Partito del Movimento Nazionalista

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Partito del Movimento Nazionalista
(TR) Milliyetçi Hareket Partisi
Logo del Partito del Movimento Nazionalista.
Leader Devlet Bahçeli
Stato Turchia Turchia
Fondazione 1969
Ideologia Nazionalismo[1]
Collocazione Estrema destra[1]
Seggi Grande Assemblea Nazionale
53 / 550
 (2011)
Sito web www.mhp.org.tr

Il Partito del Movimento Nazionalista (in turco Milliyetçi Hareket Partisi, MHP) è un partito politico turco.

È il braccio politico dei Lupi grigi.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il partito nasce negli anni '70 ad opera di Alparslan Türkeş. Il MHP si caratterizza subito come un partito fortemente nazionalista, avverso alle minoranze etniche, in modo particolare Curdi ed Armeni, e contrario alle politiche del Partito Popolare Repubblicano. Nel suo programma si trovano anche accessi all'ideologia panturanica, ovvero panturca.

Nel 1980, dopo l'intervento militare del generale Kenan Evren, il partito venne bandito, come molti altri, dai militari e costretto allo scioglimento. Nel 1983, il partito fu rifondato con il nuovo nome di Partito dell'Impegno Nazionalista (Milliyetçi Çalışma Partisi - MCP) e nel 1992 riacquistò il nome originario. Dopo la morte di Türkeş e sotto la guida di Devlet Bahçeli il partito assunse posizioni più moderate ed accentuò la sua componente laica. Ciò provocò la frattura con la componente filo-islamica, che diede vita al Partito della Grande Unione, che, però, a causa della concorrenza del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, islamico-conservatore, ha ottenuto alle elezioni del 2002 appena l'1,1% dei voti.

Alle elezioni del 1999, il MHP, grazie alla cattura e alla cattura in Kenia del leader separatista curdo Öcalan, ottenne una grande visibilità per le sue battaglie nazionaliste e, con il 18% dei voti, divenne il secondo partito ed entrò in un governo formato con il Partito della Madrepatria (ANAP) e il Partito della Sinistra Democratica (DSP).

Nelle politiche del 2005, con l'8,3% il MHP non è riuscito a superare lo sbarramento elettorale del 10%. In Turchia, infatti è in uso un sistema proporzionale con uno sbarramento molto alto. L'eliminazione di tale sbarramento, considerato anti-democratico, è uno dei parametri richiesti dall'Unione Europea alla Turchia per la sua adesione alla stessa.

Alle elezioni del 2007 il MHP è ritornato alla Camera. Il MHP, infatti, ha approfittato dello scontro tra laici ed islamici. Nei due anni precedenti, infatti, la vita politica turca è stata caratterizzata dallo scontro tra l'AKP, islamici moderati, da un lato e il CHP, sinistra nazionalista, e DSP, socialdemocratici, dall'altra. L'AKP, infatti, aveva cercato di eleggere l'islamico Gul presidente della Repubblica. Ciò aveva provocato le proteste di piazza dei partiti laici, che vedevano in questa elezione un attentato alla laicità dello Stato. L'AKP, pur non riuscendo ad eleggere Gul, ottenne le elezioni anticipate. L'AKP finì per porsi come un partito islamico, ma attento al rispetto delle prassi democratiche ed alla riduzione del peso dei militari nella vita politica turca. MHP, pertanto, ebbe gioco facile a porsi come l'unico partito veramente garante dei tradizionalisti religiosi, preoccupati dalle manifestazioni di piazza dei laici, del sostegno dei militari alle tesi laiciste e che consideravano l'AKP troppo centrista. MHP ottenne alle elezioni politiche il 14,3% dei consensi ed elesse ben 69 deputati, non riuscendo a costringere l'AKP ad una coalizione, ma riuscendo comunque ad avere un'ampia compagine parlamentare.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Parlamentari 1969 274 225 3,02 1
Parlamentari 1973 362 208 3,38 3
Parlamentari 1977 951 544 6,42 16
Parlamentari 1995 2 301 343 8,18 0
Parlamentari 1999 5 585 513 13,01 53
Parlamentari 2002 2 629 808 8,35 0
Parlamentari 2007 5 001 869 14,27 71
Parlamentari 2011 5 585 513 13,01 53

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Wolfram Nordsieck, Turkey in Parties and Elections in Europe, 2011. URL consultato il 30 marzo 2014.
  2. ^ Amministrative Turchia, Erdorgan in testa con il 50,4%. Scontri: otto morti, la Repubblica, 30 marzo 2014. URL consultato il 30 marzo 2014.

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