Sesto Empirico

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Sesto Empirico

Sesto Empirico (160 circa – 210 circa) è stato un filosofo scettico greco antico vissuto nel II secolo. È stato uno dei maggiori esponenti dello scetticismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle fonti antiche non ci è pervenuta nessuna notizia riguardo alla sua vita: la datazione più verosimile lo vede attivo fra il 180 e il 220. La tradizione antica gli associa l'aggettivo Empirico per segnalare la sua appartenenza alla scuola medica empirica, nonostante lo stesso Sesto affermi che fra le correnti mediche, quella più vicina allo scetticismo è quella metodica.[1]

Nonostante le scarse fonti sulla sua vita, è arrivata fino a noi gran parte delle sue opere, preziosissime in quanto non solo forniscono una dettagliata esposizione dello scetticismo di Sesto, ma anche di molte altre correnti scettiche precedenti, a cui Sesto spesso si appoggia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Conosciamo oggi le seguenti opere, nel probabile ordine di composizione, di Sesto Empirico:

  • Pyrrhoneae Hypotyposes o Lineamenti pirroniani; un compendio della filosofia scettica, in tre libri.
  • Adversus mathematicos o, si potrebbe tradurre interpretando, Contro coloro che insegnano discipline, in undici libri, suddiviso a sua volta in:
    • Adversus mathematicos vero e proprio, in sei libri, rivolto contro grammatici (Libro I), retori (II), geometri (III), matematici (IV), astrologi (V), musici (VI).
    • Adversus dogmaticos o Contro i dogmatici, in cinque libri, rivolto contro i logici (VII-VIII), i fisici (IX–X), ed i moralisti (XI).
  • Inoltre dalla tradizione sono a lui attribuite le Memorie mediche, andate perdute.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Il compito che si prefigge Sesto nei suoi scritti, specialmente nei Lineamenti pirroniani, consiste in:

  • definire un vero e proprio manifesto programmatico della propria agôgê (movimento di pensiero) con l'intento di:
    • chiarire i punti di riferimento teorici e pratici che ne guidano la riflessione e l'azione;
    • sottolineare l'originalità del neo-pirronismo ed evitare ogni confusione con altre correnti impropriamente definite "scettiche" (come Democrito, Platone, Carneade).
  • difendere l'indirizzo scettico pirroniano dalle accuse e dai fraintendimenti.

L'autentico scetticismo[modifica | modifica wikitesto]

Sesto, nel chiarire la posizione del proprio scetticismo all'interno del panorama filosofico, suddivide tutte le correnti di pensiero dell'epoca in:

  • dogmatismo positivo (stoicismo, Aristotele), in cui si afferma la propria verità sulla natura delle cose;
  • dogmatismo negativo (Accademia media platonica, in particolare Carneade e Clitomaco), in cui si afferma dogmaticamente la non conosciblità delle cose;
  • autentico scetticismo (Sesto, Enesidemo, Timone, Pirrone, sebbene quest'ultimo si avvicini molto di più ai dogmatici negativi).

Sesto individua l'essenza dell'autentico scetticismo nell'abilità (dynamis) di "contrapporre in qualsivoglia modo le cose che appaiono a quelle che vengono pensate" e da cui "a causa dell'ugual forza presente nei fatti e discorsi contrapposti, giungiamo dapprima alla sospensione del giudizio (epochê), subito dopo all'imperturbabilità"[2]. La continua ricerca ('skepsis, da cui proviene il termine "scetticismo") e l'indagine dei fenomeni porta dunque il filosofo a non poter scegliere quale sia verità oggettiva e a non poter dare il proprio assenso ad una particolare visione del mondo, in quanto pensieri e fenomeni tra loro contrapposti si oppongono con uguale forza persuasiva: in particolare l'espressione "in qualsiasi modo" si riferisce alla possibilità di contrapporre sia pensieri con pensieri, sia fenomeni con fenomeni, sia pensieri con fenomeni. Quindi lo scettico aderisce ai fenomeni così come gli appaiono, evitando così le accuse di apraxia o inattività, ma rimane consapevole che questi fenomeni non sono altro che frutto della propria visione soggettiva, influenzata da elementi contingenti, quali, ad esempio, "la tradizione di leggi e consuetudini"[3].

La negazione dell'assenso, o sospensione del giudizio, o epoché, porta infine all'obiettivo ultimo dello scettico, ovvero l'imperturbabilità, o ataraxia, nell'ambito delle opinioni, e del moderato patire, o metriopatheia, di fronte alle necessità ineluttabili dell'esistenza umana. Non esiste infatti tra i due momenti di epochè e ataraxia un rapporto diretto di causa-effetto, in quanto il concetto di causalità è anch'esso fortemente criticato dalla corrente scettica (ben prima di David Hume), bensì una consequenzialità casuale, spiegata da Sesto Empirico tramite la metafora del pittore Apelle[4]:

"Dicono infatti che egli, avendo dipinto un cavallo e desiderando raffigurare nel quadro la schiuma della bocca del cavallo, ebbe così poco successo, che rinunciò e gettò contro l'immagine la spugna in cui detergeva i colori del pennello: e dicono anche che questa, una volta venuta a contatto con il cavallo, produsse una rappresentazione della schiuma. Anche gli scettici, dunque, speravano di impadronirsi dell'imperturbabilità dirimendo l'anomalia degli eventi sia fenomenici che mentali, ma, non essendo in grado di riuscirci, sospesero il giudizio; e a questa loro sospensione seguì casualmente l'imperturbabilità, come ombra a corpo."

Per dimostrare l'indirimibilità dei fenomeni e la sospensione del giudizio, Sesto ricorre a numerosi tropi, dimostrazioni confutative attinte dalla tradizione scettica, di cui l'esposizione scettica non è altro che la sistemazione e la catalogazione. La maggior parte dei tropi sono giunti a Sesto tramite Enesidemo ed Agrippa.

Il fine ultimo[modifica | modifica wikitesto]

L'indirizzo scettico sestano assume, nel proprio fine dell'ataraxia, connotazioni fortemente filantropiche. Per poter comprendere questo bisogna entrare nell'ottica dell'etica dell'antica Grecia, di cui troviamo il maggior esponente in Aristotele. Diversamente dalla morale, ad esempio, platonico/cristiana, l'etica greca non si prefigge di descrivere e far perseguire l'"azione" giusta, ma di descrivere le caratteristiche dell'"uomo" giusto, che, di conseguenza, esegue solo azioni giuste e buone. In quest'ottica l'imperturbabilità è il fine ultimo dell'uomo in quanto serve a curare l'animo umano impedendogli di aderire dogmaticamente e rigidamente ad opinioni mai del tutto incontrovertibili, e rendendolo capace di sopportare il peso legato alla fatica del nostro vivere (lo spirito tragico).

Frasi famose[modifica | modifica wikitesto]

"I mulini degli Dei macinano molto lentamente ma macinano molto fine".

"Può essere e può non essere".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sesto Empirico, Lineamenti pirroniani I, 236 sgg.
  2. ^ Sesto Empirico, Lineamenti pirroniani I 8.
  3. ^ Sesto Empirico, Lineamenti pirroniani I, 13 sgg.
  4. ^ Sesto Empirico, Lineamenti pirroniani I, 19-35

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Sesto Empirico, Schizzi pirroniani traduzione a cura di Antonio Russo. Bari: Laterza, 1988.
  • Sesto Empirico, Contro i matematici. Libri I-VI (Adversus mathematicos I-VI) Introduzione, traduzione e note di Antonio Russo. Bari: Laterza, 1972.
  • Sesto Empirico, Contro i logici (Adversus mathematicos VII e VIII) Introduzione, traduzione e note di Antonio Russo. Bari: Laterza, 1975.
  • Sesto Empirico, Contro i fisici; Contro i moralisti (Adversus mathematicos IX-X e XI) Introduzione di Giovanni Indelli; traduzione e note di Antonio Russo, riviste e integrate da Giovanni Indelli. Bari: Laterza, 1990.
  • Sesto Empirico, Contro gli astrologi, (Adversus mathematicos V) a cura di Emidio Spinelli. Napoli: Bibliopolis, 2000.
  • Sesto Empirico, Contro gli etici (Adversus mathematicos II) Introduzione, edizione, traduzione e commento a cura di Emidio Spinelli. Napoli: Bibliopolis, 1995.

Traduzioni latine[modifica | modifica wikitesto]

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Corti, Lorenzo. Scepticisme et langage, Paris: Vrin, 2009.
  • Floridi, Luciano Floridi. Sextus Empiricus - The Transmission and Recovery of Pyrrhonism, New York: Oxford University Press 2002.
  • Janacek, Karel. Sexti Empirici indices Firenze: Olschki, 2000.
  • Mates, Benson. The Skeptic Way. Sextus Empiricus's Outlines of Pyrrhonism, New York: Oxford University Press, 1996.
  • Spinelli, Emidio. Questioni scettiche: letture introduttive al pirronismo antico, Roma: Lythos, 2005.

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