Valori plastici

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Prima di intaccare la questione arte si pronunci il credo dell'antisocialismo: fra gli uomini corrono disuguaglianze. La società esiste solo in quanto materia- moralmente non è che un'opinione. (...) Noi consideriamo l'arte come una questione tra le più importanti. Dal nostro punto di vista è anzi la più importante. Ben più di una coesione politica, dovrebbe imporne e regolarne la vita, una vera e propria dittatura. Noi invochiamo la restaurazione di un codice artistico, religioso e sociale[senza fonte]

Valori plastici è una rivista di critica artistica nata nel 1918 a Roma sotto la direzione del pittore e collezionista Mario Broglio e viene edita dal 1918 al 1922, nata per la diffusione delle idee estetiche della pittura metafisica e delle correnti d'avanguardia europea.

Teorizza il recupero dei valori nazionali ed italici, sostenuti dalla politica culturale del regime fascista, non disgiunti da uno sguardo di ampio respiro verso l'Europa all’interno di una vivace dialettica culturale e il ritorno alla cultura figurativa di matrice classica.

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea De Chirico (letterato, autore dell'Hermaphrodito, teorico della pittura metafisica e ispiratore del fratello Giorgio, assai più famoso) nel primo numero di "Valori plastici" del 15 novembre 1918, annuncia un programma di completa restaurazione individualista, antifuturista e antibolscevica.

Nell'aprile-maggio 1919 nell'articolo intitolato Anadioménon, Savinio enuncia l'intuizione intellettiva, enigmatica e atemporale del mondo che anima il nuovo classicismo metafisico.

I princìpi saviniani sulla poetica metafisica, vengono applicati in pittura da Giorgio De Chirico, da Carlo Carrà e da Giorgio Morandi.

La vicenda di "Valori plastici", che terminerà la pubblicazione nel 1921, si diffonde fuori dall'Italia con Ritorno all'ordine e in edizione francese dall'organizzazione della rivista Mario Broglio, e aiuta a comprendere la storia parallela del gruppo letterario della rivista La Ronda, ugualmente interessata a rifiutare la modernità, sia quella futurista di Filippo Tommaso Marinetti, che quella simbolista di Giovanni Pascoli e decadente di Gabriele D'Annunzio.

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