Gastaldato

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Nell'ordinamento medievale, il gastaldato o gastaldìa era una circoscrizione amministrativa governata da un funzionario della corte regia, il gastaldo o castaldo, delegato ad operare in ambito civile, militare e giudiziario (gastaldi venivano designati sia gli amministratori regi o ducali e sia personalità che esercitavano la sovranità sul territorio del Gastaldato).

Il gastaldato nell'ordinamento longobardo[modifica | modifica sorgente]

Nell'ordinamento longobardo il gastaldato serviva da contrappeso alla quasi indipendenza dei duchi, i quali amministravano circa 1/3 delle terre. L'ufficio era temporaneo e la sua importanza venne meno con il crescere della potenza ducale di fronte a quella regia. I Longobardi avevano diviso i loro domini in molti gastaldati ognuno dei quali era in mano ad un gastaldo. Nel Ducato di Spoleto ce n'erano 10.

Però nei ducati di Spoleto e di Benevento il gastaldus è subordinato al duca, infatti questi due ducati già da prima della metà dell'VIII secolo hanno un'organizzazione diversa da quella di tutto il resto del regno longobardo. Il gastaldo è direttamente dipendente dal duca e ha competenza su un territorio ben determinato con pienezza di funzioni. Il rapporto che intercorre tra i molti duchi e il re del regno, nei ducati di Spoleto e Benevento, è esattamente lo stesso che intercorre tra i due duchi e i loro gastaldi. Con Desiderio ultimo re dei longobardi anche il Ducato di Spoleto entra alle dirette dipendenze del re di Pavia. In tarda età carolingia e ottoniana, sono documentati gastaldati minori sorti dal frazionamento di quelli originali, ne sono noti molti nel gastaldato reatino, altri in quello camerinese, come Castel Petroso, il Settempedano; il Frisiano in quello di Nocera.

Un gastaldato che, a nome del Re, aveva una funzione di controllo anche sull'operato dei Duchi, era una dignità di diritto pubblico longobardo equipollente alla dignità ducale nel diritto feudale ed assumeva l'esercizio della sovranità giurisdizionale ed amministrativa sul suo territorio.

L'odierno Abruzzo venne suddiviso dai Longobardi nei gastaldati: Marsi, Forcona, Valva, Penne e Teate ripartiti nel Ducato di Spoleto e nel Ducato di Benevento. Anche nella Langobardia Maior erano presenti numerosi gastaldati (ad esempio a Pistoia).

Nella raccolta delle decime papali nel 1291 compare ancora un "castaldus" amministratore dei beni del vescovo di Fossombrone, mentre a Cividale nel Friuli fino alla fine del XVIII secolo il Gastaldo amministra i beni della cattedrale ed esercita la giustizia.

Gastaldato nella Repubblica di Venezia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Doge (Venezia) e Repubblica di Venezia.

Mutuato dai vicini Longobardi, il gastaldato venne applicato nel Ducato di Venezia come strumento di controllo da parte del Doge sulle comunità a lui sottoposte.

Col declinare del potere ducale, progressivamente quello di gastaldo ducale divenne l'ufficio dell'esecutore delle sentenze giudiziarie civili e penali. Per sopperire al potere di nomina ducale dei gastaldi, carica riservata agli appartenenti alla classe dei cittadini, la Repubblica di Venezia creò due magistrature, composte da patrizi eletti in seno al Maggior Consiglio, deputate al controllo dell'attività dei gastaldi:

Il gastaldato rimase in vigore a Venezia sino al 1797 e alla caduta della Repubblica.

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