Tareq Aziz

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Tāreq ʿAzīz
طارق عزيز
Tareq Aziz (a sinistra) insieme a Vladimir Putin

Tareq Aziz (a sinistra) insieme a Vladimir Putin


Vicepresidente del governo dell'Iraq
Durata mandato 16 luglio 1979 – 9 aprile 2003
Successore Jay Garner

Dati generali
Partito politico Partito Ba'th

Tāreq ʿAzīz o Tāriq ʿAzīz, pseudonimo di Mikhail Yuhanna (in arabo: طارق عزيز, in siriaco: ܜܪܩ ܥܙܝܙ) (Tel Keppe, 28 aprile 1936) è un politico e diplomatico iracheno, di discendenza greca e di fede cattolica caldea.

Gli incarichi durante il governo di Saddam Hussein[modifica | modifica sorgente]

Tāreq ʿAzīz è stato ministro degli esteri (19831991) e vice-primo ministro (19792003) dell'Iraq sotto il governo dittatoriale di Saddam Hussein, di cui ʿAzīz è stato anche consigliere per molti anni.

Pur essendo Saddām Hussein sia Primo ministro che Presidente dell'Iraq, ʿAzīz spesso ricoprì il ruolo di capo del governo de facto. Per ragioni di sicurezza, infatti, raramente Saddām Hussein lasciava il territorio iracheno e di conseguenza ʿAzīz rappresentava il paese al suo posto nei summit diplomatici.

Detenzione e processi[modifica | modifica sorgente]

È stato il 25° e, prima, il 43° fra i 55 uomini più ricercati dalla coalizione durante l'invasione dell'Iraq, fino ad arrendersi, il 24 aprile del 2003, benché avesse in precedenza detto che avrebbe preferito morire piuttosto che cadere nelle loro mani.

Non è certo dove sia stato detenuto, ma secondo Peace Reporter[1] si sarebbe trovato nella prigione di Camp Cropper, vicino a Baghdad. È stato accusato di aver preso parte alla decisione di uccidere 42 persone da parte di un blitz della polizia irachena avvenuto nel 1999. Questione conosciuta anche come "fatti della preghiera del venerdì"[2].

La sua odissea giudiziaria ha vissuto fasi altalenanti: il 2 marzo 2009 è stato assolto dalle accuse mosse nei suoi confronti e liberato[2], ma pochi giorni dopo venne ritenuto colpevole di crimini contro l'umanità e condannato a 15 anni di carcere[3]. Il 2 agosto dello stesso anno Aziz è stato condannato a sette anni di carcere per aver contribuito a pianificare la deportazione dei Curdi dal nord Iraq[4].

Sottoposto a più capi d'imputazione in relazione con la repressione delle rivolte sciite del 1991[5], il 26 ottobre 2010 viene condannato a morte, mediante impiccagione, per il ruolo che egli ha avuto nelle persecuzioni alla comunità sciita[6]; la condanna è tuttavia attualmente sospesa a seguito delle proteste dell'Unione Europea[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Articolo di PeaceReporter.net secondo cui Tareq Aziz sarebbe stato in terapia intensiva, 21 luglio 2007
  2. ^ a b Iraq, assolto Tareq Aziz - Corriere della Sera
  3. ^ Tariq Aziz, 'Chemical Ali' sentenced by Iraq court, CNN, 11 marzo 2009. URL consultato il 21 marzo 2009.
  4. ^ Former Iraqi Official Gets 7 Years for Expelling Kurds, Voice of America, 2 agosto 2009. URL consultato il 2 agosto 2009.
  5. ^ Martin Fletcher, Freedom plea for Tariq Aziz, Saddam's dying apologist (London), timesonline, 21 marzo 2008. URL consultato il 13 aprile 2008.
  6. ^ Corriere della Sera, 26 ottobre 2010
  7. ^ .Corriere della Sera, 1º novembre 2010

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