Museo dell'Opera del Duomo (Prato)

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Coordinate: 43°52′55.42″N 11°05′52.83″E / 43.882061°N 11.098008°E43.882061; 11.098008

Museo dell'Opera del Duomo
Ingresso
Ingresso
Tipo arte, archeologia, architettura
Data fondazione 1967
Indirizzo Palazzo Vescovile

Piazza Duomo, 49 -

Sito Sito ufficiale

Il Museo dell'Opera del Duomo di Prato è stato fondato nel 1967 in alcuni ambienti del Palazzo Vescovile ed ampliato nel 1976 per ospitare opere provenienti dalla Cattedrale di Santo Stefano e dal territorio diocesano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il cortiletto che precede il palazzo Vescovile dà accesso al Museo, sorto nel 1967 nelle prime due sale, e ampliato nel 1976 per ospitare opere provenienti dall'intera diocesi e i prestigiosi rilievi del pulpito di Donatello. La raccolta si configura come Museo diocesano.

Nel 1980 vennero collegate al museo le Volte sotto il transetto della cattedrale, e altri ambienti si aggiunsero nel 1993-1996, avviando anche i lavori, recentemente conclusi, per ricollegare le varie sezioni in un unico percorso che attraversa alcune sale dell'antico Palazzo dei Proposti, intorno all'armonioso chiostro romanico, per concludersi sotto la Cattedrale. Attualmente (2007) il museo è in riallestimento e deve essere completato l'allestimento di alcune sale, in particolare quelle rinascimentali[1].

Percorso espositivo e opere[modifica | modifica sorgente]

L'itinerario espositivo del Museo Diocesano si sviluppa in sei sale, completato da una sezione archrologica, il chiostro romanico, l'Antiquarium e le "Volte".

Sala del Duecento e Trecento[modifica | modifica sorgente]

Madonna col Bambino (1365 circa)

La Sala ospita importanti sculture e dipinti (soprattutto parti di polittici) dal XIII agli inizi del XV secolo, di provenienza pratese, e suppellettile sacra coeva:

  • Testa di Cristo (1220-1230), parte di un imponente Crocifissione, in legno policromo, di anonimo scultore aretino;
  • Madonna in trono fra i santi Michele arcangelo, Pietro e Paolo, con il committente abate Benvenuto (1262 circa), altorilievo in arenaria, di Giroldo da Como, proveniente dalla Badia di Montepiano;
  • Antifonario miniato (1270-1280);
  • Madonna col Bambino (1310-1330), scultura lignea, opera di un anonimo artista toscano;
  • Madonna del Parto (1320 circa), tavola, di scuola giottesca, proveniente dalla Pieve di Santo Stefano;
  • pannello di polittico raffigurante la Madonna col Bambino (1365 circa) di ambito orcagnesco, proveniente da Carteano;
  • due pannelli cuspidati di polittico con San Giacomo e san Giovanni Battista (1370 circa) di Giovanni Bonsi, provenienti dal Duomo;
  • Annunciazione (1410 circa), attribuita a Lorenzo di Niccolò, proveniente da Pizzidimonte;
  • due pannelli di polittico con coppie di santi (San Matteo e san Giovanni, San Giacomo e sant'Antonio abate), dipinti su tavola del 1415 circa, opera di Giovanni Toscani: la parte centrale è oggi conservata al Museum of Art di Philadelphia (USA) e raffigura Quattro santi;
  • calici e croci astili (XIV - XV secolo), in rame dorato.

Sala dei Parati[modifica | modifica sorgente]

Paliotto cinquecentesco

Contigua alla prima è la Sala dei Parati, dove si conservano:

Sala della Sacra Cintola[modifica | modifica sorgente]

Niccolò di Cecco del Mercia, Assunta che dà la Cintola a San Tommaso

Questa sala è dedicata alle opere legate al culto della preziosa reliquia mariana, la Sacra Cintola, venerata a Prato dal XII secolo:

  • Maria Vergine assunta in cielo che dona la cintola a san Tommaso apostolo e San Tommaso che consegna la cintola ad un sacerdote (1358-1360), lastre a rilievo per un pulpito esterno, in marmo bianco, opera del senese Niccolò del Mercia;
  • abito per la statua della Madonna della Cintola (XVIII secolo), con pietre dure e un ricamo in oro di manifattura fiorentina;
  • suppellettili sacre (XVII - XVIII secolo), in argento, appartenenti al corredo della Cappella della Cintola;
  • Dormitio Virginis (1983), modello in gesso del paliotto, opera di Emilio Greco per l’altare della Cintola, dopo il furto del paliotto settecentesco.

Area di scavo - Sezione archeologica[modifica | modifica sorgente]

Resti ceramici basso medievali

Dalla Sala della Sacra Cintola si scende nella zona seminterrata, raggiungendo l’area archeologica, realizzata per collegare la prima sezione del Museo con le sale lungo il chiostro. Lo scavo ha consentito il recupero di vari reperti archeologici, che attestano la frequentazione della zona dal periodo etrusco alla formazione del nucleo abitato longobardo. Di grande interesse storico:

  • frammenti cetramici etruschi (IV secolo a.C.), in particolare olle, catini e boccali;
  • sepoltura femminile (IX secolo];
  • due fornaci, forse per il pane (IX-X secolo).

Sala del Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Filippo Lippi, Esequie di San Girolamo

Dall'area archeologica si risale in un ambiente di struttura quattrocentesca, dove sono conservate opere del XV-XVI secolo. Di particolare interesse:

Sala del Pulpito[modifica | modifica sorgente]

Donatello, Pulpito a balconata con la Danza di gruppi angelici festanti (1434 - 1438)

La sala prende il nome dal celebre Pulpito a balconata realizzato da Donatello sull'angolo esterno della facciata della Cattedrale per le ostensioni solenni della reliquia della Sacra Cintola:

  • il parapetto del pulpito esterno della cattedrale (1434-1438), realizzato da Donatello e dalla sua bottega. Nel 1967 i rilievi vennero tolti dall'ubicazione originale per le cattive condizioni di conservazione, sostituendoli con calchi. Dopo un laborioso restauro (completato nel 1999), curato dall'Opificio delle pietre dure di Firenze, il complesso ha recuperato leggibilità e unità. Il parapetto, di grande suggestione, ripropone le forme di un tempietto circolare su pilastrini scanalati che lo dividono in sette riquadri, all'interno dei quali si intreccia la Danza di gruppi angelici festanti, dal ritmo incalzante, resi pittoricamente grazie allo “stiacciato”, ai complessi scorci prospettici e al mosaico dei fondi.

Inoltre, nella sala è conservata:

  • la capsella della Sacra Cintola (1446-1447), in rame dorato, osso e corno, rielabora il motivo donatelliano della Danza dei putti tra le colonne di un tempietto, eseguita dall'orafo Maso di Bartolomeo, allievo di Donatello, che fino al 1633 conservò la reliquia, quando venne realizzato l'attuale altare in argento.

Sala del Seicento[modifica | modifica sorgente]

Alessandro Franchi, Trasporto di Santo Stefano

L'ambiente successivo accoglie interessanti opere d'arte e supplettile liturgica, databile dal XVII al XIX secolo. Di rilievo:

  • un Crocifisso da altare, in bronzo, realizzato da Antonio Susini, allievo del Giambologna;
  • Santa Cecilia (1615-1620), dipinta da Matteo Rosselli;
  • Maria Vergine che porge il Bambino a san Francesco d'Assisi (1619 circa), bozzetto di Jacopo Chimenti detto l'Empoli, proveniente dal soffitto del Duomo di Livorno;
  • Angelo custode (1670-1675), olio su tela, di Carlo Dolci, proveniente dalla Cattedrale;
  • San Pietro d'Alcantara che comunica santa Teresa d'Avila (1683), olio su tela, del fiammingo Livio Mehus, proveniente dalla cattedrale;
  • un Crocifisso da altare (fine del XVII secolo), in bronzo, di ambito dell'Algardi;
  • un ostensorio (1729-1730), eseguito da Lorenzo Loi, proveniente dal Duomo;
  • Trasporto della salma di santo Stefano (1865), olio su tela, dipinta da Alessandro Frdon.

Chiostro romanico[modifica | modifica sorgente]

Il chiostro romanico

Dalla sala si accede al chiostro romanico (seconda metà del XII secolo), in marmo bianco e serpentino verde, caratteriizato da originali capitelli zoomorfi, opera del Maestro di Cabestany.

Antiquarium e "Volte"[modifica | modifica sorgente]

La Cappella della Compagnia di Santo Stefano

Dal chiostro si raggiunge:

  • la cappella sepolcrale dei Migliorati (XII secolo);
  • l'Antiquarium, dove sono esposte lastre tomabali, la frammentaria decorazione pavimentale a mosaico dell'antica pieve (XI-XII secolo), resti di capitelli e frammenti architettonici del chiostro.

Il corridoio prosegue uscendo sulle "Volte", ambienti sotterranei ricavati sotto il transetto del Duomo, coperti da crociere, utilizzati dal 1326 alla fine del XVIII secolo per sepolture, delle quali restano vari stemmi (in pietra o dipinti) e insegne sepolcrali.

Contigua alle Volte è la cappella di Santo Stefano (inizio XV secolo), decorata con dipinti murali:

  • sulle volte: Evangelisti e santi (inizio del XV secolo), affreschi, di un anonimo pittore toscano;
  • nelle lunette: Lapidazione di santo Stefano e la Madonna col fra santo Stefano e san Lorenzo (1420 circa), affreschi monocromi, di Pietro e Antonio di Miniato.

Nella cappella, inoltre, sono conservati importanti reliquiari della Cattedrale:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le migliori opere di pittura sono confluite dalla fine degli anni '90 alla mostra I tesori della città presso il Museo di pittura murale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Erminia Giacomini Miari, Paola Mariani, Musei religiosi in Italia, Milano 2005, pp. 277–278
  • Stefano Zuffi, I Musei Diocesani in Italia. Secondo volume, Palazzolo sull'Oglio (BS) 2003, pp. 40–49

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]