Va' dove ti porta il cuore

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Va' dove ti porta il cuore
Autore Susanna Tamaro
1ª ed. originale 1986
Genere romanzo
Sottogenere sentimentale, epistolare
Lingua originale italiano
Ambientazione Opicina, 16 novembre - 22 dicembre 1992
Protagonisti Olga (la narratrice)
Altri personaggi
  • Augusto
  • Ernesto
  • Ilaria
  • la nipote di Olga
Seguito da Ascolta la mia voce

Va' dove ti porta il cuore è un romanzo scritto da Susanna Tamaro e pubblicato per Baldini e Castoldi nel 1994.

Questo best seller ha venduto 16 milioni di copie in tutto il mondo, ed è stato inserito fra i 150 «Grandi Libri» che hanno segnato la storia d'Italia in occasione delle celebrazioni del 2011 per l'unità nazionale al Salone del Libro di Torino.[1][2] Incentrato sui sentimenti e gli affetti familiari, ha incontrato un grande successo di pubblico diventando un vero e proprio "caso" letterario: scritto in forma epistolare, ha il suo cuore nella confessione che una anziana signora fa alla propria nipote, facendo emergere una silenziosa menzogna che ha travolto la sua famiglia. Dal libro è stato tratto l'omonimo film diretto da Cristina Comencini.

Nel 2006 è uscito il sequel Ascolta la mia voce.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi del romanzo. La nipote porta il nome usato nel film, Marta.

Figlia di genitori rigidi, Olga nasce a Trieste, in una famiglia borghese di origini ebraiche e cresce in semisolitudine senza sentirsi amata. Al momento di terminare gli studi al liceo, il padre le nega la possibilità di frequentare l'università. Olga, spirito inquieto e intelligente, trascorre la sua giovinezza a casa con i genitori senza riuscire a trovare un fidanzato, immersa in un'idea romantica dell'amore, ma senza neanche fare nulla per cercarlo.

Ormai quasi trentenne, viene corteggiata da Augusto, un uomo abruzzese più grande di lei, rimasto vedovo, e in contatto per lavoro con il padre. Subito dopo il matrimonio, avvenuto dopo soli sei mesi di conoscenza, tuttavia, Augusto mostrerà poco interesse per Olga, preferendo invece dedicarsi alla sua passione per gli insetti. Il matrimonio di convenienza porta Olga a un chiaro scetticismo nei confronti delle decisioni puramente razionali. La donna, trasferitasi a L'Aquila, diventa sempre più inquieta e depressa mentre il mondo è sconvolto dalla seconda guerra mondiale: alla fine della guerra apprende della distruzione della sua casa paterna e con il marito ritorna frettolosamente a Trieste, dove acquistano una villetta alla periferia della città per accogliere i suoi genitori, ormai vecchi. La coppia si trasferisce definitivamente nel capoluogo giuliano.

Prendendo come pretesto il mancato arrivo di un figlio (del resto non sorprendente, dato che fra Olga e Augusto non vi sono in genere rapporti sessuali), Olga si reca per due settimane alle terme di Porretta. Qui conosce un dottore di idee comuniste, Ernesto, con il quale inizia a intrattenere una relazione segreta. Olga inizia a sentire il sentimento amoroso che aveva cercato per tutta la vita.

Ritornata a Trieste, la donna scopre di essere incinta di Ernesto, ma decide comunque di tenere la bambina, che chiamerà Ilaria, facendo credere ad Augusto che il padre sia lui. Intanto prosegue la relazione segreta con Ernesto, con lettere e incontri clandestini, fin quando una notte il medico si schianta contro un albero con la sua automobile e muore. Olga scopre la morte dell'amante dopo qualche mese e cade in una profonda depressione, tanto da iniziare a trascurare la figlia Ilaria, che accusa il colpo e inizia a nutrire un profondo rancore verso la madre.

Con l'aiuto di padre Thomas, un gesuita tedesco, Olga inizia lentamente a riprendersi e avvia un percorso spirituale, ma deve scontrarsi con la sempre più crescente ostilità della figlia Ilaria. Quest'ultima, con il preciso intento di allontanarsi dalla famiglia, s'iscrive alla facoltà di filosofia dell'università di Padova, dove inizia a frequentare assiduamente gli ambienti del Sessantotto nonché i collettivi femminili, imbevendosi delle nuove idee politiche con un preoccupante fanatismo.

In questo periodo muore Augusto, malato da diversi anni. In punto di morte, Augusto lascia capire a Olga, con una mezza frase, di aver sempre saputo che Ilaria non era sua figlia, gettando la donna in un profondo sconforto. Dopo la morte del marito, Olga tenta di recuperare il suo rapporto con Ilaria, ma quest'ultima è sempre più ostile nei suoi confronti tanto che giunge ad allontanarla forzatamente dalla sua casa di Padova.

Ilaria lascia gli studi di filosofia, che peraltro aveva seguito malamente, e si affida alle cure di uno psicologo privo di studi regolari - in realtà una specie di santone, che rende ancora più instabile la già fragile psiche della ragazza. Ilaria rimane incinta e alla madre racconta di essere rimasta incinta durante un viaggio in Turchia.

Ilaria e la piccola vivono in una specie di comune guidata dal santone. Ilaria è sempre più fragile, ha sperperato tutti i suoi soldi, fa uso di droghe e psicofarmaci. Sommersa dai debiti, si rivolge alla madre chiedendole un grosso prestito. Ma la madre per la prima volta in vita sua dice di no alla figlia: quest'ultima esplode in un pianto isterico, nasce una lite violenta e Olga si lascia sfuggire il segreto sulla vera paternità di Ilaria; quest'ultima fugge via disperata, schiantandosi contro una quercia in auto, e morendo qualche giorno dopo all'ospedale.

La piccola figlia di Ilaria, rimasta orfana, viene affidata alla nonna Olga. Olga, anche se anziana, cresce la nipote sviluppando con lei un rapporto affettuoso, favorita anche da una certa affinità di carattere. Durante l'adolescenza però la nipote, travagliata da una dura inquietudine, si scontra sempre più violentemente con la nonna, giungendo spesso a provocazioni arroganti e volgari.

Superata la maturità e indecisa sul suo futuro, sceglie di partire per l'America. Olga è colpita da un ictus e ormai, comprendendo di essere alla fine della sua vita, scrive una lunga lettera-diario alla nipote con lo scopo di svelarle tutti i segreti della sua vita ed esortandola sempre ad andare dove la porta il cuore.

Tecniche letterarie[modifica | modifica wikitesto]

I dubbi della narratrice Olga (se contattare o meno il narratario, ossia la nipote) sono alla base di un amalgama assai omogeneo tra i famosi generi letterari cui si è accennato: il romanzo epistolare e il diario.[3] Entrambi sono concentrati sulla prospettiva della vita interiore di chi sta raccontando o leggendo.

Notevole è la complessità dell'intreccio: infatti, l'esposizione degli avvenimenti non rispetta la loro cronologia, ma semplicemente il succedersi delle idee e delle memorie della narratrice. Il carosello dei ricordi progredisce scandito dalle date che si succedono man mano che Olga scrive il suo diario, raccontando degli avvenimenti che coinvolgono almeno quattro generazioni. Numerosi sono quindi i flash-back e le anticipazioni. Sono inoltre abbastanza frequenti le pagine che in pochi paragrafi illustrano gli eventi accaduti nel corso di diversi decenni (ad esempio lo stralcio in cui Olga spiega la storia tumultuosa delle zone dell'Istria, continuamente travagliate dalle varie guerre del Novecento). Viceversa, altri tratti del libro si intrattengono a lungo su una breve fase della storia di famiglia.[4]

Per spiegare alcuni meccanismi della vita interiore della narratrice, si ricorre in continuazione al procedimento retorico della similitudine.[5] Come esplicitato nel testo del romanzo, l'invecchiamento di una persona viene paragonato allo sviluppo dell'ostrica, la cui corazza con il tempo diviene da una parte più dura, ma anche più fragile. Una rottura della corazza significa che Olga, nella fase finale della sua vita, rischia in qualche modo di non poter più sopportare l'impatto con gli eventi in corso.

Recensioni e critica al romanzo[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante il successo, il romanzo è stato giudicato negativamente da una parte della critica letteraria, che lo ha accusato di sentimentalismo.[6] In diversi frangenti, come quello in cui la protagonista riflette se avere o meno un figlio, l'approccio razionale alla soluzione di un problema sembra venire apertamente criticato. D'altra parte il romanzo viene anche giudicato pieno di sentimenti veri, quasi spietati; dice la Tamaro: «Personalmente ricerco sempre due cose: la semplicità e la verità».[6] Positivo è anche il giudizio espresso su riviste di alta tiratura come il seguente:

« Un testo di alto spirito poetico, dove i segni della vita sono bene distinti e separati e la vocazione del bello e del puro ha la sua giusta parte. Sulla necessità del testo non possono esserci dubbi, la riprova sta nel fatto che la pagina ha sempre una sua interiore ragione spirituale e la musica generale una contenutezza singolare. »
(Carlo Bo, articolo su Gente, 1994)

Il romanzo è stato parodiato in chiave erotico-sessuale da Daniele Luttazzi col libro Va' dove ti porta il clito (Comix, 1995). La Tamaro insistette con Baldini e Castoldi perché querelassero Luttazzi.[7] Dalai definí il libro "pura pornografia", ma la causa fu intentata per plagio, chiedendo il sequestro immediato di tutte le copie del libro dal territorio nazionale.[8] In favore di Luttazzi si pronunciarono Maria Corti, Guido Almansi, Patrizia Violi e Omar Calabrese; per la Tamaro Piergiorgio Bellocchio.[9] La Tamaro perse la causa, la sentenza stabilì che l'opera di Luttazzi appartiene "all' antico genere letterario della parodia". Il giudice citò nel giudizio, come esempio di meccanismo parodistico, proprio un brano che era stato additato dall'accusa per la sua variazione minimale rispetto all'originale:

« Dov'è il bandolo di tutto questo, mi sono chiesta. Qual è il filo che si dipana? Si può tagliare, rompere oppure ci avvolge per sempre? (Sbadiglio) »

Il giudice osservò come l'aggiunta della parola sbadiglio ha "un effetto dissacrante di particolare efficacia".[10] La Tamaro fece ricorso ma perse di nuovo.[11] Dalla parodia, Luttazzi ricava il monologo teatrale omonimo.[12]

Secondo un articolo del Corriere della Sera, la Tamaro si è forse ispirata al libro Va' dove ti porta il cuore, pubblicato nel 1972 dal frate benedettino Jean-Marie Dechanet e tradotto in italiano l'anno successivo, con cui sembrerebbe avere molti temi in comune.[13]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Articolo del Corriere della Sera, 27 aprile 2011.
  2. ^ Articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, 23 luglio 2012.
  3. ^ S. Tamaro, Va' dove ti porta il cuore, edizioni Signorelli, pagina 167
  4. ^ S. Tamaro, Va' dove ti porta il cuore, edizioni Signorelli, pagg. 168-173.
  5. ^ S. Tamaro, Va' dove ti porta il cuore, edizioni Signorelli, pagg. 168-173.
  6. ^ a b teatro.org
  7. ^ Paolo Di Stefano (2010) Potresti anche dirmi grazie p.162, citazione: «Susanna diceva di non leggere i giornali, ma non le sfuggiva nulla di quello che veniva scritto su di lei: insistette perché querelassimo Comix»
  8. ^ Alessandra Arachi, Luttazzi discolpati, hai plagiato la Tamaro in Corriere della Sera, 11 novembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  9. ^ Giulia Borgese, Questa non è parodia. Parola di Bellocchio, perito della Tamaro in Corriere della Sera, 2 dicembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  10. ^ Giulia Borgese, Luttazzi Tamaro: parodia non è reato in Corriere della Sera, 16 novembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.
  11. ^ Luttazzi, battute libere, intervista del regista Michele Schiavino pubblicata su il Mattino online, 13 marzo 2003 [1]
  12. ^ Articolo sul sito di RaiUno, 30 giugno 1999
  13. ^ Stefano Paolo, "Va' dove ti porta il cuore", versione 1973 in Corriere della Sera, 6 dicembre 1995. URL consultato il 2 febbraio 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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