Acido ipoiodoso

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Acido ipoiodoso
Modello 2D (Lewis)
Modello 3D
Nome IUPAC
Acido monossoiodico (I)
Nomi alternativi
Monossoiodato (I) di idrogeno
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolareHIO
Massa molecolare (u)143,9118
Numero CAS14332-21-9
PubChem123340
SMILES
OI
Indicazioni di sicurezza

L'acido ipoiodoso è un acido inorganico di formula molecolare HIO.

Sintesi[modifica | modifica wikitesto]

Per ottenere acido ipoiodoso si utilizza un meccanismo simile a quello usato per l'acido ipocloroso e per l'acido ipobromoso anche se l'HIO è un composto molto più instabile: la reazione dello iodio molecolare con l'acqua consente di ottenere una certa quantità di acido ipoiodoso in soluzione, però la costante di equilibrio di formazione è talmente bassa (K=3·10−13) che il prodotto che si ottiene è piuttosto scarso.[1]

Per spostare l'equilibrio verso destra e quindi aumentare il rendimento, la reazione si realizza in presenza di ossido mercurico (HgO): lo iodio molecolare, quindi, reagisce con ossido mercurico in acqua per formare ioduro di mercurio (II) con ossido di mercurio (II) che precipita nella soluzione.[2][3]

Reazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'acido ipoiodoso è un acido volatile che tende alla dismutazione in due tappe per produrre iodio e acido iodico[3] secondo la reazione:

I sali che derivano dall'acido ipoiodoso sono gli ipoioditi e si possono preparare anche facendo reagire iodio molecolare con idrossidi alcalini; tuttavia, essendo i sali molto instabili, si trasformano velocemente in ioduri e iodati.[4]

Utilizzi[modifica | modifica wikitesto]

In teoria, l'HIO dovrebbe essere un potente disinfettante in quanto presenta molte analogie con l'acido ipocloroso; probabilmente è il principio attivo responsabile della disinfezione da parte delle soluzioni di iodio usate in ambito medico come lo iodopovidone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Reactions of non-metallic inorganic compounds. Comprehensive chemical kinetics. C. H. Bamford, Charles Frank Howlett Tipper. Elsevier, 1972. ISBN 9780444409447. Pág. 488
  2. ^ Mary Eagleson, Concise encyclopedia Chemistry (Ed. Walter de Gruyter), 1994. ISBN 3110114518. Pagina: 520
  3. ^ a b Holleman-Wiberg (A.F. Holleman e E.Wiberg), Lehrbuch der Anorganischen Chemie ( Ed. Walter de Gruyter & Co. Berlín), 1995. ISBN 3-11-012641-9.
  4. ^ Holleman-Wiberg (A.F. Holleman e E.Wiberg), Inorganic Chemistry (Ed. Elsevier), 2001. ISBN 0-12-352651-5

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Chimica Portale Chimica: il portale della scienza della composizione, delle proprietà e delle trasformazioni della materia