Morte nel pomeriggio

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Morte nel pomeriggio
Titolo originale Death in the Afternoon
Autore Ernest Hemingway
1ª ed. originale 1932
Genere romanzo
Sottogenere saggio, autobiografia, diario
Lingua originale inglese

Morte nel pomeriggio (Death in the Afternoon), è un saggio-romanzo[senza fonte] dello scrittore statunitense Ernest Hemingway che venne pubblicato a New York nel 1932 e si propone come un manuale che non possiede però tratti di rigore di stile e nemmeno di testimonianza storico-sociologica, quanto quella di una celebrazione fantastica dove l'autore mette insieme le sue esperienze di appassionato della Spagna e della corrida che egli pensa essere l'espressione più spontanea dello spirito del popolo spagnolo.

La corrida, che per Hemingway è una forma d'arte simile alla tragedia, è il simbolo della stessa realtà perché lega i temi della morte con quelli della vita. L'uccisione del toro diventa così una vera e propria manifestazione del sublime, una fuggevole pennellata elargita alla folla dal torero, non già mattatore vile e brutale, ma rappresentante ultimo dei valori dell'onore e della virtù, esemplificati dai gesti e dal rituale con i quali egli sfida la morte accostandosi ad essa e ne emerge vincitore, acquistando una vera e propria immortalità.

Trama[modifica | modifica sorgente]

L'impostazione di questo saggio-romanzo, che è anche un trattato e un diario oltre che una guida turistica e una autobiografia, è particolarmente originale. Scritta in venti capitoli essa tratta nei primi due della sublimazione quasi religiosa della corrida stessa, mentre gli altri diciotto trattano tutti gli aspetti più importanti di essa e termina con un'ampia parte corredata di fotografie commentate.

Giunti al settimo capitolo l'autore introduce anche la figura di una "Vecchia signora" che gli serve come interlocutore al quale fa condividere le sue argomentazioni.

« Una vecchia signora in fondo alla stanza:" Che cosa sta dicendo? Che cosa sta chiedendo quel giovanotto?"
Qualcuno vicino a lei:"Chiede se a qualcuno è piaciuta la corrida".
Vecchia signora:"Oh, credevo che chiedesse se c'era qualcuno che voleva combattere nella corrida".
"Vi è piaciuta la corrida, signora?"
Vecchia Signora:"Moltissimo".

Che cosa vi è piaciuto?"
Vecchia Signora:" Mi è piaciuto come i tori colpivano i cavalli"
"Perché vi è piaciuto?"
Vecchia Signora:"Aveva un'aria familiare".[1] »

Nel capitolo dodicesimo Hemingway, per intrattenere la Signora, le propone una "Storia naturale dei morti" che finisce con un episodio di sangue sul fronte italiano che ella sembra non apprezzare.

« "Tenetelo stretto" disse il dottore. "Soffre molto. Tenetelo ben stretto".
Vecchia Signora:"Finisce così? Mi pareva aveste detto che era come Snow Bound di John Greenleaf Whittier".
"Signora, ho di nuovo sbagliato. Miriamo così in alto e manchiamo sempre il segno".
Vecchia Signora:"Sapete, mi piacete sempre meno quanto più vi conosco".
"Signora, è sempre uno sbaglio conoscere uno scrittore".[2] »

Nel capitolo quindicesimo Hemingway racconta alla "Vecchia signora" un episodio nel quale esprime, con ironia, il suo disprezzo per l'omosessualità e non mancano ovunque digressioni sull'arte dello scrivere e critiche verso alcuni scrittori, come Aldous Huxley, William Faulkner e Waldo Frank.

Nel capitolo sedicesimo Hemingway espone la sua interessante teoria dell'iceberg con la quale afferma che sono i due terzi di un racconto che non vengono scritti a rendere valido il testo.

« Se un prosatore sa bene di che cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive con abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse scritte. Il movimento dignitoso di un iceberg è dovuto al fatto che soltanto un ottavo della sua mole sporge dall'acqua.[3] »

Analisi dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Morte nel pomeriggio non venne accettata con troppa facilità dalla critica che vedeva in essa un'opera inutile, troppo prolissa e bizzarra. Alcuni critici definirono il libro come il trionfo del falso machismo di Hemingway, innestato sui valori della violenza e della morte. Altri sottovalutarono la portata del libro considerandolo una dissertazione erudita e artistica sulla corrida e sulla Spagna.

Morte nel pomeriggio, in seguito riletto e giudicato, è ora invece considerato senza alcun dubbio il libro in cui Hemingway, con estrema chiarezza e libertà, esprime la sua concezione di letteratura e spiega il perché consideri l'atto dell'uccidere (o meglio un certo modo di uccidere) una forma di immortalità, capace di riscattare chi lo compie dalle eventuali brutture della sua personale condizione umana, rendendolo come il sacerdote di un rito, l'intermediario tra l'uomo comune e la natura: una tematica che verrà sviluppata anche in altre opere di Hemngway, quali Il vecchio e il mare. Nel corso del libro Hemingway offre una rappresentazione della realtà cruda quanto realistica, debitrice per sua stessa ammissione delle espressioni pittoriche di artisti come Velázquez, El Greco e Goya. Nelle sue descrizioni, soprattutto in quelle più forti, l'autore è capace di esprimere un intenso lirismo, dimostrando tutto il suo attaccamento per una realtà visceralmente percepita, agli antipodi rispetto alla società anglosassone, moderna, artificiale e popolata di benpensanti (che trovano nel personaggio della Vecchia Signora del libro un ideale rappresentante).

Libro dalla struttura ampia e completamente aperta, affida le digressioni sulla letteratura al finto dialogo con una "Vecchia Signora", forma insolita e presto accantonata nel corso del libro ma che serve allo scrittore per riprendere in modo tecnico il rapporto, espresso nel primo capitolo, tra la morte, la corrida e la letteratura.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Morte nel pomeriggio Ernest Hemingway anno 1966 editore Aldo palazzi illustrato da Pablo Picasso

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ernest Hemingway, Morte nel pomeriggio, Mondadori, I Meridiani, Milano 1992 vol. I pag.649
  2. ^ op. cit.pag.729
  3. ^ op. cit. pag. 777

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