Taha Hussein

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Taha Hussein

Taha Hussein (in arabo: طه حسين, Ṭāhā Ḥusayn; 'Izbet al-Kilo, 14 novembre 1889Il Cairo, 28 ottobre 1973) è stato uno scrittore egiziano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Taha Hussein, uno dei principali scrittori e intellettuali egiziani, è una delle più importanti figure del movimento detto del Riformismo arabo-islamico ( Iṣlāḥiyya ). Nacque nel villaggio di ʿIzbet al-Kilō (ُعزبه الكيلو) nel Governatorato di Minya, nella zona centrale dell'Alto Egitto. Contrasse un'infezione agli occhi da piccolo e le cure inadeguate ricevute lo resero del tutto cieco all'età di tre anni. Frequentò una scuola coranica ( kuttāb ) e fu poi mandato a completare studi superiori nella notissima Università-Moschea di al-Azhar, al Cairo, dove studiò scienze religiose ( ʿulūm dīniyya ) e letteratura araba ( adab ʿarabiyya ).

Carriera accademica e pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1908 fu fondata la laica Università del Cairo (fino ad allora chiamata "Università Khediviale"), egli desiderò ardentemente di esservi ammesso, e malgrado fosse cieco e povero ottenne un posto. Nel 1914 divenne il primo laureato a ricevere un Dottorato di Ricerca, con una tesi riguardante il poeta scettico e filosofo vissuto tra X e XI sec. Abū al-ʿAlāʾ al-Maʿarrī, famoso per la sua Epistola del Perdono, accostata per molto tempo alla Divina Commedia (i rapporti tra le due opere sono poi stati ampiamente ridimensionati) e anch'egli cieco. Tra i suoi docenti ebbe il grande arabista italiano Carlo Alfonso Nallino (che svolse colà nel 1911 un corso sulla poesia araba preislamica)[1] col quale ebbe modo d'intrattenere in futuro un cordiale e non formale rapporto di amicizia, oltre che di colleganza, dal momento che era diventato professore di Letteratura Araba nella stessa Università dove aveva studiato. Nel 1919 fu poi nominato professore di Storia nel medesimo Ateneo cairino.

Inoltre egli fu il primo Rettore dell'Università di Alessandria d'Egitto. Scrisse numerose novelle e saggi, per quanto egli sia maggiormente conosciuto fuori del mondo arabo per la sua autobiografia, al-Ayyām (I giorni), pubblicata in Egitto col titolo Un'infanzia egiziana (1932) e La corrente dei giorni (1943).[2]

Un importante episodio della sua vita fu costituito dalla pubblicazione del suo fondamentale saggio, composto negli anni venti: "Sulla poesia preislamica" (in arabo: في الشعر الجاهلي , Fī l-shiʿr al-jāhilī), pubblicato nel 1926. In esso egli esprimeva i suoi fondati dubbi sull'autenticità di buona parte della poesia tradizionale araba preislamica, per la quale il mondo arabo ha sempre avuto una passione non soltanto estetica, affermando che essa poteva aver subito importanti interpolazioni in età successiva abbaside. In questo libro, egli accennava anche al fatto che il Corano potesse non essere assunto come un'importante fonte storica. Naturalmente questo libro suscitò grandi passioni e furibonde reazioni da parte degli ambienti dell'Università-Moschea di al-Azhar e da parte del mondo religioso più conservatore. Fu denunciato alla magistratura con l'imputazione di offesa all'Islam, ma la pubblica accusa stabilì che quanto Taha Hussein aveva scritto era la libera opinione di un ricercatore accademico e che nessuna azione legale poteva essere quindi intrapresa contro di lui. Il suo libro fu nondimeno messo al bando ma nel 1927 venne pubblicato con alcune modifiche e revisioni minori, sotto il titolo "Sulla letteratura preislamica" (in arabo: في الأدب الجاهلي, Fī l-adab al-jāhilī).

Taha Hussein fu un intellettuale riformista (iṣlāḥī) e un sostenitore della cosiddetta ideologia del Faraonismo, che asseriva che la civiltà egiziana affondasse le proprie radici nella millenaria tradizione faraonica e a questa dovesse rifarsi. Egli riteneva inoltre che tra civiltà araba e occidentale mediterranea, in particolare greca, non vi fosse conflitto, ma comunanza d'origine.[3]

Taha Hussein incontrò Suzane, sua moglie, mentre studiava in Francia, dove conseguì un B.A. nell'Università di Montpellier e un secondo Dottorato di Ricerca nell'Università di Parigi (Sorbona) nel 1917, con una seconda tesi sullo storico e sociologo del XIV secolo, Ibn Khaldun. Suzane leggeva per lui, dal momento che non tutto quello che gli serviva era disponibile in Braille. Dopo la morte di Taha nell'ottobre del 1973, pubblicò Maʿak (Con te), in cui narra la loro vita insieme. Prima della sua morte, Suzane fu insignita con lo United Nations Human Rights Award.

Fu un fervente sostenitore dell'Illuminismo, del rispetto per la ragione e dell'emancipazione femminile, insistendo perché l'educazione restasse ispirata ai valori della libertà, affermando che essa era un basilare diritto per ogni essere umano, proclamando che "la conoscenza è come l'acqua e l'aria".
Divenne ministro dell'Educazione nel 1950, e il nuovo governo egiziano dispose grazie a lui che l'insegnamento primario diventasse gratuito per tutti: cosa che ancor oggi è rimasto un pilastro del sistema educativo di quel paese.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I suoi lavori letterari possono essere suddivisi in 3 categorie:

  • Studi di letteratura e di cultura araba e islamica.
  • Lavori di letteratura, aventi come tema i problemi della povertà e dell'ignoranza.
  • Articoli di taglio politico pubblicati sui due giornali di cui egli era direttore.

Fra i suoi lavori più importanti si ricordano:

  • Il racconto del mercoledì (حديث الأربعاء) una collezione di saggi di critica letteraria.
  • Sulla poesia preislamica (في الشعر الجاهلي).
  • I sofferenti: Storie e polemiche (المعذبون فى الأرض).
  • Un uomo di lettere, novella (أديب).
  • I giorni (Autobiografia in 3 parti) (الأيام).
  • Un'infanzia egiziana.
  • Il futuro della cultura in Egitto (مستقبل الثقافة فى مصر).
  • Il verso del chiurlo.
  • La memoria di Abu al-Ala' (al-Ma'arri), 1915.
  • Testi poetici selezionati da drammi greci, 1924.
  • La filosofia di Ibn Khaldun, 1925.
  • Drammi di un gruppo dei più famosi scrittori francesi, 1924.
  • Pionieri del pensiero, 1925.
  • Il racconto del mercoledì. 1925.
  • Sulla poesia preislamica, 1926.
  • In estate, 1933.
  • I giorni "3 Volumi", 1933.
  • Hafez e Shawki, 1933.
  • La vita del Profeta "ʿAlà Hamesh al-Sira", 1933.
  • Il verso del chiurlo, 1934.
  • Da lontano, 1935.
  • Un uomo di lettere, 1935.
  • La vita letteraria nella Penisola Araba, 1935.
  • Insieme ad Abu al-Alaʾ nella sua prigione, 1935.
  • Poesia e prosa, 1936.
  • Palazzo stregato, 1937.
  • Insieme ad al-Mutanabbi, 1937.
  • Il futuro della cultura in Egitto, 1938.
  • Momenti, 1942.
  • La voce di Parigi, 1943.
  • I sogni di Sheherzad, 1943.
  • L'albero della miseria, شجرة البؤس) 1944).
  • Paradiso di spine, 1945.
  • Capitoli sulla letteratura e la critica, 1945.
  • La voce di Abu al-Alaʾ, 1945.
  • 'Othman "la prima parte della Grande Sedizione".
  • "al-Fitna al-Kubrà", 1947.
  • Viaggio primaverile, 1948.
  • La tortura della coscienza moderna, 1949.
  • La divina promessa "al-Wa'd al-haqq", 1950.
  • Il Paradiso degli animali, 1950.
  • L'amore perduto, 1951.
  • Da lì, 1952.
  • Varietà, 1952.
  • Nel mezzo, 1952.
  • Ali e i suoi figli (la seconda parte della Grande Sedizione", 1953.
  • (Sharh Lozum Mala Yalzm, Abu al-Ala'), 1955.
  • Antagonismo e riforma, 1955.
  • Critica e riforma, 1956.
  • La nostra letteratura contemporanea, 1958.
  • Specchio dell'Islam, 1959.
  • Nonsenso estivo, 1959.
  • Sul dramma occidentale, 1959.
  • Conversazioni, 1959.
  • al-Shaykhan (Abu Bakr e Omar ibn al-Khattab), 1960.
  • Dal nonsenso estivo alla serietà invernale, 1961.
  • Riflessioni, 1965.
  • Al di là del fiume, 1975.
  • Parole, 1976.
  • Tradizione e rinnovamento, 1978.
  • Libri e Autori, 1980.
  • Dall'altra sponda, 1990.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ricorderà in seguito con vivo piacere e divertimento l'episodio che vide protagonista Nallino, l'indomani dell'arrivo delle notizie della Guerra italo-turca del 1911 che portò alla conquista della Tripolitania e della Cirenaica. Alla decisione degli studenti egiziani di uscire dall'aula in segno di solidarietà nei confronti dei loro fratelli di fede libici, Nallino dichiarò (in puro e perfetto arabo letterario) che quanto avveniva gli ricordava la storia del marito che, per fare dispetto alla moglie, decideva di tagliarsi i genitali. Intendeva evidentemente dire che evitare un impegno scientifico e didattico, pur gravoso, si sarebbe risolto esclusivamente in un danno per quanti vi avessero rinunciato e non certo per il docente, che arabo non era. La frase fu accolta da una fragorosa risata dei giovani studenti egiziani che tornarono immediatamente nei loro banchi per proseguire nello studio di una realtà che non poteva non coinvolgere la loro più profonda identità culturale.
  2. ^ In Italia esiste una traduzione parziale edita nel 1965 dall'Istituto per l'Oriente di Roma e tradotta dal grande arabista palermitano Umberto Rizzitano.
  3. ^ Gershoni, I., J. Jankowski., Egypt, Islam, and the Arabs, Oxford, Oxford University Press, 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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