Albizzi

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Stemma della famiglia Albizzi

Arm of Albizzi.svg


Lo stemma degli Albizi è caratterizzato da due anelli concentrici (richiamo ai gomitoli dell'Arte della lana) sormontati da una croce
Targa che ricorda Vittorio degli Albizi a Palazzo Albizi

Quella degli Albizi o Albizzi (il nome si pronuncia sdrucciolo, Àlbizzi) era un'antica famiglia fiorentina. Poiché derivante dal nome "Albizzo" (e non Albizio"), sarebbe più corretto scriverlo con due "z", sebbene sia molto diffusa la versione a una zeta, come ad esempio nei cartelli stradali della via fiorentina Borgo Albizi.

Storia familiare[modifica | modifica sorgente]

Il suo capostipite sarebbe un certo Raimondino, di origine tedesca, venuto in Italia alla fine del XII secolo e stabilitosi ad Arezzo. Da questa città i suoi discendenti sarebbero poi passati a Firenze, in particolare il primo esponente registrato negli annali cittadini è Benincasa degli Albizi, nel 1251. Gli Albizzi, ricchi mercanti di lana e capi di parte dei Guelfi neri, ricoprirono molto spesso, soprattutto nel XIV secolo, le massime cariche cittadine (ben 98 priori e 13 gonfalonieri di giustizia). Il primo priore fu Filippo degli Albizi nel 1282, mentre il primo gonfaloniere fu suo figlio Piero. Di fazione guelfa si opposero a Corso Donati, alla tirannia del Duca d'Atene e si scontrarono spesso con la famiglia Ricci.

Membri della famiglia Albizzi furono anche numerosi poeti del Trecento, vicini a Francesco Petrarca, quali Matteo e Franceschino degli Albizzi.

Furono banditi dalla città allo scoppio del Tumulto dei Ciompi (con Piero degli Albizi giustiziato per sospetti di cospirazione nel 1378) e tornarono poi a dominare la vita politica di Firenze con Maso (1343-1417), dal 1393 gonfaloniere di giustizia, che risollevò le fortune della casata prendendo parte alla conquista di Pisa e venendo riammesso a Firenze.

Alla sua morte gli succedette il figlio Rinaldo degli Albizi, che fu il principale antagonista con Palla Strozzi di Cosimo il Vecchio. Ebbe però la peggio e fu esiliato ad Ancona. Suo fratello Luca degli Albizi si schierò invece dalla parte dei Medici, divenendo uomo di fiducia di Cosimo dopo il suo rientro a Firenze, ottenendo importanti incarichi come ambasciatore a Milano, Roma e Venezia. Fu poi gonfaloniere di giustizia (1442) e a più riprese membro del consiglio dei Dieci di Balia; fu lui a tenere il Palazzo Albizi in Borgo Albizi e le altre proprietà familiari superstiti. Il palazzo di Rinaldo invece venne confiscato e poi venduto, l'attuale Palazzo Valori-Altoviti.

Il ramo da lui derivato godette di ogni diritto e spesso arrivò a ricoprire cariche politiche importanti, anche nel periodo del Granducato, sebbene in famiglia ci fosse anche chi si era nuovamente opposto al dominio mediceo: con la presa del potere da parte di Cosimo I i fuorusciti e i fautori della Repubblica fiorentina si coalizzarono contro il nuovo tiranno, tra i quali c'era anche Anton Francesco degli Albizi. La fazione antimedicea venne definitivamente sconfitta nella Battaglia di Montemurlo del 1537 e ad Anton Francesco toccò di venire giustiziato per tradimento.

Nel XVII secolo Luca di Girolamo degli Albizi, filomediceo, incaricò Gherardo Silvani di ammodernare e ingrandire il Palazzo Albizi nella via che da essi prese il nome (Borgo Albizi).

Nel XIX secolo Vittorio di Alessandro Piero degli Albizi, discendente da un ramo rientrato in città dopo essersi trasferito nel XVI secolo in Francia, fu l'ultimo discendente della casata, dopo l'estinzione del ramo fiorentino, nel 1842, con il marchese Amerigo di Filippo degli Albizi. Vittorio degli Albizi introdusse nuove metodologie di viticultura nella zona di Pomino (Rufina - FI). Alla morte di Vittorio nel 1877 tutti i suoi beni passarono alla famiglia della sorella Leonia, moglie di Angelo Frescobaldi, non essendosi Vittorio mai sposato.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Da un ramo degli Albizi si separò la famiglia che prese il nome di Alessandri.
  • Della famiglia Albizi furono eredi i marchesi Ghini.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006 ISBN 88-8289-531-9

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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