Thomas Hill Green

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Thomas Hill Green

Thomas Hill Green (Birkin, 7 aprile 1836Oxford, 26 marzo 1882) è stato un filosofo britannico. Inoltre fu un politico radicale e un riformatore temperato e un membro nella corrente britannica dell'idealismo. Come tutti gli idealisti britannici, fu influenzato dalla metafisica di Hegel.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Green nacque a Birkin, nello Yorkshire, in Inghilterra, dove suo padre fu un rettore. Da parte paterna fu discendente di Oliver Cromwell. La sua educazione e la sua istruzione furono condotte dentro le mura domestiche fino all'età di 14 anni, quando entrò alla rugby school. Termitati gli studi, iniziò la carriera universitaria, prima come assistente e poi dal 1878 fino alla sua morte, come docente. Le sue opere maggiormente significative come Prolegomeni all'etica e Lectures on the Principles of Political Obligation furono pubblicate solo dopo la sua morte, ma Green diede di esse una anticipazione grazie a una lunga introduzione al Trattato della natura umana di David Hume, svolto per conto del'università, nella quale esaminò esaustivamente la filosofia inglese.

Morì di avvelenamento[non chiaro] il 15 marzo 1882, all'età di 45 anni.

Teoria[modifica | modifica sorgente]

Coscienza assoluta[modifica | modifica sorgente]

L'Empirismo di David Hume e l'evoluzionismo derivato da Herbert Spencer erano già correnti affermate dopo la seconda metà dell'Ottocento; Green rappresentò, fondamentalmente la reazione filosofica a queste due dottrine.

Sostenne l'impossibilità di definizione della coscienza in un insieme di idee e di percezioni oltre alla difficoltà di riconoscere le connessioni di queste ultime. Affinché il soggetto riconosca le idee è necessario che sia fuori delle idee stesse, ma per esserlo dovrebbe trattarsi di un soggetto universale, unico, eterno. Ma dato che la natura è in continuo mutamento, occorre una coscienza unificante e saldante i vari mutamenti. Questa "Coscienza assoluta", secondo Green, non doveva risultare incompatibile con l'origine naturale dei processi neurocelebrali, dei tessuti e delle funzioni vitali. Anzi, solo il concetto di "Coscienza assoluta" giustificava e garantiva il progresso dell'umanità.

La morale[modifica | modifica sorgente]

Tutto questo, secondo Green, valeva anche per la vita morale. Il perfezionamento dell'uomo era indirizzato verso traguardi intermedi già presenti nella "Coscienza assoluta". Ma la "Coscienza assoluta" è quel Dio al quale l'uomo tende inevitabilmente. Il perfezionamento individuale e il soddisfacimento dei bisogni vengono sospinti, universalmente e razionalmente, dalla vita morale.

Da qui nasce il bene inteso come attività spirituale, a cui gli uomini tendono grazie alla libera cooperazione sociale imperniata nella volontà armoniosa.

Si interessò alla dignità dell'individuo che però va visto in relazione con gli altri membri della società; il fine dell’uomo è di perfezionarsi individualmente ma così facendo perfezionerà la società che a sua volta lo perfezionerà ulteriormente.

La morale di Green è pragmatica e può realizzarsi in un sistema politico liberaldemocratico. Green evidenzia una differenza tra diritto e morale: il diritto è coercibile, la morale no.

Il diritto per Green non può andare contro la nostra morale, questa convinzione porta alla formulazione della liceità dell’obiezione di coscienza.

Lo stato e le istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Secondo Green, lo Stato non dovrebbe inventare diritti nuovi, ma garantire quelli esistenti, l’intervento dello Stato dovrebbe essere meramente negativo: solo contro ciò che impedisce la libertà di fare qualcosa. Ci sono dei casi in cui, però, lo Stato ha il dovere di intervenire: quando limita la libertà dell’imprenditore a tutela dell’individuo. Scopo delle istituzioni deve essere quello di portare l’individuo ad una vita più libera: lo Stato, almeno in alcuni frangenti, non è più uno Stato che lascia fare ma uno Stato che interviene.

Il liberalismo di Green è un liberalismo progressista che però non tiene conto solo dell’elemento individualista: vuole conciliare libertà individuale ed emancipazione collettiva.

Influenza di Green[modifica | modifica sorgente]

L'insegnamento di Green fu, direttamente o indirettamente, la maggiore influenza filosofica in Inghilterra durante gli ultimi due decenni dell'Ottocento. Il suo esempio di vita civica e politica ispirò i suoi successori e illuminò le università e gli intellettuali maggiormente a contatto con il popolo. Green fu ricordato da molti politici "New Liberal", come ad esempio Herbert Samuel.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cesare Goretti, L'opera ed il pensiero di Thomas Hill Green, in A. C. Bradley, Thomas Green Hill, Etica, Torino Bocca, 1925
  • Thomas Geoffrey, The Moral Philosophy of T.H. Green (Oxford and New York 1988)
  • W. H. Fairbrother, Philosophy of T.H. Green (London and New York, 1896)
  • David George Ritchie, The Principles of State Interference (London, 1891)
  • Henry Sidgwick, Lectures on the Philosophy of Kant (London, 1905)
  • J. H. Muirhead, The Service of the State: Four Lectures on the Political Teaching of T.H. Green (1908)
  • A. W. Benn, English Rationalism in the XIXth Century (1906), vol. ii., pp. 401 foll.
  • Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia (Torino, 1993 Utet)

Alberto de Sanctis, The "Puritan" Democracy of T.h. Green (Exeter, Imprint Academic, 2005). Ben Wempe, T.H. Green's Theory of Positive Freedom (Exter, Imprint Academic, 2004). Colin Tyler, The Metaphysics of Self-realisation and Freedom (Exeter, Imprint Academic, 2010) Denys Leighton, The Greenian Moment (Exeter, Imprint Academic, 2004). T.H. Green: Ethics, Metaphysics, and Political Philosophy, ed. by M. Dimova Cookson and W.J. Mander (Oxford, Oxford University Press, 2006).

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