la città, tanto da consegnarle il nome di Alessandria di Isso per distinguerla dalla più nota Alessandria d'Egitto, in Egitto appunto.

La storia ecclesiastica in epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Governata dai Persiani e dai Macedoni, successivamente appartenne ai Romani che la denominarono Alexandria Scabiosa, dopo la proclamazione del cristianesimo come religione di stato nel 313, ottennero di fondare qui il vescovato d'Alessandria Minore, suffraganeo di quello di Anazarbo, la capitale e pertanto la sede metropolitana della provincia romana della Cilicia Secunda. Secondo antiche testimonianze, tra i primi vescovi di quest'area si contano Sant'Eleno, ed i santi martiri Aristio e Teodoro. Il primo vescovo di cui però si abbia una traccia documentale è Esico, il quale prese parte al Primo Concilio di Nicea nel 325 ed al sinodo di Antiochia nel 341. Filomoso prese parte al Primo Concilio di Costantinopoli del 381. Barane è menzionato in connessione al sinodo di Antiochia del 445. Al Concilio di Calcedonia del 451, il vescovo Giuliano venne rappresentato dal suo metropolita, Ciro di Anazarbo. Basilio presenziò al sinodo di Costantinopoli del 459 che condannò i simoniaci.

Dopo il crollo dell'Impero Romano, la città passò sotto il dominio dei Bizantini e nel 518 il vescovo Paolo venne deposto dall'imperatore Giustiniano per aver supportato Severo di Antiochia, convertitosi alla Chiesa giacobita.[2][3]

Il periodo arabo e ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Le fortificazioni erette dai bizantini nell'XI secolo vennero ristrutturate e riutilizzate dagli ottomani nel XVII secolo

La città passò quindi sotto il dominio degli Arabi (che ne fecero una loro fortezza nel IX secolo), e infine agli Ottomani nel XVI secolo. L'area fu di nuovo teatro di sconti nel 1606 quando l'armata del generale Kuyucu Murat Pasha soppresse qui le rivolte dei Jelali. Gli ottomani proseguirono le opere di fortificazione della città sino a metà del XVII secolo costruendovi un castello sul crocevia verso Veryant. La città venne ben descritta nel 1675 dal cappellano navale inglese Henry Teonge nel suo diario di viaggio in queste terre.

Durante l'ultima parte del dominio ottomano, la città crebbe moltissimo ponendosi sulla via che dall'Europa e dall'Asia Minore conduceva verso Baghdad e verso l'India, divenendo in breve tempo una delle basi di primaria importanza per il commercio di mercanti genovesi e veneziani con l'Oriente. La Levant Company inglese mantenne qui un'agenzia per 200 anni, sino al 1825, malgrado l'alto tasso di mortalità tra i suoi impiegati nella zona. Nel 1832 la città venne attraversata dagli egiziani di Mehmet Ali che si mossero in attacco all'Anatolia.

Sul finire del XIX secolo, anche il porto della città crebbe notevolmente grazie anche alla costruzione della locale ferrovia nel 1912 che pose il centro in comunicazione con Aleppo.

Allo scoppio della Prima Guerra mondiale, quando gli inglesi stavano considerando la possibilità di smembrare l'Impero Ottomano, Lord Kitchener considerò la conquista di Alessandretta come essenziale per provvedere agli inglesi un porto e una stazione ferroviaria per accedere all'Iraq. Egli propose per questo scopo la costruzione di una nuova strada ferrata da Alessandretta per ridurre ulteriormente i tempi di rifornimento per le merci e le truppe inglesi ed i lavori si protrassero per qualche mese sino ad approdare all'idea che Haifa sarebbe stata più funzionale a tale scopo.[4]

Dalla Repubblica di Hatay ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Le forze turche capitanate dal colonnello Şükrü Kanatlı entrano ad İskenderun il 5 luglio 1938

Con il crollo dell'Impero ottomano e la fine della Grande Guerra, gran parte di quello che era stato il Sangiaccato di Hatay, tra cui İskenderun, si trovò occupato da truppe francesi. Tra il 1921 ed il 1937 la città fu parte del Sangiaccato di Alessandretta sotto il controllo della Siria francese.[5] Questo portò in breve tempo alla fondazione della Repubblica di Hatay che dal 1939 si unì con un referendum forzoso alla Turchia, dopo che l'anno precedente era stata militarmente occupata dalle forze turche. Il risultato del referendum venne rigettato come illegittimo dalla Siria.[6][7][8]

Il 3 giugno 2010 l'arcivescovo cattolico titolare della città, il cappuccino Luigi Padovese, vi è stato assassinato.[9].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

İskenderun è un centro commerciale molto trafficato e una delle più grandi città della provincia di Hatay, simile per grandezza al capoluogo Antakya. La città è uno dei più grandi porti della Turchia sul Mediterraneo ed è un importante centro industriale, sede delle acciaierie İsdemir, le più grandi della Turchia. İskenderun ha una vita sociale attiva e moderna con ottimi hotel per i turisti, ristoranti e caffè gittanti sul lungomare. İskenderun è inoltre un importante porto commerciale.

La campagna circostante la città, beneficiando del clima locale, accoglie vaste coltivazioni di piante da frutta tra cui aranci, mandarini e limoni oltre ad alcuni truppi tropicali come il mango.

Alessandretta nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Atlante Zanichelli 2009, Zanichelli, Torino e Bologna, 2009, p. 59.
  2. ^ Michel Lequien, Oriens christianus in quatuor Patriarchatus digestus, Paris 1740, Vol. II, coll. 903-906
  3. ^ Siméon Vailhé, v. Alexandria minor ou Alexandrette, in Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. XII, Parigi, 1953, coll. 287-289
  4. ^ David Fromkin, A Peace to End all Peace, 1989, p. 149.
  5. ^ Sarah Shields, Fezzes in the River Oxford University Press, 2011
  6. ^ Robert Fisk, Robert Fisk: Syria is used to the slings and arrows of friends and enemies, in The Independent, 1º febbraio 2012. URL consultato il 15 settembre 2013.
    «French handed it over to Turkey after a fraudulent referendum».
  7. ^ Robert Fisk, A LAND IN THE SHADOW OF DEATH, in The Independent. URL consultato il 15 settembre 2013.
    «After engineering a fraudulent referendum in north-west Syria - the Turks trucked their supporters into the city».
  8. ^ Jack Kalpakian, Identity, Conflict and Cooperation in International River Systems, Hardcover, Ashgate Publishing, 2004, p. 130, ISBN 0-7546-3338-1.
    «Turkish army ... expelled most the province's Alawite Arabs and Armenian majority. A rigged referendum followed».
  9. ^ Vescovo italiano ucciso in Turchia

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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