Seoul City Sue

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Anna Wallis Suh, più nota come Seoul City Sue (contea di Lawrence, 1900Nord Corea, 1969), è stata una missionario e speaker radiofonico statunitense.

Educatrice e missionaria metodista, è nota soprattutto per la sua attività di propagandista radiofonica in favore dell'esercito nord-coreano durante la Guerra di Corea, in cui trasmetteva messaggi demoralizzanti alle truppe statunitensi impegnate nel conflitto.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'educazione metodista[modifica | modifica sorgente]

Scarritt College

Anna Wallis era l'ultima di sei figli di Albert B. e M. J. Wallis; nacque nel 1900 in Arkansas, nella contea di Lawrence.[2]

Rimase orfana in giovane età: la madre morì in una data imprecisata tra il 1900 e il 1910, secondo i dati rilevati dal censimento nazionale,[3][4], mentre il padre morì nell'ottobre 1914.[5]

La Wallis si trasferì in Oklahoma al seguito di una delle sorelle[6]; lì frequentò il Southeastern State Teachers College di Durant.

In seguito si trasferì allo Scarritt-Bennett Center di Nashville, Tennessee, dove si laureò nel 1930. La scuola era un centro di studio per "lavoratori cristiani" dove veniva addestrato il personale metodista destinato alle missioni all'estero.[7]

La missione in Corea[modifica | modifica sorgente]

Nello stesso anno venne scelta dalla Methodist Episcopal Church South[8] per essere mandata in missione in Corea, per insegnare in una scuola metodista.[9][10].

Rimase in Corea per quasi tutti gli anni trenta, ritornando negli Stati Uniti solo nel 1935 per visitare una sorella[11] e nel 1937 per visitare lo Scarritt College durante una licenza dopo essere stata assegnata al Seoul Social Evangelistic Center nell'anno precedente.[12]

La situazione degli stranieri in Corea, all'epoca sotto il controllo dell'Impero Giapponese, era complessa. Ai missionari non era concesso fare formalmente proselitismo, e nel corso degli anni trenta l'Impero divenne sempre meno tollerante nei confronti delle missioni che offrivano servizi sociali ed educazione.

La missione in Cina e il matrimonio[modifica | modifica sorgente]

La Wallis venne trasferita in Cina[13][14], entrando nell'organico della Shanghai American School (SAS) nel 1938. Lì conobbe Suh Kyoon Chul, un insegnante di coreano che collaborava alla gestione della scuola, che divenne poi suo marito.

Dopo il matrimonio rinunciò al servizio missionario attivo, e sviluppò un forte interesse nella politica coreana, in cui fu influenzata dalle idee comuniste del marito.[13][15][16]

Shanghai all'epoca godeva di un ambiente più cosmopolita e tollerante rispetto a molte altre città dell'estremo oriente, per via della presenza dei protettorati britannici, francesi ed americani. In questa società l'esistenza di coppie miste era accettata con più facilità, per via della presenza di numerosi funzionari e militari che intrattenevano relazioni con persone del luogo.[17][18]

Il fallito ritorno in America[modifica | modifica sorgente]

La Wallis si trasferì a Shanghai nel 1938, ma già nello stesso anno il personale americano cominciò a lasciare la città per via di un lento ma costante aumento della tensione diplomatica tra Stati Uniti e Giappone.

Secondo la legge statunitense in vigore negli anni '30, la cittadinanza per le donne sposate dipendeva generalmente da quella del marito, specie se la coppia viveva nella terra di origine di lui. La Wallis avrebbe dunque perso la cittadinanza americana quando sposò Suh in Cina[19], diventando come il marito una residente giapponese.

All'epoca, il Giappone si definiva come uno "stato multietnico" e includeva Corea e Taiwan.[20][21]

La Wallis sarebbe venuta a conoscenza della sua situazione solo nel 1939, quando visitò San Francisco per ottenere un passaporto per il marito. Gli Stati Uniti in quegli anni avevano congelato tutte le pratiche di immigrazione dall'Asia con l'Immigration Act del 1924. Se anche la Wallis fosse stata ancora cittadina statunitense, la legge avrebbe precluso alla coppia la possibilità di un ritorno in America.[22]

La guerra e gli anni nel campo di detenzione[modifica | modifica sorgente]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, gli americani e gli europei abbandonarono in massa l'estremo oriente: la SAS rimase aperta fino al 1943, quando tutti gli stranieri rimanenti vennero trasferiti forzatamente al Centro di Ricollocazione Civile di Chapei, nella provincia nord della città.[17]

Il centro era un campo di concentramento, come ve n'erano molti nei dintorni di Shanghai. Era stato allestito in un dormitorio universitario di tre piani, nell'area della odierna East China Normal University. Il campus era rimasto danneggiato nella Battaglia di Shanghai del 1937.[23]

Mentre è certo che la Wallis vi soggiornò, non è chiaro se anche il marito fu internato, poiché questo godeva dello stato di colono giapponese. Anche sull'effettivo stato di prigionia della Wallis vi sono dubbi, in quanto dopo il matrimonio anch'essa godeva pienamente della cittadinanza giapponese: la donna probabilmente sarebbe dunque entrata nel campo di internamento volontariamente, al seguito dell'organico della scuola, e non come internata.

Nel periodo di prigionia il personale della scuola e i genitori degli studenti cercarono di mantenere un programma di insegnamento, grazie ai libri che poterono portare con sé e al regime di sorveglianza piuttosto blando.

Con il volgersi delle sorti della guerra, il mantenimento dei prigionieri divenne difficoltoso, e le autorità decisero di rilasciare alcuni prigionieri nel 1944, tra cui le donne sposate con cittadini di stati alleati o neutrali. Anche in mancanza di documentazione al riguardo, è probabile che la Wallis fu rilasciata con questo primo gruppo.[24]

Concluso il conflitto, la Wallis[25] ritornò alla SAS, che si ricostutuì e ritornò attiva dal 1945-46.[17]

Il ritorno in Corea[modifica | modifica sorgente]

Per via della crisi economica derivante dalla guerra, che colpì soprattutto zone un tempo ricche come quella di Shanghai, la Wallis non riuscì ad ottenere uno stipendio sufficiente alle proprie esigenze[26] e tornò con il marito in Corea, che aveva ottenuto l'indipendenza.

A Seul lavorò come insegnante per i figli dei diplomatici alla scuola della delegazione statunitense. Nel 1950 fu costretta a lasciare l'impiego, quando suo marito venne inquisito perché sospettato di aver condotto attività comuniste.[27] Poco tempo dopo, la Corea del Nord invase il sud del paese, nel giugno 1950.

L'Esercito Popolare della Corea occupò Seul dopo soli tre giorni, cogliendo di sorpresa la maggior parte degli abitanti che non riuscirono ad evacuare la città per tempo. Parte della colpa della situazione è da imputarsi alla propaganda radiofonica del governo del Sud, che impedì di avere una immagine chiara della situazione.[28][29]

Il 10 luglio, la coppia giurò fedeltà al regime Nord Coreano davanti ad una commissione governativa.[30][31]

L'attività radiofonica[modifica | modifica sorgente]

Il reclutamento[modifica | modifica sorgente]

Introdotta da Lee Soo, un istruttore di lingua inglese alla Università Nazionale di Seul, la Wallis cominciò a lavorare per la nordcoreana Radio Seul, trasmettendo dagli studi HLKA del Korean Broadcasting System.

Il suo programma veniva trasmesso quotidianamente, dalle 21:30 alle 22:15 locali[32], a partire dal 18 luglio. I coniugi Suh vennero trasferiti in una casa vicino alla stazione radio.[13]

Le sue prime trasmissioni si limitarono a insultare i soldati statunitensi, invitandoli a tornare alle proprie "botteghe da gelataio", e a criticare le campagne di bombardamento della U.S. Air Force.

In seguito, prese l'abitudine di leggere i nomi delle targhette dei soldati americani caduti su un sottofondo di musica leggera.[33][34]

I soprannomi[modifica | modifica sorgente]

La trasmissione di "Sue" veniva ricevuta dalle truppe americane di stanza in Corea, ed era una delle poche trasmissioni in lingua inglese disponibili. Durante il programma, oltre ai momenti di parlato, veniva trasmessa anche musica leggera occidentale.

I soldati le diedero diversi soprannomi, tra cui Rice Ball e Rice Bowl Maggie, Rice Ball Kate, ma soprattutto Seoul City Sue.[35][36]

L'ultimo nome divenne quello più celebre, creato ricalcando il titolo di una canzone del 1946 di Zeke Manners, "Sioux City Sue",[37][38][39][40].

L'attività della stazione[modifica | modifica sorgente]

Durante l'estate del 1950 la trasmissione di "Seoul City Sue" riportò regolarmente i nomi dei soldati, marinai e aviatori caduti o catturati[41][42][43], affiancandovi minacce verso i nuovi soldati in arrivo,[44], messaggi di ironico benvenuto alle navi in arrivo nella zona[45], e provocazioni nei confronti dei soldati afroamericani riguardo alla loro assenza di diritti civili in patria.[46]

In trasmissione a volte "Sue" trasmetteva in chiaro informazioni che sarebbero dovute essere segrete o riservate, mostrando le carenze dell'apparato bellico statunitense.

Radio Seul venne disabilitata da un attacco aereo all'inizio del programma di "Sue" del 13 agosto, quando un B-26 scaricò delle bombe a frammentazione nei pressi del trasmettitore della stazione. Le trasmissioni ripresero solo una o due settimane dopo.[47]

La caduta di Seul e il trasferimento a Pyongyang[modifica | modifica sorgente]

Gli Suh intanto vennero evacuati, e portati a nord via camion poco prima dell'arrivo in massa delle forze statunitensi in città[48][49][50]

Nonostante le forze statunitensi abbiano cercato con tutti i mezzi di trovarla dopo la cattura di Seul nel settembre 1950, è dubbio il fatto che avrebbe potuto essere processata per tradimento, per via della perdita della nazionalità statunitense.[13][13]

La Wallis e suo marito dopo l'evacuazione vennero ospitati presso il campo di prigionia 12 di Pyongyang, dove fino al febbraio 1951 tennero corsi di indottrinamento per i prigionieri occidentali. In seguito, i prigionieri vennero obbligati a indottrinarsi a vicenda, sotto il controllo di guardie coreane.[51]

Considerazioni sull'attività di propaganda[modifica | modifica sorgente]

Il fatto che l'attività della Wallis fosse volontaria o coatta è stato a lungo dibattuto. Alcuni militari che ascoltarono le trasmissioni si convinsero che il tono piatto e privo di inflessioni del parlato provasse il fatto che era obbligata a svolgere quel compito.[52].

Questa affermazione tuttavia è discutibile, per via del prolungato coinvolgimento nelle attività nordcoreane anche successivamente all'esperienza radiofonica.

Dopo la guerra[modifica | modifica sorgente]

Charles Robert Jenkins, un militare americano che defezionò in Corea del Nord, nel suo libro The Reluctant Communist riportò alcune notizie sulla sorte dei coniugi Suh.

Riportò che la Wallis fu messa a capo delle pubblicazioni in lingua inglese della Korean Central News Agency, e che in un pamphlet di propaganda del 1962 dal titolo "I am a Lucky Boy" la Wallis veniva mostrata in fotografia seduta a cena con Larry Allen Abshier, un altro disertore dell'esercito statunitense.

Jenkins scrisse di averla incontrata personalmente nel 1965 nella sezione riservata agli stranieri del Magazzino Dipartimentale n. 2 di Pyongyang.

Secondo informazioni raccolte da Jenkins nel 1972, la coppia sarebbe stata fucilata nel 1969 perché sospettata di spionaggio a favore della Corea del Sud.[53]

Con l'indipendenza della Corea del Sud la Wallis aveva acquisito, per via di suo marito, la nazionalità sudcoreana ma non è noto se abbia effettivamente svolto attività di spia per questi.[54]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Franklin, 1996
  2. ^ US Census, 1900
  3. ^ Ibid.
  4. ^ US Census, 1910
  5. ^ Arkansas Certification of Death, #00765
  6. ^ Mt. Pleasant News, Oct 3, 1950
  7. ^ Scarritt College Commencement, 1930
  8. ^ La Methodist Episcopal Church South, precedentemente nota come Southern Methodist Church, era un ramo della Chiesa Metodista separatasi dalla congregazione principale nel 1844 in quanto non condivideva la posizione di rifiuto di quest'ultima nei confronti dello sfruttamento della schiavitù
  9. ^ Denton Record Chronicle, March 7, 1930
  10. ^ Psywarrior.com
  11. ^ New York Passenger Lists, Sept. 9, 1935
  12. ^ Scarritt College Voice, Feb, 1937
  13. ^ a b c d e Portland Free Herald, Oct 4, 1950
  14. ^ United Methodist Church, General Board of Global Ministries
  15. ^ Edwards
  16. ^ Lech, Raymond B., page 118
  17. ^ a b c Mills
  18. ^ Choi
  19. ^ NARA, Prolog Magazine, Summer 1998
  20. ^ John Lie, Multiethnic Japan
  21. ^ Schaeffer
  22. ^ Coshocton Tribute, August 30, 1950
  23. ^ Captives of Empire
  24. ^ Ibid
  25. ^ National Archives, World II Prisoners of War Data File
  26. ^ Coshocton Tribute
  27. ^ New York Times, Aug 28, 1950
  28. ^ National Security Archive at George Washington University
  29. ^ Eyewitness: Korean War Starts
  30. ^ Edwards, page 79
  31. ^ Eyewitness: 1950: War of Unification
  32. ^ Corpus Christi Times, September 12, 1950
  33. ^ Yuma Daily Sun, 10 August, 1950
  34. ^ Martin, page 76-77
  35. ^ Senate Permanent Subcommittee: Executive Sessions
  36. ^ Senate Permanent Subcommittee: Korean War Atrocities
  37. ^ Song: Sioux City Sue
  38. ^ Obituary, Zeke Manners
  39. ^ Sample: Sioux City Sue
  40. ^ New York Times, Aug 09, 1950
  41. ^ Wosser, Joseph Lloyd, Lt. (USMC)
  42. ^ From Korea to Kosovo
  43. ^ 1st MAW History
  44. ^ Stocks, Floyd P.
  45. ^ Schratz, Paul R.
  46. ^ Lipsitz, George
  47. ^ New York Times, Aug 14, 1950
  48. ^ New York Times, Oct 04, 1950
  49. ^ The Stars & Stripes, October 5, 1950
  50. ^ Chillicothe Constitution Tribute, March 8, 1952
  51. ^ Lech, page 118-121
  52. ^ Time Magazine, September 18, 1950
  53. ^ Charles Robert Jenkins, page 115-116
  54. ^ UNHCR: Japan - Koreans

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

«I talked with the 8th Army Historian in Seoul. All he had was that Seoul City Sue was not one person, but the voice of several different women.».
«Recent news from Ann Wallis ('30) tells of her new appointment at the Social Evangelistic Center at Seoul, Korea. She and Margaret Billingsly have rooms at the Center, but take their meals across the yards. The settlement is similar to our settlement houses, with its clinic, kindergarten, etc. Ann's particular task, among many others, is teaching in the night school and helping with the clubs and English classes during the day.».
  • United Methodist Church, General Board of Global Ministries Country Profiles: Korea.
  • Paul M. Edwards, To Acknowledge A War: the Korean War in American memory, Greenwood Publishing Group, 2000, p. 79, ISBN 0-313-31021-1.
  • Raymond B. Lech, Broken Soldiers, University of Illinois Press, 2000, pp. 118–121, ISBN 0-252-02541-5.
  • Seoul City Sue American-Born Ex-Missionary, Says Intelligence (Reprint) in Portland Sunday Telegram And Sunday Press Herald (Portland, Maine), UP, 4 ottobre 1950, p. 1. URL consultato il 3 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2009).
  • Angie Mills, Phoebe White Wentworth, Fair is the Name: The Story of the Shanghai American School, 1912-1950, Los Angeles, Shanghai American School Association, 1997.
  • Hyaeweol Choi, An American Concubine in Old Korea: Missionary Discourse on Gender, Race, and Modernity in Frontiers: A Journal of Women Studies, vol. 24, nº 3, University of Nebraska Press, 2003, pp. 134–161.
«Wagner's novel might have been inspired by an actual event in Korea -- an American woman falling in love with a Korean man. In her correspondence dated May 24, 1948, she wrote, 'I've forgotten, but of course you remember Allyeu [Wagner's brother-in-law]. I still laugh when I remember how shocked Allyeu was in Seoul at Ann Wallace and her Korean sweetheart. By the way, did you see Ann while you were in Seoul? She evidently has had a pretty tough time, but what could she expect?».
«June 29 - N. Korean Army takes Seoul - It is weird. We see pictures of N Korean soldiers marching in Seoul and yet Seoul Radio is still claiming some fantastic victories!! How can this be?».
  • Kim Young Sik, Korean War 1950: War of Unification in Eyewitness: A North Korean Remembers, 29 luglio 2004. URL consultato il 3 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2009).
«July 10, 1950...More than 60 members of the Republic of Korea National Assembly join the N Korean cause.»., for bibliography, see http://www.kimsoft.com/korea/eyewit33.htm.
  • H.D. Quigg, Seoul City Sue Talks Too Much, Not Enough Music (Reprint) in Corpus Chrisi Times, UP, 12, p. 9. URL consultato il 3 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2009).
  • Charles R. Mitchell, Letters, Re "Seoul City Sue" (Reprint) in Time Magazine, 18 settembre 1950. URL consultato il 3 maggio 2009.
  • GIs Nickname Reds' Radiocaster As "Seoul City Sue" (Reprint) in Yuma Daily Sun, UP, 10 agosto 1950, p. 1. URL consultato il 3 maggio 2009 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2009).
  • Bradley K. Martin, Under The Loving Care Of The Fatherly Leader: N. Korea and the Kim Dynasty, Macmillan, 2004, pp. 76-77, ISBN 0-312-32221-6.
  • 83-1: Executive Sessions of The Senate Permanent Subcommittee on Investigations of The Committee on Government Operations, Volume 3, vol. 3, S. Prt 107-84, Washington, D.C., USGPO, 1-2003, p. 2025.
  • Korean War atrocities: hearing before the Subcommittee on Korean War Atrocities of the Permanent Subcommittee on Investigations of the Committee on Government Operations, Washington, D.C., USGPO, 1954, p. 48.
  • Lynne Rossi Ruelan, SIOUX CITY SUE - 1945, Music by Dick Thomas & Lyrics by Ray Freedman in Tribute To Dick Thomas Goldhahn, 10. URL consultato il 3 maggio 2009.
«I drove a herd of cattle down, from old Nebraska way...».
«Sept 9 At sea. Today I had another CAP so it was just another three hours on the parachute. Capt Booker was on Seoul City Sue's program today so he must be OK if they are advertising the fact that he is a POW.».
«Radio Seoul threatens captured Marine aviators with death.»., scroll down to "13 August 1950".
«Seoul City Sue (Tune - Sioux City Sue): I drove a herd of oxen down, till I reached old Bong Chong Way...».

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]