Mimo

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Mimo di strada

Il mimo è una rappresentazione di azioni, caratteri e personaggi che si serve solamente della gestualità piuttosto che della parola. Spesso è confuso con la pantomima, che è una piccola storia raccontata attraverso tecniche di mimo.

La parola "mimo" indica in italiano anche l'esecutore della rappresentazione mimica.

La parola è usata inoltre con una connotazione neutra, come sinonimo di "imitazione muta", ma la connotazione prevalente nell'immaginario dei parlanti italiani prende l'accezione più specifica di azione artistica di rappresentazione teatrale senza parole e relativo attore.

Tale forma teatrale affonda le sue radici nell'antichità greca e romana.

Le cosiddette statue viventi anche molto suggestive, sono impropriamente annoverate tra le forme di mimo. La natura di questa pratica di intrattenimento è più prossima ai tableau vivant, per l'assenza di sequenze d'azioni a fine narrativo (fossero anche non sense). I riposizionamenti periodici (con pagamento di monetina) delle statue viventi e i cenni minimali, non possono dirsi sequenze narrative e quindi l'efficacia di questa forma è basata solo sulla presenza. Quando invece la statua vivente accede alla sintassi dei movimenti per strutturare un racconto d'azione sequenziale allora diviene mimo. L'immobilità presentativa di per sé non è arte mimica.

Il mimo greco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mimo greco.

La pantomima era una farsa popolaresca dei dori di Sicilia rielaborata artisticamente da Sofrone di Siracusa (V secolo a.C.), per poi trasformarsi presso i romani in una rappresentazione buffonesca nella quale l'attore poteva anche recitare senza la maschera e in cui le parti femminili, contrariamente alla consuetudine teatrale antica, potevano essere sostenute da donne.

Il mimo latino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mimo latino.

La più antica attestazione di un mimo latino risale indietro almeno al III-II secolo a.C. e riguarda la figura di Protogene citato da un'epigrafe latina da Preturo/Amiternum, contenente un epitaffio in forma metrica.

Il mimo fu nobilitato nel I secolo a.C. ad opera di Publilio Siro e Decimo Laberio, diventando una scena dialogata, ricca di ironia, realismo, comicità e satira,l'epigrafe è colui che ad esempio va a Roma e traduce dei pezzi metrici che poi li esporre a tutta la Grecia.

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