Palazzo Valori-Altoviti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Coordinate: 43°46′17.66″N 11°15′35.06″E / 43.7715722°N 11.2597389°E / 43.7715722; 11.2597389

Dettaglio della facciata
Questa voce riguarda la zona di:
Borgo Albizi
Voci principali
Visita il Portale di Firenze

Palazzo Valori-Altoviti o, secondo la denominazione popolare, Palazzo dei Visacci, si trova in borgo degli Albizi 18, una via del centro storico di Firenze.

Indice

[modifica] Storia

Fu edificato originariamente nel corso del Quattrocento per la famiglia degli Albizi, che in questa zona avevano numerosi possedimenti, tanto che la via prese il nome da loro.

Appartenne a Rinaldo degli Albizi e dopo il suo esilio venne confiscato e venduto, passando così ai Valori.

Per l'opposizione di Baccio Valori al regime di Cosimo I de' Medici e la partecipazione alla Battaglia di Montemurlo, il palazzo rischiò di essere confiscato una seconda volta, ma siccome era finito in dote a una Valori maritata con un Alessandri, si decise di non espropriarlo.

Fu Baccio Valori il Giovane che recuperò i possedimenti familiari diventando senatore sotto Ferdinando I de' Medici. Con lui il palazzo assunse l'aspetto attuale, quando venne ingrandito fondendo tre abitazioni contigue: quella centrale era la parte già degli Albizi, quella di sinistra era apparetnuta ai Pazzi (ne resta infatti uno stemma sulla facciata), quello di destra era una casa più semplice.

Allo scultore Giovan Battista Caccini commissionò una serie di quindici erme in stile stiacciato da incassare nella facciata (1660-1664), cinque per piano, con un tema da sempre caro ai fiorentini, cioè quello dei concittadini illustri.

Nel 1687 si estinse la famiglia e il palazzo passò in via ereditaria ai Guicciardini: il Senatore Luigi Guicciardini era infatti nipote da parte di madre del figlio di Baccio Valori, Alessandro. La memoria di Baccio Valori è comunque testimoniata da una lapide che la vedova Virginia Ardinghelli aveva fatto scolpire in onore del marito e che oggi si trova nell'atrio.

Il Guicciardini all'inizio del Settecento fece ristrutturare il palazzo da Antonio Maria Ferri, soprattutto negli ambienti esterni. Risalgono a quell'epoca lo scalone monumentale e gli stucchi al primo piano, opera di Giovan Martino Portogalli. Nel 1703 aveva comprato anche due piccole case con scuderie sul retro e nel 1723 comprò una grande casa dirimpetto al palazzo.

La figlia unica del Guicciardini, Virginia, sposò Giovan Gaetano Altoviti e il palazzo passò in dote alla famiglia che ancora oggi ha legato il suo nome alla denominazione più usata del palazzo. In quel periodo allievi di Luca Giordano affrescarono i soffitti di due sale.

[modifica] La facciata

L'erme di Piero Vettori
Alcune statue ai piani superiori

Baccio Valori, essendo un personaggio erudito, scelse per le sculture della facciata anche alcuni personaggi poco conosciuti, ma che pure avevano lasciato una bella fama nella loro città.

I 5 ritratti più bassi hanno nomi, breve descrizione e data:

  1. Accursio, giureconsulto, anno 1227 (autore delle Glosse, cioè i commenti al Corpus Iuris Civilis di Giustiniano).
  2. Pietro Torrigiano Rustichelli detto de' Valori, 1290 (monaco certosino e glossatore di Galeno)
  3. Marsilio Ficino, 1480 (letterato e filosofo)
  4. Donato Acciaiuoli, 1470 (matematico e filosofo)
  5. Piero Vettori, 1260 (filosofo)

Al secondo e terzo piano invece, senza targa, compaiono i seguenti ritratti:

  1. Amerigo Vespucci
  2. Leon Battista Alberti
  3. Francesco Guicciardini
  4. Marcello Virgilio Adriani
  5. Vincenzo Borghini

e

  1. Giovanni della Casa
  2. Giovanni Boccaccio
  3. Dante Alighieri
  4. Francesco Petrarca
  5. Luigi Alamanni.

Nell'andito si trovavano altre cinque statue andate disperse:

  1. Sant'Antonino Pierozzi
  2. San Filippo Neri
  3. Luigi Marsili
  4. Lorenzo il Magnifico
  5. Bartolomeo Cavalcanti

Il dispregiativo nome popolare del palazzo ci fa capire chiaramente come furono considerate le statue, troppo colte per essere capite dal popolo, di fattura infelice per essere apprezzate artisticamente.

Sul portone infine fece collocare un busto di Cosimo I, segno di riconoscenza verso il sovrano che i suoi antenati avevano combattuto. In alto il palazzo era coronato da una loggia, oggi chiusa.

[modifica] L'interno

Gli stucchi del Portogalli

Il primo piano oggi appartiene alla loggia massonica fiorentina del Grande Oriente d'Italia.

Sul pianerottolo si trovano alcuni pregevoli stucchi di Giovan Martino Portogalli, che decorano i due portali dai quali si accede alle stanze del piano nobile. La loggia massonica vi dispone di sei templi, tra i quali spicca uno ricavato nell'ex alcova dove sono presenti stucchi sempre del Portogalli e pitture di Andrea Landini.

Anche la sala maggiore e la galleria presentano affreschi. Nella galleria è presente un'apoteosi della famiglia Altoviti, dove compare anche un ritratto di Francesco Guicciardini.

[modifica] Il miracolo di San Zanobi

La targa del miracolo di San Zanobi
Miracolo di San Zanobi, Sandro Botticelli, Gemäldegalerie, Dresda

Una targa posta sotto una delle finestre del piano terra indica il luogo dove avvenne un miracolo del vescovo san Zanobi, uno degli episodi più celebri della spiritualità cittadina ritratto in numerose opere d'arte rinascimentali (per esempio dal Botticelli, o da Lorenzo Ghiberti sull'urna di San Zanobi in Duomo.

La targa, dopo l'iscrizione in greco συν Θεώ (con l'aiuto di Dio), recita in latino:

B. Zenobius puerum sibi a matre gallica Roma eunte
Creditum atque interea mortuum dum sibi urbem
Lustranti eadem reversa hoc loco conquerens
Occurrit signo crucis ad vitam revocat
An. Sal. CCC

L'iscrizione latina si riferisce alla vicenda di una donna francese, che recandosi a Roma in pellegrinaggio con il suo unico figlio, lo lasciò a Firenze alle cure del vescovo perché ammalato, proseguendo da sola per il pellegrinaggio. Al suo ritorno però trovò il figlio appena deceduto e presa dalla disperazione lo portò al vescovo che stava venendo in processione dalla chiesa di San Pier Maggiore. Quando la donna incontrò il vescovo, proprio nel punto davanti alla lapide, egli si commosse e inginocchiandosi benedisse il ragazzo che tornò miracolosamente in vita.

In questo punto fino al XVIII secolo ogni nuovo vescovo di Firenze, di ritorno dalle nozze simboliche con la badessa di San Pier Maggiore, si fermava a pregare in ricordo di San Zanobi.

[modifica] Curiosità

  • Il figlio di Baccio Valori, Filippo scrisse un libretto per decifrare i caratteri incisi sotto le singole erme del palazzo, dal titolo Termini di mezzo rilievo e di intera dottrina fra gli archi di casa Valori, dove erano raccolte informazione anche sui singoli personaggi.

[modifica] Bibliografia

  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, Le Lettere, Firenze 1995.
  • Claudio Paolini, Borgo degli Albizi, case e palazzi di una strada fiorentina, Edizioni Polistampa, Firenze 2008. ISBN 978-88-596-0411-2
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Firenze Portale Firenze: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Firenze
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti