Storia di Castelnovo ne' Monti

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Voce principale: Castelnovo ne' Monti.

Indice

[modifica] Epoca preistorica

Il territorio alle falde della Pietra di Bismantova fu abitato dall'uomo sin dall'enolitico, secondo i ritrovamenti di Gaetano Chierici risalenti al XIX secolo.

Il rinvenimento della Necropoli di Campo Pianelli avvenuto nel 1973 durante una campagna di scavi archeologici ha dimostrato che l'arrivo della civiltà nella regione risale al XI secolo a.C., data alla quale si attribuiscono le prime tombe, mentre le sepolture più recenti sono del VI-V secolo a.C..

Le tracce di insediamenti nel sito sono risalenti all'Età del Ferro, si tratta di un villaggio di epoca proto-villanoviana, parte di una civiltà piuttosto evoluta, caratterizzata da una economia agricola a cui si abbinava una elevata produttività di metalli, nota grazie alla presenza numerosi reperti in bronzo e vasi di terracotta minuziosamente decorati nelle sepolture. Attualmente sono esposti ai Musei Civici di Reggio Emilia.

[modifica] Epoca antica

La civiltà villanoviana scomparve e la Pietra di Bismantova fu utilizzata come fortificazione naturale dalla popolazione dei Liguri ed in seguito dagli Etruschi.

Il pianoro sopra la Pietra fu utilizzato come roccaforte naturale per 18 secoli
Il pianoro sopra la Pietra fu utilizzato come roccaforte naturale per 18 secoli

La regione face parte dell' Etruria Cispadana fino al ritiro degli Etruschi in Toscana. Lo storico Tito Livio affermò che nel 176 a.C, in una località detta "Suismontium" , sarebbe avvenuto lo scontro decisivo tra i Romani ed Liguri che pose fine ad ottant'anni di sanguinosi scontri.

Guerre che avevano lo scopo di aprire una viabilità transappenninica tra Reggio e Luni, le due città fondate dal celebre generale vincitore dei Liguri, Marco Emilio Lepido, passante per Bismantova. L'area rimase possedimento di Roma per 700 anni.

[modifica] Epoca medioevale

Alla caduta dell'Impero romano passò nelle mani degli invasori ostrogoti fino a quando, al termine della Guerra Greco-Gotica, venne riconquistata dalle truppe di Bisanzio. Ai Bizantini si fanno risalire le origini di Felina e Bismantova, come luoghi di commercio e stazioni di osservazione delle vallate appenniniche sulla via del Cerreto.

Con l'invasione dei Longobardi queste zone divenirono terre di confine, sul pianoro della Pietra di Bismantova fu edificato un certo "Kastron Bismanto", menzionato dal cronista Giorgio di Cipro nel VII secolo, forze corruzione di "Castrum Bizantium" citato nella cronaca di Giona di Susa (VII secolo), che i Bizantini inserirono nel sistema difensivo di frontiera, rivelandosi una piazzaforte inespugnabile. Dalle descrizioni Bismantova emerge come tappa su una delle più importanti vie romee dell'età bizantino-longobarda.

In questo periodo iniziarono a formarsi la cultura e le tradizioni locali che si radicheranno nel Medioevo. Sotto il dominio dei Longobardi, Bismantova dà il nome a un vasto gastaldato, dipendente dal Comitato di Parma fino alla metà del X secolo. Un documento del 906 cita la corte di Vologno come sede di giurisdizione.

Nel 781 "Bismantuam" fu assegnata da Carlo Magno, che in precedenza aveva sconfitto i Longobardi, al Contado di Parma, che eresse sulla cima un castello, affidandolo ad un Gastaldo. Dal Contado di Parma, nel 962 passa ai nemici del Contado di Reggio, il quale lo concesse ad Atto (o Azzone) marchese di Toscana e conte di Canossa.

In punto di morte Matilde di Canossa consegnò Castelnovo alla Chiesa
In punto di morte Matilde di Canossa consegnò Castelnovo alla Chiesa

La nascita del borgo di Castelnovo è collocabile tra il 1014 ed il 1022, quando può venire identificato con la Corte di Villola, composta secondo i resoconti di "castello, mercato, e tre cappelle" di cui l'Imperatore Federico II si fa protettore, per richiesta del vescovo di Reggio Teuzone.

Nel 1062 i Canossa commissionarono un nuovo fortilizio, il "Castrum Novus" appunto, da erigere nell'odierna Castelnuovo per contrapporsi al "Castrum Vetus" di cui si erano impossessati i Dallo di Garfagnana. La sua costruzione terminò nel 1110. Alla sua morte Matilde consegnò la fortezza e la corte al Monastero di S.Apollonio di Canossa, che divenne "Castelnovo del signor abate di Canossa" e rimase possesso ecclesiastico fino al 1156.

L'abbazia peraltro enumerava nelle sue dipendenze anche le corti limitrofe di Cagnola e Felina concesse precedentemente in dono dal padre Bonifacio o dalla stessa Matilde nel 1030 e nel 1115. Restituito il castello alla famiglia, nel 1188 e nel 1197 gli abitanti del paese si sottomisero al Comune di Reggio.

La separazione da Felina segnò la creazione di un grande "stato immediato" estense che ricalcava a larghi tratti l'antico Gastaldato longobardo. Il suo territorio comprendeva i comuni di Cola, Vetto, Gazzolo (fino al 1653), Gottano (fino al 1637), Acquabona e Nismozza (fino al 1642), Campo e Giarola (fino al 1562) e Le Vaglie (fino al 1562).

La Podesteria felinese\castelnovese assunse realmente le funzioni di capitale di una provincia de facto della montagna reggiana grazie alla concessione di poteri speciali in caso di pericolo e alla costituzione di varie istituzioni tra cui gli uffici della comarchia, del colonnellato, del bargello e dei "birri di campagna", corpo di polizia con autorità su tutta l'area montana.

Nel 1413, al Podestà di Castelnovo Ettore da Panico viene ordinato di abbattere la ormai vetusta costruzione e di ne costruirne un altro. Passati due anni il "Castrum novum" viene completamente assorbito dagli Estensi, che nel 1521 lo trasformeranno in sede di Podesteria, erigendovi un Palazzo Ducale presso Bagnolo, all'imboccatura dela valle.

[modifica] Età moderna e contemporanea

Nel 1651 il feudo passò ai Malvasia fino al 1664 da quando dipendette direttamente dalla Camera Ducale attraverso un podestà. Nel 1719 sarà affidato ai Lucchesini, insieme a Vologno e Bondolo.

Dopo le due parentesi di governi ad ispirazione francese durati a fasi alterne circa un ventennio, dapprima Castelnuovo fu nominata capoluogo di cantone, in seguito, con la Restaurazione fu sede di un comune allargato, da Felina al valico del Cerreto che interessava tutti gli attuali comuni di Vetto, Ramiseto, Busana, e Collagna.

1945, i soldati americani sull'Appennino in uno scenario di devastazione frequente nella montagna reggiana
1945, i soldati americani sull'Appennino in uno scenario di devastazione frequente nella montagna reggiana

L'amministrazione congiunta austro-estense progettò radicali ammodernamenti del paese costruendo il centro amministrativo a Bagnolo, dotandolo di una nuova sede municipale, con gli uffici della finanza, con delle caserme e con il Palazzo Ducale costruito fra il 1826 e il 1831.

La dichiarazione della strada del Cerreto "calessabile" col nome di "strada militare di Lunigiana", restituì vitalità al centro dell'abitato intorno alla Piazza del mercato della Luna, alla Contrada Maggiore ed all'Arengo, con la costruzione di nuove strade, piazze e palazzi nel Prato della Valle.

Con l'unità d'Italia, nel 1859, viene costituito Comune ed annette la frazione di Felina fino ad allora parzialmente autonoma, raddoppiando la sua estensione territoriale.

In seguito fu inglobato anche Gombio, frazione a nord-est di Castelnovo, che in precedenza era del comune di Vetto, aumentando di un terzo il territorio del comune che ora è tra i più vasti della provincia.

Durante la seconda guerra mondiale il paese fu coinvolto nel movimento di resistenza seguito all'armistizio dell'8 Settembre 1943, i combattimenti più aspri si vissero prima del superamento della vicina Linea Gotica da parte degli Anglo-Americani.

Sulle montagne nei pressi dell'abitato stanziarono diverse compagnie partigiane composte da militanti locali e da soldati stranieri guidati da un commissario sovietico mentre il paese fu occupato dai fascisti e dalle forze tedesche in ritirata che si insediarono al Fariolo e bruciarono la popolosa frazione di Roncroffio per rappresaglia facendo strage di civili.

Nel Dopoguerra, la devastazione portata dal conflitto aggravò la situazione di povertà nelle campagne e molte giovani famiglie abbandonarono la loro terra per emigrare in pianura nei centri industriali, soprattutto a Reggio Emilia e Milano. Ultimamente l'Amministrazione cerca di arginare il fenomeno migratorio, seppur ora più limitato, attivando una politica di sviluppo economico, conservazione del territorio e potenziamento dei servizi pubblici.

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